Cessione del quinto per pensionati: come funziona e chi può richiederla

La cessione del quinto è una tipologia di finanziamento che si rivolge a una platea piuttosto ampia. È richiedibile da dipendenti pubblici e privati con contratti a tempo indeterminato, e può essere sottoscritta facilmente anche dai pensionati, sia essi Inps ed ex Inpadap, sia Enasarco o Enpam. Questa fetta di sottoscrittori, infatti, trova nelle cessioni del quinto numerosi benefici, che hanno inizio già al momento della stipula e proseguono nelle fasi successive.

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Quanto costa il rinnovo della patente e come farlo

La patente è un documento importantissimo, ma nonostante questo a volte ci si dimentica di controllarne la scadenza; se si circola con la licenza di guida scaduta ci possono essere spiacevoli conseguenze, quindi è meglio sapere quando scade il documento e conoscere quanto costa il rinnovo della patente e come è possibile farlo.

Quando scade la patente B?

Per sapere quando deve essere fatto il rinnovo della licenza di guida non bisogna fare altro che leggere quello che c’è scritto nella parte frontale del documento: nel punto 4A è indicata la data in cui è stato rilasciato e nel punto 4B è indicata la sua prima data di scadenza. La legge italiana prevede che fino ai 50 anni di età la patente debba essere rinnovata ogni 10 anni; la durata scende a 5 anni per chi ha tra i 50 e i 70 anni di età, a 3 anni per chi ha tra i 70 e gli 80 anni e a 2 anni per i guidatori con più di 80 anni. La determinazione del momento in cui fare il rinnovo della patente è quindi legato non solo alla data di emissione, ma anche all’età anagrafica del guidatore.

Il rinnovo della patente B può essere fatto fin dal quarto mese che precede la data di scadenza indicata sulla licenza. Per fare il rinnovo è possibile rivolgersi ad una scuola guida (soluzione più costosa, ma anche più rapida), ad una delegazione ACI, ad un ufficio ASL oppure alla Motorizzazione Civile. La procedura prevede vari passaggi: si inizia con il pagamento di due bollettini, si prosegue con una visita medica, l”ottenimento del foglio sostitutivo ed infine con il ricevimento della patente rinnovata.

Come si fa e quanto costa il rinnovo della patente

Andiamo con ordine: prima di tutto bisogna fare due pagamenti:

  • 10,20 euro da versare sul conto corrente 9001 intestato al Ministero dei Trasporti;
  • 16,00 euro da versare sul conto corrente 4028 per l’imposta di bollo.

In seguito è possibile andare in una struttura sanitaria per fare la visita medica; la visita può essere effettuata alla ASL oppure alla Motorizzazione Civile. Se la visita si conclude con esito positivo si riceve un documento sostitutivo della patente B grazie al quale sarà possibile circolare senza incorrere in sanzioni in attesa del ricevimento della licenza rinnovata, che arriverà per posta (di solito si devono attendere più o meno 15 giorni).

Quando ci si reca a fare la visita medica bisogna portare con se la patente di guida, la carta di identità, la tessera sanitaria, le ricevute dei bollettini pagati, le certificazioni per eventuali patologie ed occhiali da vista, due foto-tessera. Considerando che la visita medica ha un costo di 25 euro a cui vanno ad aggiungersi i diritti sanitari che possono variare tra i 10 e i 50 euro in base alla Regione possiamo dire che il rinnovo della patente ha un costo che si aggira tra i 90 e i 130 euro:

  • 26,20 euro per i bollettini;
  • 25 euro per la visita medica;
  • 20/50 euro per i diritti sanitari;
  • 6,80 euro per la spedizione del documento con posta assicurata.

Erogazioni liberali Onlus: cosa sono e come funzionano?

Chi esegue delle donazioni o delle erogazioni liberali a favore di organizzazioni no-profit può beneficiare di alcune agevolazioni fiscali e quindi ridurre il peso delle imposte da pagare; le agevolazioni cambiano in base al soggetto donatore e al soggetto destinatario: vediamo cosa sono le erogazioni liberale Onlus, come funzionano e a quali benefici permettono di accedere.

