Riforma delle pensioni, Tito Boeri avverte: urgenti nuovi criteri per l’Ape Social ed attualizzazione studi sull’aspettativa di vita.

riforma pensioniCon l’approvazione della nuova Riforma delle pensioni, ora il nuovo Governo guidato da Paolo Gentiloni dovrà darsi da fare per attualizzare tutte le nuove norme attraverso i decreti attuativi. Non si tratta di un compito facile, infatti gli aspetti da andare a perfezionare sono veramente tanti.

Uno dei più urgenti, come fatto notare oggi dal Presidente dell’INPS Tito Boeri, è proprio quello dell’individuazione dei nuovi criteri per l’ottenimento dell’Ape Social.

La preoccupazione del numero uno dell’INPS è che questo compito necessiti di un organismo esterno alla politica, che sia in grado di trovare dei nuovi criteri oggettivi, effettuando un approfondito studio di settore riguardo i lavori gravosi.

Ovviamente si tratterà di uno studio che richiederà del tempo, quindi non sembra probabile che si riuscirà ad introdurre le nuove norme per maggio, termine ultimo per l’entrata in vigore dell’Ape Social.

Inoltre il Presidente dell’INPS fa notare che da uno studio dell’Ordine degli Attuari, è emerso come i pensionati pubblici abbiano un’aspettativa di vita più alta rispetto ai loro colleghi del settore privato.

In più le categorie più avvantaggiate sono proprio quelle che percepiscono le pensioni più alte, come medici e avvocati, evidenziando come sia urgente un adeguamento delle pensioni.

RIFORMA PENSIONI: DA MAGGIO LA NUOVA APE SOCIAL

Da maggio diventerà effettiva la nuova Ape Social, ma chi potrà beneficiarne e quali saranno le condizioni necessarie?

La novità più grande per quanto riguarda la nuova Ape Social è la sua estensione ai lavoratori sia autonomi che dipendenti, con una invalidità civile pari o superiore al 74%.

Questi lavoratori potranno andare in pensione con almeno 30 anni di contributi versati, a partire dai 60 anni compiuti per gli uomini, 55 per le donne.

L’importo della pensione sarà legato all’assegno che il lavoratore avrebbe comunque percepito, e sarà completamente a carico dello Stato.

Le categorie interessate riguardano oltre gli invalidi, i disoccupati e i lavoratori addetti ad attività gravose o rischiose.

Quello che manca per ora è proprio uno studio che ridefinisca i criteri di assegnazione di tale titolo, in attesa del quale probabilmente si procederà secondo i vecchi criteri.

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