E’ una lotta contro il tempo quella dei tecnici che questa mattina sono stati calati da un elicottero sul ponte della Rena, la portacontainer che si trova ormai da 10 giorni incagliata sulla barriera corallina a largo delle coste neozelandesi. L’imperativo è pompare via dai serbatoi della nave le circa 1000 tonnellate di petrolio rimaste nei suoi serbatoi.
Lo scafo di 236 metri si trova in una posizione molto precaria, la prua è saldamente incastrata al reef, ma parte della poppa si trova già sommersa a 90 metri di profondità . L’inclinazione della portacontainer ha raggiunto in mattinata i 25 gradi e secondo Andrew Berry, portavoce della marina neozelandese, è solo questione di tempo perchè si spezzi. Matthew Watson, uno dei tecnici della società di salvataggio Svitzer, ha annunciato che una delle situazioni praticabili è quella di installare piattaforme sulla parte emersa della poppa – per ottenere una superficie piana su cui lavorare – e da li pompare le riserve rimaste nei serbatoi.
Attualmente la fuoriuscita di petrolio sembra essersi fermata, ma sono già 350 le tonnellate riversate in mare. Sulle coste lavorano da giorni centinaia di operatori volontari e militari per tenere protette le spiagge, per quanto possibile, dalla marea nera. Sono già più di 1000 i volatili deceduti, molti dei quali appartenenti a specie rare. Nelle ultime ore a destare preoccupazioni è anche la fuoriuscita – da uno dei container in bilico sul ponte della nave – di ferrosilicone, un liquido in grado di emettere gas altamente infiammabile.
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