Trading: l’investitore italiano? Non capisce nulla (o quasi)…

È piuttosto severo il responso del recente dossier elaborato dalla Consob, secondo cui gli investitori italiani non avrebbero (mediamente) una buona cultura finanziaria, e non comprenderebbero bene gli andamenti e le innovazioni dei mercati. Nonostante ciò, gli italiani si scoprono sempre più attratti per gli investimenti sui mercati finanziari, determinando quindi una potenzialmente pericolosa situazione di costante attenzione per il trading (online, e non solo) e, dall’altra parte, la pregiudizievole condizione di approcciare agli investimenti senza avere le giuste basi di conoscenza e di esperienza.

Lo studio Consob: italiani ignoranti (finanziariamente parlando)?

Presentata dalla Consob e condotta per conto della Commissione dalla Multifinanziaria Retail Market su “L’approccio alla finanza e agli investimenti delle famiglie italiane”, l’osservazione si basa sullo studio di circa 2.500 famiglie italiane, scoprendo che, come intuibile, il decisore finanziario all’interno dei nuclei è colui che percepisce il reddito più elevato (o l’uomo più anziano se non vi sono lavoratori, o la donna più anziana se non vi sono uomini in famiglia).

Diversificazione del rischio: chi è costei?

Ebbene, più del 20% degli intervistati ha pacificamente dichiarato di non aver familiarità con nessun strumento finanziario, e una buona maggioranza degli investitori ha dichiarato di non comprendere il concetto di tassi negativi, né di conoscere fenomeni di innovazione come la consulenza automatizzata o il crowdfunding. Ancora, il 39% degli investitori interessati ha mostrato una scarsa conoscenza del processo decisionale di investimento, mentre solamente il 6% degli intervistati ha affermato di comprendere correttamente cosa si intenda per diversificazione del portafoglio.

Il dato di cui sopra va inoltre letto con quello della partecipazione delle famiglie italiane agli investimenti finanziari: emerge così che circa una famiglia su due è presente sui mercati e la “leva” che attrae la maggior parte delle famiglie sugli stessi è la possibilità di poter sottoscrivere prodotti a capitale protetto o a rendimento minimo garantito. Che poi si comprenda realmente se si tratta o meno di prodotti con tali caratteristiche è, come intuibile, un altro discorso.

Troppo informal advice, poca consulenza qualificata

Tra gli altri dati di maggiore interesse che sono emersi dalla ricerca, segnaliamo come più di un terzo degli investitori si affidi ai suggerimenti di familiari e di amici per poter compiere i propri passi sui mercati finanziari: non sempre questa forma di informal advice è un fatto negativo, ma molto spesso finisce con il coinvolgere in comportamenti negativi i trader tricolori, che “contagiano” un clima di sostanziale “ignoranza” finanziaria. Solamente il 28% degli investitori si avvale invece della consulenza MiFID probabilmente perché – si evince dalla ricerca – scoraggiati da una bassa soglia degli investimenti cui si può accedere. Un errore, visto e considerato che due terzi degli investitori che ricorrono alla consulenza qualificata affermano di applicare immediatamente i consigli ricevuti, dimostrando dunque un buon livello di rispondenza ai “suggerimenti” ottenuti.

Con tali numeri, la ricerca è un buon punto di partenza per una breve riflessione sul tema. Prima di cominciare a porre in essere qualsiasi operazione di investimento sui mercati finanziari, val la pena cercare di comprendere – dapprima contest di autoanalisi, e poi in compagnia di un esperto – quale sia il livello di conoscenza, di competenza e di esperienza. Successivamente, diviene opportuno cercare di formalizzare i propri obiettivi di investimento in un piano di trading formale (scritto) e redatto sulla base dell’orizzonte temporale da raggiungere e del proprio livello di propensione al rischio, ponendo come punti fermi alcuni criteri “base” come la diversificazione del portafoglio, l’asset allocation e il money management.

Nei prossimi giorni torneremo sull’argomento offrendovi validi spunti concreti per poter “costruire” un vostro primo portafoglio personalizzato di strumenti finanziari. Continuate a seguirci!

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