Il tema delle pensioni è uno di quelli che vengono seguiti da maggiore attenzione: sono molte le persone che vogliono sapere cosa cambia nel 2020; in realtà abbiamo già la certezza che alcune misure già presenti nel 2019 sono state confermate, ma sono attese ulteriori novità sulle pensioni. Facciamo un riepilogo della situazione attuale per scoprire i pro e i contro dei possibili cambiamenti.

Conferme e novità pensioni 2020: le misure, i pro e i contro

Il 2020 ha ereditato dal suo predecessore tre importanti misure (Quota 100, Ape Sociale e Opzione Donna), ma sono in arrivo altre novità sulle pensioni: si parla ad esempio della pensione garanzia per i giovani e della rimodulazione degli importi; l’obiettivo di questi due interventi è lo stesso, ovvero dare un sostengo ai cittadini che si trovano in difficoltà economica. Facciamo un riepilogo della situazione sulle pensioni nel 2020.

Quota 100: confermata

Con Quota 100 è possibile andare in pensione con 62 anni di età ed almeno 38 ani di contributi; questa opzione sarà disponibile fino al termine del 2021 perché è stata introdotta in via sperimentale per il triennio 2019-2021.

Opzione Donna: confermata

Questa opzione permette alle donne lavoratrici dipendenti che hanno compiuto 58 anni di età (59 anni per le lavoratrici autonome) e che hanno maturato come minimo 35 anni di contributi; questo significa che nel 2020 potranno sfruttare l’Opzione Donna per andare in pensione le lavoratrici dipendenti nate nel corso del 1961 e e lavoratrici autonome nate nel corso del 1960.

Ape Sociale: confermata

Una delle novità sulle pensioni più chiacchierate degli ultimi anni: l’Ape Sociale è un sussidio erogato dall’INPS che può essere richiesto solo da alcune categorie di lavoratori nel momento in cui compiono 63 anni di età; questo beneficio spetta fino a quando non si raggiunge l’età di 67 anni, ovvero l’età prevista per l’ottenimento della pensione di vecchiaia.

Rivalutazione degli assegni: novità pensioni 2020

Tra le novità previste per quest’anno c’è la rivalutazione dell’importo degli assegni delle pensioni, che per adeguarsi all’andamento dell’inflazione subiranno un aumento. In realtà questo ritocco è davvero minimo, visto che si parla dello 0,4% calcolato a scaglioni in base all’entità dell’assegno: per le pensioni di importo pari o inferiore al triplo dell’importo minimo (515,07 euro) la rivalutazione viene calcolata sul 100%, ma per gli importi superiori la percentuale scala in proporzione.

La pensione di garanzia: novità pensioni 2020

Forse questa è la novità più importante su questo fronte. Parliamo di una misura creata per dare un sostegno per i lavori nati dal 1970 in poi (cioè quelli ce possono esser indicati anche come interamente contributivi) tramite l’aumento del Fondo Previdenziale Integrativo Pubblico pr poter dare una reale copertura previdenziale anche ai giovani con carriere discontinue. L’idea di base è quella di rendere più flessibile il pensionamento di questa categoria di lavoratori (che risciano di raggiungere la pensione solo dopo i 70 anni)

Le novità sulla pensione di vecchiaia 2020

Nel 2020 cambiano ancora i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia: la novità più grande è che le donne vanno in pensione alla stessa età degli uomini; raggiungono la pensione di vecchiaia quindi le persone che hanno 20 anni di contributi versati e 67 anni di età (dal 2023 la soglia passerà a 67 anni e 4 mesi e dal 2031 a 68 anni).

Pensione anticipata: confermati i requisiti

Non ci sono novità per quanto riguarda i requisiti di accesso alla pensione anticipata, infatti servono:

  • 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne.

Novità pensioni 2020 su Quota 41

Quota 41 rappresenta la possibilità di andare in pensione per le persone che hanno raggiunto i 41 anni e 6 mesi di contribuzione, a prescindere dalla loro età anagrafica. Possono accedere alla pensione anticipata con questa opzione le persone che:

  • a 19 anni avevano già versato 12 mesi di contributi;
  • erano iscritte alla previdenza obbligatoria prima del 1996;
  • sono disoccupati senza indennità da almeno tre mesi;
  • si occupano da almeno 6 mesi di un familiare convivente che handicap grave;
  • hanno un’invalidità pari o superiore al 74%;
  • hanno svolto lavoro usuranti durante la loro vita.

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