Dall’Osservatorio i numeri sulle partite Iva di ottobre: -10% di nuove aperture. In aumento gli uomini soprattutto in Calabria, che fanno registrare +35%.

partita-iva-notizieArrivano i numeri di ottobre da parte dell’Osservatorio sulla monitoraggio della situazione delle patite IVA, soprattutto per quanto riguarda le nuove aperture, che rispetto allo stesso mese dell’anno scorso hanno fatto registrare una contrazione del 10,4%.

La maggior parte delle nuove partite IVA sono state aperte da persone fisiche residenti in Italia, soprattutto di sesso maschile, con una contrazione delle partite IVA aperte da donne.

In totale le muove partite IVA aperte sono state 41.301, con il 70,6% delle aperture fatte da persone fisiche, il 23,6% da società di capitali ed il 5,1% da società di persone, mentre soltanto lo 0,7% ha riguardato persone fisiche non residenti in Italia.

La flessione più alta l’hanno fatta registrare le partite IVA aperte da donne e quelle aperte da società di persone, -20%,.

NUOVE PARTITE IVA, BENE COMMERCIO, IMMOBILIARE E STRANIERI

Dai dati pubblicati e resi noti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze si evince come la maggior parte delle nuove partite IVA riguardi ancora il commercio, 23,8%, seconda l’agricoltura con il 12,8% e terze le attività professionali con il 12% del totale.

La Calabria fa registrare un aumento consistente, ben il 35,5% di aperture, bene anche la Sardegna, +10% e la Val d’Aosta, +2,4%, mentre vanno male il Veneto, -20,3%, la Toscana, -29,4% e la Basilicata -23,2%.

La maggior parte delle nuove partite IVA comunque si concentrano al Nord, 40% del totale, mentre al Centro risultano il 22,9% ed al Sud ben il 37%.

Bene i residenti in Italia ma nati all’estero, 18,3% del totale, mentre diminuiscono le nuove partite IVA aperte da giovani sotto i 35 anni, -13% rispetto all’anno scorso e 47,1% del totale.

Infine fanno registrare un aumento di nuove aperture le attività immobiliari, +11,8% e l’agricoltura, +2,6%, mentre segnano una contrazione negativa i servizi alle imprese, -20,5%, le attività professionali, -18,9% e l’istruzione, -18,6%.

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