Legge di stabilità: cos’è e cosa prevede?

Tutti gli anni quando ci si avvicina alla parte finale dell’anno si sente parlare con sempre maggiore insistenza della Legge di Stabilità: sono davvero tante le notizie legate a questo provvedimento, quindi a volte si fa un po’ di fatica a capire di cosa si tratta. Cerchiamo di capire cos’è la Legge di Stabilità e cosa prevede.

Cos’è la Legge di Bilancio

Di solito la Legge di Stabilità viene definita come il più importante strumento della manovra di finanza pubblica insieme alla Legge di Bilancio. È stata introdotta nel 1978 con il nome di Legge Finanziaria, mentre la nuova denominazione è arrivata solo nel 2009. Con questa legge vendono introdotte le variazioni alle entrate e alle uscite delle Pubbliche Amministrazioni, in modo da restare coerenti con gli obiettivi programmatici di finanza pubblica stabiliti nel DEF (documento di programmazione).

La Legge di Stabilità è stata creata per aggirare il limite costituzionale che impedisce alla Legge di Bilancio (ovvero il documento preventivo con cui il Governo comunica al Parlamento le entrate e le spese pubbliche ce sono previste per l’anno successivo) di prevedere maggior spese o di introdurre nuovi tributi: le variazioni indicate nella Legge di Stabilità vengono poi immesse nella Legge di Bilancio tramite la Nota di Variazioni. Nel 2012 la Legge di Stabilità e la Legge di Bilancio sono state accorpate in un unico testo legislativo (la Nuova Legge di Bilancio), quindi i due provvedimenti, mantenendo comunque i loro caratteristici contenuti, seguono un unico iter parlamentare.

Cosa prevede la legge: struttura, contenuto e limiti

La Legge di Stabilità ha una struttura divisa in due parti:

  • parte normativa, dedicata alle variazioni delle entrate (che possono avvenire agendo sui saldi di finanzia pubblica in senso espansivo o in senso restrittivo) e alle variazioni delle spese (in questo caso si può agire solo in senso restrittivo, quindi producendo risparmi);
  • parte tabellare, contiene le rimodulazioni di stanziamenti di spesa.

La Legge può inoltre contenere lo stanziamento delle risorse relative ai rinnovi dei contratti nel pubblico impiego e le norme che fanno riferimento al patto di stabilità interno.

La legge di Stabilità deve rispettare due vincoli quantitativi:

  • l’effetto netto delle modifiche che introduce deve produrre un saldo coerente (quindi uguale o inferiore) a quello previsto dal documento di programmazione;
  • i maggiori oneri correnti previsti dalla Legge devono trovare la loro copertura in risparmi di spesa oppure in aumenti di entrata di natura corrente.

Rispetto al passato il testo della legge è diventato più snello, visto che molti aspetti vengono disciplinati al di fuori della norma con i cosiddetti Decreti collegati alla Legge di Bilancio.

Normativa antiriciclaggio: cosa prevede la legge? Le novità del 2020

Con il Decreto Legislativo 125/2019 l’Italia ha recepito la V Direttiva Antiriciclaggio Europea: l’obiettivo della norma è quello di prevenire l’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Ormai da diverso tempo il legislatore (sia a livello nazionale che al livello comunitario) si impegna su questo argomento con l’obiettivo di contrastare la criminalità organizzata e il terrorismo internazionale. Vediamo cosa prevede la legge e le novità della normativa antiriciclaggio 2020.

La normativa antiriciclaggio italiana

Nell’ordinamento italiano il riciclaggio è già di per sé un reato, infatti il codice penale prevede quattro fattispecie incriminatrici: riciclaggio di denaro da parte di chi non ha concorso a commettere il reato da cui proviene il denaro, il reimpiego di denaro di illecita provenienza, l’autoriciclaggio e l’intestazione fittizia di beni e di denaro. Al di là di questo la legge italiana, in concerto con le normative europee, prevede un’articolata normativa antiriciclaggio il cui obiettivo principale è quello di consentire la tracciabilità dei flussi finanziari. L’obiettivo può essere raggiunto tramite vari mezzi:

  • l’individuazione degli organi pubblici preposti al settore;
  • la collaborazione interna ed internazionale tra questo organi;
  • la previsioni di obblighi a carico di operatori qualificati (banche, finanziarie, revisori contabili e così via) come d esempio la segnalazione di operazioni sospette.