Cosa sono le erogazioni liberali ad Onlus

Le erogazioni liberali sono donazioni che vengono fatte dai contribuenti a favore di università, scuole, chiesa, sport, e Onlus con lo scopo di sostenere economicamente il loro impegno sociale, civile e scientifico. L’importo che si può recuperare tramite le agevolazioni fiscali dipende in base all’ente, all’associazione o all’organizzazione che si sceglie di sostenere: in alcuni casi sarà possibile beneficiare di una deduzione, mentre in altri si può beneficiare di una detrazione. In ogni caso però è necessario che il versamento di queste donazioni sia stato fatto tramite metodi di pagamento tracciabili, ovvero bonifico, carta di credito o di debito, bollettino postale o assegno (conservando ovviamente i giustificativi di spesa).

Le Onlus sono le organizzazioni non lucrative di utilità sociale; queste organizzazioni possono essere associazioni, comitati, fondazioni, società cooperative, la chiesa e altri enti di carattere privato. L’atto costitutivo dell’organizzazione deve prevedere lo svolgimento di almeno una delle seguenti attività: assistenza sociale, assistenza sanitaria, istruzione, beneficenza, sport dilettantistico, formazione, promozione e/ valorizzazione dei beni culturali, promozione dell’arte e della cultura, tutela dei diritti civili, tutela e valorizzazione dell’ambiente, ricerca scientifica di interesse sociale; deve inoltre esser previsto l’esclusivo perseguimento dei finalità legate alla solidarietà sociale. Per poter essere definite Onlus le organizzazioni devono essere iscritte all’Anagrafe Unica delle Onlus.

Come funzionano le agevolazioni fiscali per chi dona ad organizzazioni no-profit

Fin dal 2005 Erogazioni liberali Onlus: cosa sono e come funzionano? che effettuano donazioni destinate alle Onlus per importi fino al 10% del loro reddito (e comunque non superiore al tetto massimo di 70.000 euro) possono godere di determinate agevolazioni fiscali. Le erogazioni liberali a favore di Onlus (così come ad altri enti) danno diritto ad una detrazione del 26%, con un limite massimo di spesa di 30.000 euro (quindi un risparmio massimo di 7.800 euro); in alternativa alla detrazione si può beneficiare di una deduzione del 100% della donazione, ma solo entro il limite rappresentato dal 10% del reddito imponibile (con una soglia massima fissata a 70.000 euro). Qual è la soluzione più conveniente tra la detrazione e la deduzione? Dipende dai casi, di solito quando il reddito è alto risultano più convenienti le deduzioni, perché consentono di recuperare l’aliquota marginale.

Novità pensioni: cosa cambia nel 2020, pro e contro

Il tema delle pensioni è uno di quelli che vengono seguiti da maggiore attenzione: sono molte le persone che vogliono sapere cosa cambia nel 2020; in realtà abbiamo già la certezza che alcune misure già presenti nel 2019 sono state confermate, ma sono attese ulteriori novità sulle pensioni. Facciamo un riepilogo della situazione attuale per scoprire i pro e i contro dei possibili cambiamenti.

Conferme e novità pensioni 2020: le misure, i pro e i contro

Il 2020 ha ereditato dal suo predecessore tre importanti misure (Quota 100, Ape Sociale e Opzione Donna), ma sono in arrivo altre novità sulle pensioni: si parla ad esempio della pensione garanzia per i giovani e della rimodulazione degli importi; l’obiettivo di questi due interventi è lo stesso, ovvero dare un sostengo ai cittadini che si trovano in difficoltà economica. Facciamo un riepilogo della situazione sulle pensioni nel 2020.

Quota 100: confermata

Con Quota 100 è possibile andare in pensione con 62 anni di età ed almeno 38 ani di contributi; questa opzione sarà disponibile fino al termine del 2021 perché è stata introdotta in via sperimentale per il triennio 2019-2021.

Opzione Donna: confermata

Questa opzione permette alle donne lavoratrici dipendenti che hanno compiuto 58 anni di età (59 anni per le lavoratrici autonome) e che hanno maturato come minimo 35 anni di contributi; questo significa che nel 2020 potranno sfruttare l’Opzione Donna per andare in pensione le lavoratrici dipendenti nate nel corso del 1961 e e lavoratrici autonome nate nel corso del 1960.

