Quanto costa un conto corrente in Italia?

La Banca d’Italia ha svolto anche quest’anno la sua periodica analisi (prodotta oramai da tempo con cadenza annuale) sull’onerosità dei conti correnti delle famiglie. Un dossier particolarmente atteso e autorevole, con il quale viene fatto il punto sugli oneri e sulle commissioni che sono effettivamente addebitati alla clientela nel corso dell’anno per la tenuta del conto corrente e per l’effettuazione delle principali e più comuni operazioni legate, appunto, alla gestione di quello che è a tutti gli effetti il principale rapporto con la propria banca.

La rilevazione – condotta su un campione composto da oltre 13.000 clienti, distribuiti su 622 sportelli bancari e 46 sportelli postali – ha prodotto una serie di risultati piuttosto contrastanti, che è bene cercare di esaminare nei loro punti principali. Cominciamo da quello, più importante, relativo all’onere medio del conto corrente.

Il costo medio di un conto corrente

Secondo quanto elaborato da Bankitalia (l’analisi fa riferimento ai dati forniti in relazione al 2015), la spesa di gestione dei conti correnti in Italia è stata in media pari a 76,5 euro. Si tratta di un valore, appunto, medio e ponderato, calcolato sulla base delle varie categorie di conti correnti a disposizione presso il mercato bancario tricolore.

Ebbene, secondo quanto emerge dal confronto rispetto agli esercizi precedenti, il dato mostrerebbe una riduzione di 5,8 euro rispetto all’anno precedente. Uno “sconto” che, per quanto in termini assoluti potrebbe non essere apprezzabile, è pur sempre pari a circa il 7 per cento rispetto al “prezzo” di un conto corrente di appena 12 mesi prima.

Più nel dettaglio ad essere diminuite sono sia gli oneri fissi che quelli variabili. Tuttavia, le migliori notizie sono proprio per la prima delle due voci: le spese fisse sono infatti diminuite di 3,9 euro, rappresentando così la maggior parte della riduzione di prezzo riscontrata su base annua, e confermando il positivo traino legato alla possibilità di corrispondere alla banca dei minori canoni di base. Più contenuto, ma pur sempre degno di nota, è inoltre il passo indietro compiuto dalle spese variabili, retrocesse in un anno di poco meno di due euro (1,9 euro): sulla diminuzione di queste ultime sembra abbiano influito soprattutto le minori commissioni unitarie che hanno più che compensato la crescita del numero di operazioni effettuate, passate da 140,4 unità a 143,8 unità. Dunque, in realtà la flessione del costo “variabile” sarebbe stato ancora maggiore, nell’ipotesi in cui le famiglie italiane, nel 2015, avessero dato luogo allo stesso ammontare di operazioni riscontrare nel corso dell’anno precedente: le statistiche formulate da Bankitalia confermano, in tal proposito, che a parità di numero di operazioni, le spese variabili sarebbero diminuite di 2,1 euro per effetto delle minori commissioni unitarie.

I conti correnti di nuova apertura

Un riferimento di separato interesse deve essere attribuito ai contratti di conto corrente di più recente apertura, che sembrano poter godere di caratteristiche di costo più favorevoli di quelle mediamente riconosciute, e soprattutto di quelle in atto per i conti correnti aperti da più tempo. Probabilmente anche in virtù delle politiche commerciali praticate dalle banche nei confronti della nuova clientela, i conti correnti di nuova accensione possono infatti godere di condizioni economiche generalmente più favorevoli rispetto ai contratti con maggiore anzianità. A dimostrazione di ciò, vi è la statistica secondo cui i clienti con conti aperti da un anno spenderebbero in media 27,6 euro in meno rispetto al valore mediano, mentre i clienti con conti correnti che sono stati accesi da almeno dieci anni spendono 16,7 euro in più rispetto alla media nazionale rilevata dall’istituto banchiere.

Una diminuzione costante

Il risultato della rilevazione della Banca d’Italia per il 2015 si inquadra in maniera prevedibile in una più ampia fase di progressiva riduzione della spesa: secondo le rilevazioni effettuate dalla banca centrale, infatti, nel periodo 2010 – 2015 la spesa di gestione dei conti è diminuita in media del 3,4 per cento in ragione di anno, con una variazione complessiva di 14,6 euro (era pari a 91,1 euro nel 2010). Si tenga anche conto, precisa Banca d’Italia, che la contrazione della spesa, avvenuta in concomitanza con l’aumentata operatività della clientela, è derivata per l’86 per cento dalle minori spese fisse e per la parte restante dalle minori commissioni unitarie, con un trend che pertanto in grado di ricalcare quanto abbiamo già osservato nel corso dell’ultimo anno.

Ulteriormente, con specifico riferimento agli oneri sugli scoperti e sulle aperture di credito in conto corrente, i dati stanno mostrando una sostanziale stabilità della spesa relativa alla messa a disposizione dei fondi (intorno all’1,6 per cento del credito accordato, ricorda Banca d’Italia). Quanto alle commissioni unitarie di istruttoria veloce, il dato medio registra una diminuzione sia per i conti affidati (da 34,8 euro a 29,7 euro) sia per quelli non affidati (da 27,4 euro a 26,9 euro). In agginta a ciò, per entrambe le tipologie di conti correnti si osserva rispetto alla precedente rilevazione una contrazione dell’ammontare e della durata degli sconfinamenti.

Infine, il report di Banca d’Italia accenna all’evidenza che i conti correnti postali, anche in virtù della minore complessità dei servizi fruiti dalla clientela, rimangono significativamente meno costosi rispetto ai conti correnti bancari.

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