Cosa prevede la legge: le più importanti novità

A livello nazionale la fonte più importante della normativa antiriciclaggio è il Decreto Legislativo 231/2007, recentemente aggiornato con l’introduzione del Decreto Legislativo 125/2019 che aggiorna la normativa a quanto previsto dalla Direttiva Europea. Le novità più interessanti coinvolgono i professionisti e gli intermediari finanziari; vediamo quali sono i cambiamenti più importanti.

Ampliamento dei soggetti con obblighi antiriciclaggio
La platea viene allargata con l’inserimento delle succursali insediate in Italia di intermediari assicurativi con sede legale e amministrazione centrale in stati esteri, dei commercianti (o intermediari nel commercio) di cose antiche o opere d’arte, chi presta il servizio di portafoglio digitale, gli agenti in affari.

Accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva
Tra i cambiamenti della normativa antiriciclaggio ci sono quelli relativi ai criteri per la determinazione della titolarità effettiva di clienti diversi da persone fisiche; questo significa che se il cliente non è una persona fisica vengono individuati come titolari effettivi i fondatori (se in vita, i beneficiari (se individuabili), i titolari dei poteri di rappresentanza legale, amministrazione e direzione.

Più tempo per il registro dei titolari effettivi
Il decreto ha portato al 3 luglio 2020 il termine entro il quale il MEF, in collaborazione con il MiSE, deve regolamentare il Registro dei titolari effettivi.

Nuove misure di adeguata verifica rafforzata
Vengono introdotte misure di adeguata verifica rafforzata per la clientela che opera con Paesi ad alto rischio di finanziamento del terrorismo o di riciclaggio (prima la discriminante era la sola residenza). Gli intermediari finanziari e bancari devono fare una segnalazione periodica delle transazioni effettuate con i soggetti che operano in quei Paesi.

Vengono considerati fattori di rischio per l’applicazione delle nuove misure di adeguata verifica anche le operazioni che riguardano il petrolio, le armi, i prodotti del tabacco, i metalli preziosi, l’avorio, le specie protette, i manufatti culturali, i beni di importanza archeologica, storica o scientifica.

Nuovi strumenti per le autorità di vigilanza
La normativa antiriciclaggio si arricchisce di nuovi strumenti che possono essere utilizzati dalle autorità di vigilanza per limitare il rischio connesso a Paesi Terzi; tra questi strumenti c’è il diniego all’autorizzazione per attività di intermediari bancari o finanziari esteri o all’apertura di succursali in Paesi ad alto rischio per gli intermediari italiani.

Nuovi poteri per la Guardia di Finanza
Il MEF, le autorità di vigilanza del settore, l’Unità di Informazione Finanziaria e il nucleo speciale di polizia valutaria, le amministrazioni, le autorità giudiziarie e gli organi delle indagini collaborano per facilitare l’individuazione di qualsiasi circostanza in cui emergono situazioni e fatti la cui conoscenza potrebbe essere utilizzata per prevenire l’uso del sistema finanziario ed economico allo scopo di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

Il decreto ha introdotto novità relative alle potestà antiriciclaggio attribuite alla Guardia di Finanza: il Nucleo speciale di polizia valutaria può acquisire direttamente i dati e le informazioni presso ogni soggetto obbligato, anche tramite controlli ed ispezioni; la Guardia di Finanza potrà accedere non solo ai dati bancari e finanziari che sono contenuti nell’anagrafe tributaria, ma anche ai dati che sono presenti nell’anagrafe immobiliare integrata.

Le responsabilità degli organi di autoregolamentazione
Gli ordini dei notai, dei dottori commercialisti, degli avvocati e dei consulenti del lavoro deono occuparsi del monitoraggio dei relativi iscritti ed ogni anno devono pubblicare le sanzioni antiriciclaggio a cui i loro professionisti sono stati sottoposti.

Entro il 30 maggio gli ordini devono pubblicare anche una relazione che contiene il numero delle sanzioni adottate nei confronti dei loro iscritti, il numero di segnalazioni di operazioni sospette ricevute ed inoltrate alla UIF, il numero e la tipologia delle misure disciplinari adottate nei confroni degli iscritti per violaizoni gravi, ripetute e sistematiche degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di segnalazione di operazioni sospette.