Ape Sociale: confermata

Una delle novità sulle pensioni più chiacchierate degli ultimi anni: l’Ape Sociale è un sussidio erogato dall’INPS che può essere richiesto solo da alcune categorie di lavoratori nel momento in cui compiono 63 anni di età; questo beneficio spetta fino a quando non si raggiunge l’età di 67 anni, ovvero l’età prevista per l’ottenimento della pensione di vecchiaia.

Rivalutazione degli assegni: novità pensioni 2020

Tra le novità previste per quest’anno c’è la rivalutazione dell’importo degli assegni delle pensioni, che per adeguarsi all’andamento dell’inflazione subiranno un aumento. In realtà questo ritocco è davvero minimo, visto che si parla dello 0,4% calcolato a scaglioni in base all’entità dell’assegno: per le pensioni di importo pari o inferiore al triplo dell’importo minimo (515,07 euro) la rivalutazione viene calcolata sul 100%, ma per gli importi superiori la percentuale scala in proporzione.

La pensione di garanzia: novità pensioni 2020

Forse questa è la novità più importante su questo fronte. Parliamo di una misura creata per dare un sostegno per i lavori nati dal 1970 in poi (cioè quelli ce possono esser indicati anche come interamente contributivi) tramite l’aumento del Fondo Previdenziale Integrativo Pubblico pr poter dare una reale copertura previdenziale anche ai giovani con carriere discontinue. L’idea di base è quella di rendere più flessibile il pensionamento di questa categoria di lavoratori (che risciano di raggiungere la pensione solo dopo i 70 anni)

Le novità sulla pensione di vecchiaia 2020

Nel 2020 cambiano ancora i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia: la novità più grande è che le donne vanno in pensione alla stessa età degli uomini; raggiungono la pensione di vecchiaia quindi le persone che hanno 20 anni di contributi versati e 67 anni di età (dal 2023 la soglia passerà a 67 anni e 4 mesi e dal 2031 a 68 anni).

Pensione anticipata: confermati i requisiti

Non ci sono novità per quanto riguarda i requisiti di accesso alla pensione anticipata, infatti servono:

  • 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne.

Novità pensioni 2020 su Quota 41

Quota 41 rappresenta la possibilità di andare in pensione per le persone che hanno raggiunto i 41 anni e 6 mesi di contribuzione, a prescindere dalla loro età anagrafica. Possono accedere alla pensione anticipata con questa opzione le persone che:

  • a 19 anni avevano già versato 12 mesi di contributi;
  • erano iscritte alla previdenza obbligatoria prima del 1996;
  • sono disoccupati senza indennità da almeno tre mesi;
  • si occupano da almeno 6 mesi di un familiare convivente che handicap grave;
  • hanno un’invalidità pari o superiore al 74%;
  • hanno svolto lavoro usuranti durante la loro vita.

GSE fatturazione elettronica: cos’è e come funziona?

Per la cessione di energia elettrica è previsto un procedimento speciale per l’emissione delle fatture elettroniche; in questo settore svolge un ruolo fondamentale il Gestore dei Servizi Energetici: vediamo cos’è la fatturazione elettronica al GSE e come funziona.

Cos’è la fatturazione elettronica GSE

Il GSE è il Gestore dei Servizi Energetici; le aziende il cui eccesso di produzione di energia elettrica viene ritirato proprio dal GSE non hanno la possibilità di emettere e trasmettere fatture elettroniche in proprio tramite l’utilizzo di un software di terze parti. La generazione e la trasmissione di queste fatture elettroniche deve passare tramite il sito dell’ente, anche se l’onere della conservazione dei documenti emessi e trasmessi dal GSE per conto loro ricade comunque sui produttori di energia elettrica.

Come funziona il meccanismo

Per capire come funziona il sistema GSE per la fatturazione elettronica possiamo fare un esempio. Se fossimo un’azienda dotata di un impianto fotovoltaico che ha aderito al servizio Scmbio sul posto, ovvero quella forma di autoconsumo che permette di compensare l’energia prodotta e immessa in rete con quella prelevata e consumata in un momento diverso da quello in cui avviene la produzione. La prima cosa da fare è collegarsi al sito ufficiale del Gestore dei Servizi Energetici ed inserire le proprie credenziali per entrare nell’area riservata.

