L’embargo finanziario imposto al sito di Julian Assange ha dato i frutti sperati, Wikileaks è a serio rischio chiusura se non riuscirà a raccogliere la cifra di 3,5 milioni di dollari entro la fine dell’anno. A poco meno di un anno dal Cable-gate è lo stesso Assange a dare l’annuncio dal Frontline Club di Londra, il provvedimento preso dalla triade composta da Mastercard, Visa e Paypal – che insieme controllano il 90% del traffico dei piccoli pagamenti fra privati – nel Dicembre scorso ha fatto perdere all’organizzazione tra i 40 e 50 milioni di euro.
L’ex hacker australiano si è scagliato contro quelle che a suo dire sono organizzazioni finanziarie corrotte, le cui misure sono da considerarsi senza precedenti, antidemocratiche e soprattutto illegali. Proprio per questo Wikileaks avrebbe anche presentato un esposto agli uffici antitrust della Commissione Europea. Secondo il videpresidente dell’organizzazione, Kristinn Hrafnsson, la strozzatura economica imposta lede anche un diritto inviolabile come la libertà di parola.
Assange ha proseguito il proprio discorso informando che Wikileaks sarà costretta, nei prossimi mesi, a bussare alla porta di alcuni individui abbienti che siano in grado di provvedere al suo sostentamento economico. La paura dei suoi fondatori è che l’estrema decisione possa portare a limitare l’autonomia e l’indipendenza dell’organizzazione stessa.
Le notizie presentate alla conferanza stampa di Londra non sono però state del tutto negative, il prossimo 28 Novembre verrà infatti presentato al pubblico un nuovo sistema di consegna elettronico – totalmente indipendente e slegato dal codice https – del materiale sensibile. Secondo il fondatore di Wikileaks anche le agenzie di certificazione non sono più sicure, in quanto spiate dai servizi segreti. Informazioni più dettagliate, ha informato Julian Assange, verranno date a pochi giorni dal lancio della nuova piattaforma.
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