Cassa di Risparmio di Cesena: indirizzo delle filiali e servizi offerti

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla scomparsa di istituti di credito più o meno storici: alcuni di loro sono letteralmente spariti, mentre altri sono entrati a far parte dei principali gruppi bancari. Questo è quello che è successo alla Cassa di Risparmio di Cesena, fondata nel 1840 e chiusa nell’estate del 2018 a seguito dell’incorporazione in Crédit Agricole. Cerchiamo di capire se esistono ancora delle filiali e vediamo i loro indirizzi e i servizi offerti.

Dalla nascita alla fusione in Crédit Agricole: esistono ancora filiali della Cassa di Risparmio di Cesena?

La Cassa di Risparmio di Cesena è stata istituita nel 1840; dopo aver ottenuto l’autorizzazione papale, nel 1842 viene aperta al pubblico. Nel 1861 le vennero riconosciute le funzioni creditizie anche dal “neonato” Regno d’Italia. L’istituto si rivelò un elemento fondamentale per la popolazione del suo territorio durante e successivamente le due guerre mondiali. Negli anni sessanta la Cassa di Risparmio di Cesena cresce, aprendo nuove filiali in città. L’espansione continua negli anni ottanta quando la sua attività esce dall’area cesenate, arrivando inizialmente nelle zone di Forlì e di Ravenna.

Nel 2013 c’è la fusione con la Banca di Romagna (che già faceva parte del Gruppo Cassa di Risparmio di Cesena), ma pochi anni dopo (più precisamente alla fine del 2017) c’è l’ingresso nel gruppo Crédit Agricole insieme alle casse di risparmio di San Miniato e di Rimini. Nel 2018 c’è la fusione per incorporazione di tutte e tre le banche nella capogruppo. Le insegne delle filiali di quella che è per tanti anni è stata una realtà fondamentale dell’economia cesenate vengono sostituite da quelle di Crédit Agricole.

La Cassa di Risparmio di Cesena è stata quindi cancellata dall’Albo delle Banche il 21 luglio del 2018; non esistono più filiali e sportelli che portano questo nome. I servizi che venivano offerti dalle filiali dell’istituto (presenti non solo in Emilia Romagna, ma anche nelle Marche, in Toscana, in Veneto e in Umbria) erano diversi: conti correnti, depositi, finanziamenti, operazioni in valuta estera, amministrazione e deposito titoli e così via.

La Fondazione

Esiste ancora invece la Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena. Pur non potendo più contare sulle risorse del passato, la Fondazione continua ad impegnarsi nei suoi settori di intervento, ovvero:

  • istruzione;
  • ricerca scientifica;
  • arte;
  • conservazione e valorizzazione dei beni ambientali e delle attività culturali;
  • sanità;
  • assistenza alle categorie sociali più svantaggiate.

La sede legale si trova a Cesena, in Corso Garibaldi 18. La Fondazione, persegue i suoi scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico senza scopi di lucro e svolge le sue attività nei Comuni del circondario della città romagnola.

Come investire in Borsa valori oggi

Nel momento in cui si vuole capire come investire in borsa il proprio denaro, è meglio definire chiaramente quali sono gli obiettivi economici che si vogliono raggiungere e quale tipo di investimento può effettivamente realizzarli.

Investire significa essenzialmente acquistare una parte di una società o una merce nella speranza che il valore di quella società o merce prospererà nel tempo e, per tale motivo, non si tratta di un guadagno rapido. Per i principianti, la speculazione finanziaria a breve termine sembra essere condizionata dalla fortuna, infatti si può facilmente perdere più di quanto si è riusciti a guadagnare.

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Eredità e successione: la guida completa aggiornata al 2020

Cosa succede al patrimonio di una persona dopo la sua morte? Con questa domanda apriamo un’ampia finestra sull’argomento eredità e successione, il procedimento che permette il passaggio dei rapporti trasmissibili (che non si estinguono con la morte del soggetto) agli eredi subentranti. In questa guida completa ed aggiornata al 2020 spiegheremo come funziona l’intera procedura.

Cos’è la successione ereditaria e quali tipologie esistono

Quando muore una persona si apre la cosiddetta successione ereditaria: questa determina il trasferimento delle posizioni giuridiche del defunto al successore. Il subentro dell’erede può essere a titolo universale (ovvero subentra nella totalità dei diritti e degli obblighi trasmissibili) oppure a titolo particolare (ovvero subentra solo in uno o più rapporti definiti dal defunto: in questo caso si parla di successore legatario).

L’erede universale subentra a tutti i rapporti patrimoniali del defunto (acquisendo quindi anche i suoi debiti) solo se accetta l’eredita; il legatario invece assume automaticamente lo status di erede, non ha bisogno di accettare l’eredita, visto che in generale non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari (che gravano solo sugli eredi universali in proporzione alle loro quote).