Dalla nuova schermata sarà necessario sottoscrivere le opzioni collegate al servizio Scambio sul posto. È possibile vedere tutti i documenti relativi ai contratti sottoscritti e i documenti fiscali già emessi o da emettere. A questo punto è possibile compilare la proposta di fattura, che è già stata redatta dal GSE: bisogna indicare solo il numero e la data della fattura prima di cliccare sul tasto Salva. Il Gestore ora può provvedere ad emettere la fattura nel formato XML, che viene firmata digitalmente ed inviata al Sistema di Interscambio per conto dell’azienda. È possibile scaricare subito un documento in formato PDF, che però ha la sola funzione di promemoria, quindi no è valido ai fini fiscali.

Il download e la conservazione dei documenti fiscali

Se l’invio della fattura elettronica è andato a buon fine, quando si torna nella sezione dell’area riservata dedicata ai documenti relativi allo Scambio sul posto sarà possibile accedere al fascicolo elettronico e quindi scaricare il file XML della fattura e la ricevuta di consegna trasmessa dal Sistema di Interscambio al GSE. I documenti scaricati possono essere importanti manualmente nel gestionale ed eventualmente caricati sul portale dell’intermediario che è stato scelto per la conservazione sostitutiva.

Accollo del debito: cos’è e come funziona?

A qualcuno sarà capitato di sentire il termine accollo del debito: cerchiamo di capire cos’è e come funziona. DI cosa si tratta: un soggetto (chiamato accollante) si assume l’obbligo di estinguere un debito di un altro soggetto (detto accollato) con la liberazione del debitore originario se il creditore aderisce all’accordo.

Cos’è l’accollo del debito: l’articolo 1273 del codice civile

Ecco cosa dice l’articolo 1273 del codice civile: se il debitore e un terzo convengono che quest’ultimo assuma il debito del primo, il creditore può aderire all’accordo, rendendo irrevocabile la stipulazione a suo favore. L’adesione del creditore comporta la liberazione dell’accollato solo se questa condizione è espressamente prevista dalla stipulazione oppure se egli stessi dichiara espressamente di liberarlo. Se non c’è la liberazione dell’accollato, il debitore orginario rimane obbligato in solido con l’accollante. In ogni caso l’accollante è obbligato nei confronti del creditore che ha aderito alla stipulazione solo nei limiti in cui ha assunto il debito ed ha la possibilità di opporre al creditore le eccezioni fondate sul contratto in base al quale c’è stata l’assunzione.

L’articolo va un po’ spiegato: innanzi tutto possiamo dire che l’accollo del debito è un accordo bilaterale tra l’accollante e l’accollato, efficace a prescindere dall’adesione del creditore; l’adesione del creditore è necessario solo per rendere irrevocabile questo accordo nei suoi confronti. Se la stipulazione prevede la liberazione dell’accollato si dice che l’accollo è liberatorio; se invece non è prevista la liberazione, l’accollo è detto cumulativo. L’accollante è tenuto a pagare al creditore solo la parte del debito originario per cui si è impegnato.

Come funziona l’accollo del debito tributario

Ma è possibile anche l’accollo del debito tributario? Per capirlo dobbiamo dare uno sguardo al Decreto Legge 124/2019: la norma vieta il pagamento del debito accollato tramite compensazione; se questo divieto non viene rispettato sono previste sanzioni sia per l’accollante che per l’accollato. Ma andiamo per gradi: l’accollo del debito d’imposta altrui è consentito, ma non comporta la liberazione del debitore originario perché non è possibile l’adesione del creditore: l’accollante quindi non assume la posizione di nuovo soggetto passivo, ma solo quella di coobbligato.

L’Amministrazione Finanziaria non può esercitare i poteri di accertamento ed esazione nei confronti dell’accollante, ma solo nei confronti del debitore originario. Come scritto prima, in caso di accollo non è possibile soddisfare il debito tributario con la compensazione: i pagamenti fatti in questo modo vengono considerati non avvenuti, quindi scattano le sanzioni per gli omessi (o ritardati) versamenti, oltre a quelle previste in materia di compensazione:

  • l’accollante è punito con una multa pari al 30% del dovuto se il debito esiste davvero e pari al 100% o al 200% dell’importo se il debito è inesistente;
  • l’accollato è punito con una multa pari al 30% del dovuto.

