Non usa mezzi termini Maruzio Sacconi per esprimere le proprie paure, secondo il ministro del Welfare il clima è già simile a quello che portò, 10 anni fa, all’omicidio di Marco Biagi. Nel dibattito avvenuto ieri – riguardo ai cosiddetti licenziamenti per motivi economici contenuti nella lettera inviata da Silvio Berlusconi alla Ue – Sacconi ha confessato di temere non per la propria incolumità , ma per quella di coloro che non sono protetti e potrebbero diventare bersaglio della violenza politica, che nel nostro paese non si è mai del tutto estinta.
Il ministro del Lavoro ha detto di vedere coi propri occhi un passaggio da violenza verbale a violenza spontanea, fino a quella organizzata, che si augura non porti ancora una volta a fatti di cronaca nera, come gli omicidi di Marco Biagi e Massimo D’Antona. A rispondere subito a Sacconi è stata Susanna Camusso che, ribadendo ancora una volta di credere che l’unica via sia quella di uno sciopero generale, si è detta assolutamente convinta che l’attuale clima nelle fabbriche sia sotto controllo. Il numero uno della Cgil si è inoltre detta speranzosa che le parole del ministro del Lavoro siano state pronunciate in quanto mosso da una reale paura, e non nel tentativo di inquinare un clima già difficile.
A bacchettare lo stesso Sacconi è stata anche Olga D’Antona, che ha definito inaccettabili le parole di quest’ultimo. Secondo la vedova del giuslavorista – ucciso nel 1999 – il rischio di veder sfociare nella violenza un rigido clima sociale c’è sempre, ma questo non giustifica le parole del ministro del Welfare che avrebbe parlato di terrorismo solo per creare ulteriori preoccupazioni nel mondo del lavoro. Anche il leader del Pd Pierluigi Bersani ha invitato l’esponente del governo a rivalutare quanto detto ed iniziare a ragionare senza buttare ulteriore benzina sul fuoco.
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