Gli schieramenti sul fronte della questione Tav sono due. Da una parte il Governo che sta iniziando ad organizzare lo sgombero dei siti per dare il via ai cantieri per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità . Dall’altra gli occupanti delle zone interessati dal passaggio, i cosiddetti No Tav”, che si ostinano ad opporsi all’inizio dei lavori.
Nello specifico, in Val di Susa a Chiomonte, il ministro dell’Interno Maroni ha promesso che, entro il 30 di giugno, i blocchi dei comitati No Tav verranno sgomberati per consentire l’apertura dei cantiere del tunnel geognostico, preliminare alla realizzazione dell’Alta Velocità ferroviaria Torino-Lione.
Sembra proprio che si sia giunti a una svolta a questa situazione imbarazzante. La debole Unione Europea, almeno in questi casi, è stata determinante dopo l’ultimatum dato al Governo italiano per il 30 di giugno. Data in cui, se non si inizieranno i lavori, l’UE non concederà più il finanziamento di 671 milioni di euro. Questa presa di posizione ha svegliato le menti assopite della politica italiana che, entro la data prestabilita, organizzeranno lo sgombero dei manifestanti che bloccavano l’inizio dei lavori già da anni. E come conseguenza di questo stallo, come al solito, lo Stato italiano e quindi anche il contribuente, ha dovuto rimetterci una cospicua somma di denaro.
Oltre al denaro, abbiamo anche rischiato di essere tagliti fuori dall’Alta Velocità europea, con conseguenze che sarebbero state non di certo a vantaggio del nostro paese. Speriamo che gli sgomberi avvengano nel modo più pacifico possibile e che questi gruppi di cosiddetti No Tav si rendano conto dei soldi che ci hanno fatto spendere e del pericolo che corriamo a rimanere fuori da un progetto europeo di questa portata.
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