Esistono tre tipi di successione:

  • successione testamentaria, quando il defunto ha lasciato testamento, assegnando il patrimonio agli eredi e agli eventuali legatari;
  • successione legittima, quando in mancanza di un testamento (o di un testamento valido) interviene la legge per individuare gli eredi; la sucecssione legittima può aggiungersi in funzione residuale a quella testamentaria se questa non diciplina l’intero patrimonio;
  • successione necessaria, quando il defunto ha lasciato un testamento, ma non ha rispettato i diritti che la legge garantisce ai congiunti più ristretti, che hanno sempre diritto ad una quota minima di eredità (la legittima).

I requisiti per ricevere l’eredità

Non sono previsti dei particolari requisiti per ricevere un’eredità: è sufficiente essere vivi o addirittura anche solo concepiti (vengono ritenuti tali le persone che nascono entro i 300 giorni successivi alla morte del de cuius) al momento in cui si apre la successione; possono essere eredi anche le persone giuridiche. La legge però prevede anche delle situazioni in cui è possibile perdere la capacità di succedere; non sono ritenuti meritevoli di fruire dei benefici dell’eredità:

  • chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere il de cuius o i suoi congiunti;
  • chi ha commesso al de cuius o ai suoi congiunti danni per i quali la legge dichiara applicabili le norme sull’omicidio;
  • chi ha denunciato con calunnia o falsamente testimoniato contro il de cuius e i suoi congiunti;
  • chi ha forzato con dolo o con violenza le volontà testamentarie oppure chi ha falsificato, distrutto o nascosto il testamento.

Guida completa gli eredi: accettazione, dichiarazione, tasse

Ma vediamo quello che devono fare gli eredi. Al momento della morte della persona, la prima cosa da capire è se esiste o meno un testamento; di solito se c’è un testamento pubblico è il notaio stesso a chiamare gli eredi.

A prescindere dalla presenza di volontà espresse, entro un anno dalla morte è necessario presentare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di successione (che dal 2019 può essere inoltrata solo per via telematica); contestualmente chi presenta la dichiarazione deve pagare le imposte ipotecarie, catastali, di bollo, i tributi speciali e le tasse ipotecarie. La dichiarazione deve comprendere tutti i beni e i diritti che spettavano al defunto (ad eccezione dell’indennità di fine rapporto del prestato di lavoro e quella che spetta agli eredi per le eventuali assicurazioni previdenziali obbligatorie o sulla vita).

Dopo la presentazione della dichiarazione e dopo il pagamento delle varie imposte, con conseguente rilascio di un attestato da parte dell’Agenzia delle Entrate, gli eredi (che ormai hanno accettato l’eredità) possono ottenere la liquidazione di quanto è presente nei conti correnti del defunto; per quanto riguarda i beni immobili la denuncia di successione vien trasmessa al Catasto e alla Conservatoria dell’Agenzia delle Entrate, che provvederanno all’aggiornamento dei dati.

Bisogna fare una precisazione per quanto riguarda l’accettazione dell’eredità: questa può essere espressa o tacita, ma soprattutto può essere pura e semplice oppure con beneficio di inventario; nel primo caso il patrimonio ereditato va a confondersi con quello dell’erede, quindi se le passività ereditate sono superiori alle attività, l’erede dovrà pagare i debiti anche con il suo patrimonio.

Con l’accettazione con beneficio di inventario invece si evita la confusione tra i due patrimoni e per i debiti ereditati si risponderà solo entro i limiti del valore dei beni ricevuti in eredità. L’accettazione con beneficio di inventario è obbligatoria per gli eredi minorenni, interdetti, inabilitati, associazioni, fondazioni, enti non riconosciuti e persone giuridiche.

