Publy

MondoNews24 su Facebook!

Licenziamenti facili: Sacconi non fa marcia indietro, il rischio terrorismo esiste

a cura di Riccardo
maurizio_sacconi_02 01 nov 2011
Condividi

Il ministro del Lavoro insiste, nonostante gli appelli che gli sono stati rivolti ieri la sua idea non cambia, il rischio terrorismo – causato da violenza politica – è un reale problema che dovrebbe essere affrontato. Sacconi ha posto ieri l’accento sugli episodi di Roma avvenuti durante la manifestazione degli Indignati, tali incidenti indicano chiaramente che nel paese sono già all’opera gruppi organizzati pronti a trasformare il disagio in rivolta.

L’esponente del governo ha poi proseguito il suo monito facendo notare come non sia necessario un clima come quello degli anni Settanta, per portare a fatti gravissimi di cronaca nera. Non è necessario un ritorno all’eversione di massa per produrre un contesto in cui, un gruppo di lavoratori esagitati, potrebbe prendere in considerazione l’idea di eliminare con la forza il ‘nemico di turno’. Sacconi ha ricordato come lo stesso Marco Biagi  non sia stato ucciso 10 anni fa da una possente organizzazione terroristica, ma da un gruppetto di una decina di persone.

Il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano si è schierato a difesa delle parole del ministro del Lavoro, facendo notare come non è sicuramente possibile parlare di un problema terrorismo riconducibile alla formazione di gruppi organizzati come lo erano le Brigate Rosse, ma si può sicuramente parlare di un clima di violenza in cui potrebbero inserirsi episodi e gesti violenti. Secondo Mantovano le stesse azioni dei manifestanti avvenute a Roma 15 giorni fa potevano sfociare nel disastro e portare alla morte di Carabinieri e appartenenti ad altre forze dell’ordine.

Il giuslavorista e senatore Pd Pietro Ichino - le cui idee sono state prese come base per la proposta dei cosiddetti licenziamenti per motivi economici inseriti nella lettera di Silvio Berlusconi alla Ue – ha invece preferito ricordare a Sacconi come sia sbagliato utilizzare parole forti come ‘terrorismo’ per cercare di limitare il dibattito sul lavoro che in questa situazione deve essere necessariamente affrontato sia da governo che sindacati. Per Ichino il rischio di un’azione violenta a sfondo politico non è maggiore di ieri, neppure dopo le dichiarazioni del premier sulle riforme del lavoro che verranno effettuate nel prossimo anno.






© Riproduzione riservata. Mondo News 24