Avviso bonario INPS: cos’è e a chi si rivolge?

All’inizio di quest’anno sono circolate diverse notizie relative alla raffica di avvisi bonari dell’INPS recapitati a tutti quei lavoratori autonomi che non hanno versato i contributi entro i termini previsti. Ma cos’è in concreto l’avviso bonario INPS? Vediamo a cosa serve, a chi si rivolge, quando viene inviato e cosa bisogna fare quando si riceve.

Cos’è e a chi si rivolge l’avviso bonario INPS

Gli artigiani e i soggetti che svolgono attività commerciali hanno dei precisi obblighi per quanto riguarda il versamento dei contributi previdenziali: ogni tre mesi pagano i contributi fissi (che vengono calcolati sul minimale imponibile) e in sede di versamento IRPEF eseguono l’eventuale saldo. Ma cosa succede se ci si dimentica di adempiere all’impegno trimestrale? Per fortuna prima che la questione passi all’Agenzia delle Entrate e alle sue cartelle esattoriali c’è un passaggio intermedio, ovvero quello dell’avviso bonario INPS.

Ogni tre mesi l’istituto previdenziali fa un controllo formale dei contributi che gli artigiani e gli esercenti commerciali devono versare; se dal controllo viene rilevata una incongruenza, l’INPS emette un avviso bonario, ovvero una comunicazione che riepiloga le rate che on sono state pagate e l’importo dovuto.

L’INPS comunica al soggetto interessato come accedere ai documenti e a quali rate fanno riferimento gli avvisi bonari; i documenti possono esser recuperati dal Cassetto previdenziale Artigiani e commercianti. Se l’iscritto che riceve l’avviso bonario INPS ha già provveduto al pagamento non deve fare altro che comunicarlo all’istituto utilizzando l’apposito servizio online (sempre dal Cassetto previdenziale per artigiani e commercianti bisogna andare nella Sezione comunicazione bidirezionale, poi on Comunicazioni ed infine in Invio quietanza di versamento). Nel caso di mancato pagamento invece l’importo sarà richiesto tramite un avviso di addebito che ha il valore di titolo esecutivo.

Cosa fare quando si riceve la comunicazione

Vediamo cosa deve fare il contribuente quando si accorge di avere un avviso bonario INPS: entro trenta giorni dalla notifica dell’avviso di pagamento può scegliere tra tre diverse opzioni:

  • paga l’intero importo dovuto con il modello F24 riempiendo il modulo con i codici riportati nell’avviso stesso;
  • contesta l’avviso se ritiene che gli addebiti indicati siano infondati (del tutto o in parte), ad esempio perché i versamenti sono già stati effettuati e per qualche ragione non sono confluiti nella posizione assicurativa oppure perché l’attività è cessata ;
  • richiede la dilazione del pagamento.

Se il contribuente non fa nulla entro il limite di 30 giorni, l’INPS procede con la segnalazione telematica del credito per l’iscrizione a ruolo a mezzo di cartella esattoriale.

Scadenza esterometro: cos’è, come funziona e termini

L’introduzione della fattura elettronica avvenuta nel 2019 ha portato diverse novità: tra queste c’è anche l’obbligo di comunicazione delle operazioni transfrontaliere, ovvero il cosiddetto esterometro. Ormai è da più di un anno che sono entrate in vigore queste regole, però è necessario fare ulteriore chiarezza sull’argomento: vediamo qual è la scadenza dell’esterometro, come funziona la comunicazione ed entro quali termini e con quali modalità va presentata.

Cos’è l’esterometro e come funziona?