I legittimari

Quando abbiamo parlato delle tipologie di successione, più precisamente parlando di successione necessaria, abbiamo fatto riferimento ai legittimari, ovvero a quei soggetti che sono legati al defunto da uno stretto vincolo di parentale o coniugio e ai quali la legge riserva una quota del patrimonio ereditario. L’articolo 536 del Codice Civile individua i legittimari nel coniuge, nei figli e negli ascendenti. A loro, a seconda dei casi, spettano le seguenti quote:

  • se c’è un solo figlio, il patrimonio è diviso in due, metà quota legittima al figlio e metà quota disponibile;
  • se esistono più figli, 2/3 del patrimonio spettano ai figli, 1/3 è quota disponibile
  • se esistono solo gli ascendenti, 1/3 del patrimonio spetta a loro, 2/3 di quota disponibile;
  • se esiste solo il coniuge, età del patrimonio spetta al coniuge, l’altra metà è quota disponibile;
  • se ci sono il coniuge e un figlio, 1/3 spetta al coniuge, 1/3 al figlio e 1/3 è quota disponibile;
  • se ci sono il coniuge e più figlio, ½ spetta ai figli, ¼ al coniuge e ¼ è quota disponibile;
  • se ci sono il coniuge e ascendenti sena figli, ½ spetta al coniuge, ¼ agli ascendenti e ¼ è quota disponibile.

La successione legittima in assenza di testamento

Se non c’è testamento si procede con la successione legittima: in questo caso la legge prevede che l’eredità spetti al coniuge, ai figli e ai parenti entro il sesto grado; se non ci sono soggetti che rientrano in queste categorie l’eredità andrà allo Stato, che risponderà dei debiti ereditati solo entro il limite dei crediti presenti nel patrimonio ereditario.

  • Ai genitori succedono i figli in parti uguali, con esclusione di tutti gli altri parenti (ad eccezione del coniuge);
  • in mancanza di fratelli o sorelle e di loro discendenti succedono i genitori in parti uguali;
  • in mancanza di figli, genitori, fratelli, sorelle e loro discenti succedono i nonni (metà per gli ascendenti in linea materna e metà per gli ascendenti in linea paterna);
  • in mancanza di discendenti, genitori e ascendenti succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali (ma i fratelli unilaterali ricevono la metà di quanto spetta ai fratelli germani);
  • in mancanza di discendenti, genitori, ascendenti, fratelli o sorelle e loro discendenti succedono i parenti prossimi entro il sesto grado, senza distinzione di linea.

Le cose si complicano un po’ quando concorrono all’eredità persone con un diverso grado di parentela; la presenza del coniuge è determinate per la successione legittima:

  • in presenza del coniuge e di ascendenti oppure di fratelli e sorelle senza ascendenti 2/3 spettano al coniuge e 1/3 agli ascendenti o ai fratelli/sorelle;
  • in presenza del coniuge e di un figlio, il patrimonio ereditato viene diviso in parti uguali tra i due;
  • in presenza di un coniuge e più figli, 1/3 spetta al coniuge e gli altri 2/3 vengono divisi tra i figli;
  • in presenza di un coniuge, dei genitori (o dei nonni) e di fratelli e sorelle, 2/3 spettano al coniuge, ¼ ai genitori e 1/12 ai fratelli;
  • in presenza di coniuge e fratelli o sorelle, 2/3 spettano al coniuge e 1/3 spetta ai fratelli.

Eredità e successione: l’imposta di succesione

Non si può parlare di eredità e successione senza parlare dei costi dell’intera operazione. Purtroppo, oltre che con il dolore per la perdita di una persona cara e le seccature burocratiche, bisogna fare i conti anche con le tasse di successione.

Per quanto riguarda l’imposta di successione la base imponibile è costituita dalla quota di ciascun erede della differenza tra le attività e le passività del patrimonio del defunto; per il coniuge e i parenti in linea retta è prevista una franchigia di un milione di euro per ciascun erede; significa che entro questa somma non si deve pagare l’imposta di successione; se si supera questa soglia viene applicata sulla parte eccedente un’aliquota del 4%.

Per i fratelli e le sorelle la franchigia è di 100.000 euro e l’aliquota sulla parte eccedente è del 6%; per i parenti fino al quarto grado e gli affini fino al terzo grado non c’è franchigia è l’aliquota dell’imposta di successione è apri al 6%; per tutti gli altri eredi non c’è franchigia è l’aliquota è dell’8%.

Cessione del quinto per pensionati: come funziona e chi può richiederla

La cessione del quinto è una tipologia di finanziamento che si rivolge a una platea piuttosto ampia. È richiedibile da dipendenti pubblici e privati con contratti a tempo indeterminato, e può essere sottoscritta facilmente anche dai pensionati, sia essi Inps ed ex Inpadap, sia Enasarco o Enpam. Questa fetta di sottoscrittori, infatti, trova nelle cessioni del quinto numerosi benefici, che hanno inizio già al momento della stipula e proseguono nelle fasi successive.

