Dalla presentazione del testo sulla manovra finanziaria, iniziano a delinearsi più chiaramente i settori dove si andranno a effettuare i tagli previsti. Uno di questi è il settore delle pensioni.
La manovra consiste nel blocco totale o parziale della rivalutazione delle pensioni nel biennio 2012-2013 che porterà nelle casse dello Stato 2,2 miliardi di euro nel 2014. Sono previste delle distinzioni per fasce in base all’ importo della pensione. Dal minimo fino a 1.428 euro ci sarà una rivalutazione del 100%. Nella facia superiore fino ad arrivare a 2.380 avverrà una rivalutazione del 100% fino a 1.428 e del 45% per l’importo eccedente fino a 2.380. Infine, per le fasce oltre questa cifra si procederà al 100% fino a 1.428 euro, al 45% da 1.428 a 2.380 euro mentre per fasce superiori la rivalutazione sarà pari a zero.
A questa operazione si oppongono nettamente i sindacati sensibili al fatto che verranno toccati circa 4,4 milioni di pensionati. L’esponente della Cisl Bonanni dichiara che la manovra è “socialmente ingiusta” e che andrà a colpire quei pensionati che negli ultimi quindici anni hanno visto ridursi il potere d’acquisto dello loro pensioni. Contrari anche gli esponenti della Cigil che affermano la loro opposizione promettendo anche mobilitazioni di piazza perchè la manovra va a colpire le fasce dei lavoratori e dei pensionati invece di colpire le grandi ricchezze.
Ovviamente, anche il mondo politico è in fermento per il “ritocco” agli assegni dell’Inps. L’opposizione, tutta, è contraria alla manovra finanziaria accusando il Governo di colpire le fasce più deboli della popolazione che sono appunto i pensionati.
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