Tutte le operazioni attive e passive che vengono fatte con soggetti esteri che risiedono in paesi che fanno parte dell’Unione Europea o che non ne fanno parte devono essere comunicati per via telematica. Questo obbligo è dovuto al fatto che queste operazioni di norma non sono documentate dalla normale fattura elettronica, quindi senza questa comunicazione l’amministrazione finanziaria non potrebbe automaticamente acquisirne i dati. Sono obbligati a trasmettere l’esterometro tutti i soggetti passivi IVA stabiliti in Italia che effettuano operazioni attive o passive con soggetti esteri, a prescindere dal fatto che questi siano soggetti privati od operatori economici. Sono esclusi da questo obbligo i contribuenti nel regime dei minimi e nel regime forfettario e i produttori agricoli in regime di esonero

Scadenze e dati da indicare nella comunicazione

Ma qual è la scadenza dell’esterometro? Il decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 recita che la trasmissione telematica della comunicazione deve essere effettuate trimestralmente ed entro la fine del mese successivo al trimestre di riferimento. Quindi nel corso dell’anno si dovrà inviare fino ad un massimo di quattro comunicazioni (se vengono effettuate operazioni da e verso l’estero nel corso di ogni trimestre) con queste scadenze:

  • le operazioni eseguite a gennaio, febbraio e marzo 2020 vanno comunicate entro il 30 aprile del 2020;
  • le operazioni eseguite ad aprile, maggio e giugno 2020 vanno comunicate entro il 3i luglio del 2020;
  • le operazioni eseguite a luglio, agosto e settembre 2020 andrebbero comunicate entro il 31 ottobre del 2020, ma considerando che la data è sabato, il termine di presentazione slitta al 2 novembre;
  • le operazioni eseguite ad ottobre, novembre e dicembre 2020 vanno comunicate entro il 31 gennaio del 2021.

I dati da indicare nell’esterometro sono i seguenti:

  • dati identificativi del prestatore o del cedente;
  • dati identificativi del committente o del cessionario;
  • data del documento che prova l’operazione;
  • data di registrazione (per gli eventuali documenti ricevuti e le relative note di variazione);
  • numero del documento;
  • base imponibile;
  • aliquota di imposta sul valore aggiunto applicata e, se non è prevista lannotazione dell’IVA sul documento, la tipologia di operazione.

Sanzioni per chi non rispetta i termini di presentazione

Chi non rispetta l’obbligo di invio dell’esterometro corre il rischio di essere punito con delle sanzioni: è prevista una multa di 2 euro per ogni fattura fino ad un massimo di 1.000 euro a trimestre per i casi di errata ed omessa comunicazione; per i ritardatari che inviano l’eterometro entro 15 giorni dalla scadenza è prevista una sanzione di 1 euro per ogni fattura, fino ad un massimo di 500 euro per l’intero trimestre.

Come fare la spesa gratis? consigli e dove prendere i coupon

Molte persone si chiedono se sia possibile fare la spesa gratis: a fine mese i soldi che se ne vanno per acquistare prodotti alimentari e per la casa si fanno sentire pesantemente sul bilancio familiare. Qualche trucchetto per risparmiare c’è: vediamo i più interessanti consigli e scopriamo dove prendere i coupon per fare la spesa gratis…o quasi!

I consigli per risparmiare e fare la spesa gratis

Fino a non molti anni fa i buoni sconti e i coupon non erano molto utilizzati in Italia: se ne sentiva più frequentemente parlare nei programmi televisivi provenienti da oltreoceano che nella vita di tutti i giorni. Di recente però le cose sono cambiate e anche da queste parti si ricorre all’utilizzo di questi buoni per poter fare la spesa gratis (più o meno). Per riuscire a raggiungere i grandi risparmi occorre tempo: prima bisogna imparare bene il meccanismo e poi bisogna seguire con attenzione i volantini e le offerte lanciate dai negozi e i siti da cui scaricare i coupon. Il segreto infatti è quello di riuscire ad abbinare i buoni alle promozioni del negozio; in parole povere: sconto + sconto = spesa quasi gratis!

Dove prendere i coupon

A questo punto la domanda nasce spontanea: da dove si possono prendere i coupon? In molti casi i buoni sono offerti direttamente dai marchi (tra i più “generosi” possiamo menzionare Nivea, P&G, Henkel, Algida) e possono essere scaricati da alcuni siti specializzati; il più delle volte per poter prendere i buoni è necessario registrarsi a questi portali. Tra i siti più famosi possiamo citare:

  • Sconty (www.sconty.it)
  • BuonPerTutti (https://buonpertutti.corriere.it)
  • Più Buoni di Acqua & Sapone (www.piubuoni.it)
  • Victoria (www.victoria50.it), da cui poter scaricare coupon per l’acquisto di prodotti P&G (AZ, Dash, Pantene, Swiffer, Lenor).