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Quanto costa il rinnovo della patente e come farlo

La patente è un documento importantissimo, ma nonostante questo a volte ci si dimentica di controllarne la scadenza; se si circola con la licenza di guida scaduta ci possono essere spiacevoli conseguenze, quindi è meglio sapere quando scade il documento e conoscere quanto costa il rinnovo della patente e come è possibile farlo.

Quando scade la patente B?

Per sapere quando deve essere fatto il rinnovo della licenza di guida non bisogna fare altro che leggere quello che c’è scritto nella parte frontale del documento: nel punto 4A è indicata la data in cui è stato rilasciato e nel punto 4B è indicata la sua prima data di scadenza. La legge italiana prevede che fino ai 50 anni di età la patente debba essere rinnovata ogni 10 anni; la durata scende a 5 anni per chi ha tra i 50 e i 70 anni di età, a 3 anni per chi ha tra i 70 e gli 80 anni e a 2 anni per i guidatori con più di 80 anni. La determinazione del momento in cui fare il rinnovo della patente è quindi legato non solo alla data di emissione, ma anche all’età anagrafica del guidatore.

Il rinnovo della patente B può essere fatto fin dal quarto mese che precede la data di scadenza indicata sulla licenza. Per fare il rinnovo è possibile rivolgersi ad una scuola guida (soluzione più costosa, ma anche più rapida), ad una delegazione ACI, ad un ufficio ASL oppure alla Motorizzazione Civile. La procedura prevede vari passaggi: si inizia con il pagamento di due bollettini, si prosegue con una visita medica, l”ottenimento del foglio sostitutivo ed infine con il ricevimento della patente rinnovata.

Come si fa e quanto costa il rinnovo della patente

Andiamo con ordine: prima di tutto bisogna fare due pagamenti:

  • 10,20 euro da versare sul conto corrente 9001 intestato al Ministero dei Trasporti;
  • 16,00 euro da versare sul conto corrente 4028 per l’imposta di bollo.

In seguito è possibile andare in una struttura sanitaria per fare la visita medica; la visita può essere effettuata alla ASL oppure alla Motorizzazione Civile. Se la visita si conclude con esito positivo si riceve un documento sostitutivo della patente B grazie al quale sarà possibile circolare senza incorrere in sanzioni in attesa del ricevimento della licenza rinnovata, che arriverà per posta (di solito si devono attendere più o meno 15 giorni).

Quando ci si reca a fare la visita medica bisogna portare con se la patente di guida, la carta di identità, la tessera sanitaria, le ricevute dei bollettini pagati, le certificazioni per eventuali patologie ed occhiali da vista, due foto-tessera. Considerando che la visita medica ha un costo di 25 euro a cui vanno ad aggiungersi i diritti sanitari che possono variare tra i 10 e i 50 euro in base alla Regione possiamo dire che il rinnovo della patente ha un costo che si aggira tra i 90 e i 130 euro:

  • 26,20 euro per i bollettini;
  • 25 euro per la visita medica;
  • 20/50 euro per i diritti sanitari;
  • 6,80 euro per la spedizione del documento con posta assicurata.

Erogazioni liberali Onlus: cosa sono e come funzionano?

Chi esegue delle donazioni o delle erogazioni liberali a favore di organizzazioni no-profit può beneficiare di alcune agevolazioni fiscali e quindi ridurre il peso delle imposte da pagare; le agevolazioni cambiano in base al soggetto donatore e al soggetto destinatario: vediamo cosa sono le erogazioni liberale Onlus, come funzionano e a quali benefici permettono di accedere.

Cosa sono le erogazioni liberali ad Onlus

Le erogazioni liberali sono donazioni che vengono fatte dai contribuenti a favore di università, scuole, chiesa, sport, e Onlus con lo scopo di sostenere economicamente il loro impegno sociale, civile e scientifico. L’importo che si può recuperare tramite le agevolazioni fiscali dipende in base all’ente, all’associazione o all’organizzazione che si sceglie di sostenere: in alcuni casi sarà possibile beneficiare di una deduzione, mentre in altri si può beneficiare di una detrazione. In ogni caso però è necessario che il versamento di queste donazioni sia stato fatto tramite metodi di pagamento tracciabili, ovvero bonifico, carta di credito o di debito, bollettino postale o assegno (conservando ovviamente i giustificativi di spesa).

Le Onlus sono le organizzazioni non lucrative di utilità sociale; queste organizzazioni possono essere associazioni, comitati, fondazioni, società cooperative, la chiesa e altri enti di carattere privato. L’atto costitutivo dell’organizzazione deve prevedere lo svolgimento di almeno una delle seguenti attività: assistenza sociale, assistenza sanitaria, istruzione, beneficenza, sport dilettantistico, formazione, promozione e/ valorizzazione dei beni culturali, promozione dell’arte e della cultura, tutela dei diritti civili, tutela e valorizzazione dell’ambiente, ricerca scientifica di interesse sociale; deve inoltre esser previsto l’esclusivo perseguimento dei finalità legate alla solidarietà sociale. Per poter essere definite Onlus le organizzazioni devono essere iscritte all’Anagrafe Unica delle Onlus.

Come funzionano le agevolazioni fiscali per chi dona ad organizzazioni no-profit

Fin dal 2005 Erogazioni liberali Onlus: cosa sono e come funzionano? che effettuano donazioni destinate alle Onlus per importi fino al 10% del loro reddito (e comunque non superiore al tetto massimo di 70.000 euro) possono godere di determinate agevolazioni fiscali. Le erogazioni liberali a favore di Onlus (così come ad altri enti) danno diritto ad una detrazione del 26%, con un limite massimo di spesa di 30.000 euro (quindi un risparmio massimo di 7.800 euro); in alternativa alla detrazione si può beneficiare di una deduzione del 100% della donazione, ma solo entro il limite rappresentato dal 10% del reddito imponibile (con una soglia massima fissata a 70.000 euro). Qual è la soluzione più conveniente tra la detrazione e la deduzione? Dipende dai casi, di solito quando il reddito è alto risultano più convenienti le deduzioni, perché consentono di recuperare l’aliquota marginale.

Novità pensioni: cosa cambia nel 2020, pro e contro

Il tema delle pensioni è uno di quelli che vengono seguiti da maggiore attenzione: sono molte le persone che vogliono sapere cosa cambia nel 2020; in realtà abbiamo già la certezza che alcune misure già presenti nel 2019 sono state confermate, ma sono attese ulteriori novità sulle pensioni. Facciamo un riepilogo della situazione attuale per scoprire i pro e i contro dei possibili cambiamenti.

Conferme e novità pensioni 2020: le misure, i pro e i contro

Il 2020 ha ereditato dal suo predecessore tre importanti misure (Quota 100, Ape Sociale e Opzione Donna), ma sono in arrivo altre novità sulle pensioni: si parla ad esempio della pensione garanzia per i giovani e della rimodulazione degli importi; l’obiettivo di questi due interventi è lo stesso, ovvero dare un sostengo ai cittadini che si trovano in difficoltà economica. Facciamo un riepilogo della situazione sulle pensioni nel 2020.

Quota 100: confermata

Con Quota 100 è possibile andare in pensione con 62 anni di età ed almeno 38 ani di contributi; questa opzione sarà disponibile fino al termine del 2021 perché è stata introdotta in via sperimentale per il triennio 2019-2021.

Opzione Donna: confermata

Questa opzione permette alle donne lavoratrici dipendenti che hanno compiuto 58 anni di età (59 anni per le lavoratrici autonome) e che hanno maturato come minimo 35 anni di contributi; questo significa che nel 2020 potranno sfruttare l’Opzione Donna per andare in pensione le lavoratrici dipendenti nate nel corso del 1961 e e lavoratrici autonome nate nel corso del 1960.

Ape Sociale: confermata

Una delle novità sulle pensioni più chiacchierate degli ultimi anni: l’Ape Sociale è un sussidio erogato dall’INPS che può essere richiesto solo da alcune categorie di lavoratori nel momento in cui compiono 63 anni di età; questo beneficio spetta fino a quando non si raggiunge l’età di 67 anni, ovvero l’età prevista per l’ottenimento della pensione di vecchiaia.

Rivalutazione degli assegni: novità pensioni 2020

Tra le novità previste per quest’anno c’è la rivalutazione dell’importo degli assegni delle pensioni, che per adeguarsi all’andamento dell’inflazione subiranno un aumento. In realtà questo ritocco è davvero minimo, visto che si parla dello 0,4% calcolato a scaglioni in base all’entità dell’assegno: per le pensioni di importo pari o inferiore al triplo dell’importo minimo (515,07 euro) la rivalutazione viene calcolata sul 100%, ma per gli importi superiori la percentuale scala in proporzione.

La pensione di garanzia: novità pensioni 2020

Forse questa è la novità più importante su questo fronte. Parliamo di una misura creata per dare un sostegno per i lavori nati dal 1970 in poi (cioè quelli ce possono esser indicati anche come interamente contributivi) tramite l’aumento del Fondo Previdenziale Integrativo Pubblico pr poter dare una reale copertura previdenziale anche ai giovani con carriere discontinue. L’idea di base è quella di rendere più flessibile il pensionamento di questa categoria di lavoratori (che risciano di raggiungere la pensione solo dopo i 70 anni)

Le novità sulla pensione di vecchiaia 2020

Nel 2020 cambiano ancora i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia: la novità più grande è che le donne vanno in pensione alla stessa età degli uomini; raggiungono la pensione di vecchiaia quindi le persone che hanno 20 anni di contributi versati e 67 anni di età (dal 2023 la soglia passerà a 67 anni e 4 mesi e dal 2031 a 68 anni).

Pensione anticipata: confermati i requisiti

Non ci sono novità per quanto riguarda i requisiti di accesso alla pensione anticipata, infatti servono:

  • 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne.

Novità pensioni 2020 su Quota 41

Quota 41 rappresenta la possibilità di andare in pensione per le persone che hanno raggiunto i 41 anni e 6 mesi di contribuzione, a prescindere dalla loro età anagrafica. Possono accedere alla pensione anticipata con questa opzione le persone che:

  • a 19 anni avevano già versato 12 mesi di contributi;
  • erano iscritte alla previdenza obbligatoria prima del 1996;
  • sono disoccupati senza indennità da almeno tre mesi;
  • si occupano da almeno 6 mesi di un familiare convivente che handicap grave;
  • hanno un’invalidità pari o superiore al 74%;
  • hanno svolto lavoro usuranti durante la loro vita.

GSE fatturazione elettronica: cos’è e come funziona?

Per la cessione di energia elettrica è previsto un procedimento speciale per l’emissione delle fatture elettroniche; in questo settore svolge un ruolo fondamentale il Gestore dei Servizi Energetici: vediamo cos’è la fatturazione elettronica al GSE e come funziona.

Cos’è la fatturazione elettronica GSE

Il GSE è il Gestore dei Servizi Energetici; le aziende il cui eccesso di produzione di energia elettrica viene ritirato proprio dal GSE non hanno la possibilità di emettere e trasmettere fatture elettroniche in proprio tramite l’utilizzo di un software di terze parti. La generazione e la trasmissione di queste fatture elettroniche deve passare tramite il sito dell’ente, anche se l’onere della conservazione dei documenti emessi e trasmessi dal GSE per conto loro ricade comunque sui produttori di energia elettrica.

Come funziona il meccanismo

Per capire come funziona il sistema GSE per la fatturazione elettronica possiamo fare un esempio. Se fossimo un’azienda dotata di un impianto fotovoltaico che ha aderito al servizio Scmbio sul posto, ovvero quella forma di autoconsumo che permette di compensare l’energia prodotta e immessa in rete con quella prelevata e consumata in un momento diverso da quello in cui avviene la produzione. La prima cosa da fare è collegarsi al sito ufficiale del Gestore dei Servizi Energetici ed inserire le proprie credenziali per entrare nell’area riservata.

Dalla nuova schermata sarà necessario sottoscrivere le opzioni collegate al servizio Scambio sul posto. È possibile vedere tutti i documenti relativi ai contratti sottoscritti e i documenti fiscali già emessi o da emettere. A questo punto è possibile compilare la proposta di fattura, che è già stata redatta dal GSE: bisogna indicare solo il numero e la data della fattura prima di cliccare sul tasto Salva. Il Gestore ora può provvedere ad emettere la fattura nel formato XML, che viene firmata digitalmente ed inviata al Sistema di Interscambio per conto dell’azienda. È possibile scaricare subito un documento in formato PDF, che però ha la sola funzione di promemoria, quindi no è valido ai fini fiscali.

Il download e la conservazione dei documenti fiscali

Se l’invio della fattura elettronica è andato a buon fine, quando si torna nella sezione dell’area riservata dedicata ai documenti relativi allo Scambio sul posto sarà possibile accedere al fascicolo elettronico e quindi scaricare il file XML della fattura e la ricevuta di consegna trasmessa dal Sistema di Interscambio al GSE. I documenti scaricati possono essere importanti manualmente nel gestionale ed eventualmente caricati sul portale dell’intermediario che è stato scelto per la conservazione sostitutiva.