Altre ditte permettono agli utenti registrati di scaricare coupon e buoni omaggio direttamente dai loro siti internet ufficiali: giusto per fare un esempio (tra quelli disponibili nel momento in cui scriviamo) citiamo i buoni sconto da 1 euro sul mascarpone Santa Lucia o quelli da 0,50 euro sui Cremosini Parmareggio, ma si possono trovare offerte anche per la spesa extra-alimentare. Ma i coupon per fare la spesa gratis non si trovano solo su internet: esistono infatti delle riviste da cui è possibile ritagliare diversi buoni sconto; queste riviste vengono inviate (spesso insieme a dei campioncini omaggio) alle persone che si iscrivono: Desideri Magazine e Victoria 50 sono alcune delle riviste più famose in questo campo.

Buoni sconto e offerte per ottenere il massimo risparmio

Con i coupon si può risparmiare qualcosa, ma se si vuole ottenere il massimo bisogna essere bravi ad abbinarli alle varie offerte periodicamente lanciate dai negozi (non sarebbe quindi tenere sotto controllo i siti, i profili social e i volantini delle più importanti catene di supermercati), alle raccolte punti, ai programmi fedeltà. Sul web sono nati tanti forum e tante pagine social (ma anche applicazioni specializzate) che trattano l’argomento, dove i “risparmiatori esperti” offrono i loro consigli e dove in alcuni casi è possibile anche fare lo scambio dei coupon (ovviamente nel pieno rispetto delle regole).

Certificato iscrizione Camera di Commercio: cos’è, requisiti, termini e costi

In alcuni casi può essere necessario richiedere il certificato iscrizione alla Camera di Commercio: alcuni non sanno di cosa si tratta, mentre altri non sanno come ottenerlo. Facciamo un po’ di ordine e vediamo cos’è questo certificato, quali sono le tipologie disponibili, quali informazioni contiene, quali sono i suoi termini di durata e i costi da sostenere per riceverlo.

Cos’è il certificato iscrizione Camera di Commercio

Stiamo parlando di un documento che viene rilasciata dalla Camera di Commercio che attesta, con valore legale, l’iscrizione dell’impresa al registro delle Imprese della CCIAA, certificandone i dati. Nel certificato di iscrizione sono riportate varie informazioni relative all’impresa, tra cui:

  • i riferimenti di iscrizione;
  • la sede legale;
  • la Partita IVA;
  • l’oggetto e il capitale sociale;
  • l’indicazione del titolare e dei soci, con le relative quote;
  • l’indicazione degli amministratori,
  • le attività.

Il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio ha una validità limitata nel tempo, infatti è valido solo per i sei mesi successivi alla data del suo rilascio.

A volte si fa un po’ di confusione tra la visura e il certificato camerale; effettivamente i dati che i due documenti contengono sono praticamente gli stessi, però c’è un’enorme differenza: il certificato di iscrizione ha un valore legale di certificazione, mentre la visura camerale no lo ha. Inoltre i certificati vengono stampati su una carta speciale, mentre le visure no. Il certificato di iscrizione non è l’unico tipo di certificato camerale: sono infatti disponibili anche il certificato camerale storico, il certificato camerale artigiano e il certificato camerale di vigenza.

Requisiti e costi per ottenere il certificato

Per poter richiedere il certificato di iscrizione camerale bisogna fornire alcuni dati, ovvero:

  • la denominazione oppure, in caso di impresa individuale, il nome e il cognome;
  • la Partita IVA o la Ragione Sociale;
  • la Provincia dell’impresa.

Chi procede con l’acquisto del certificato online tramite la piattaforma Telemaco deve disporre anche delle contromarche olografiche (che devono essere apposte sul documento e il cui valore è riportato sul certificato stesso) e della carta filigranata su cui effettuare la stampa.

La carta può essere acquistata presso la Camera di Commercio: per il certificato di iscrizione occorre acquistare quella oro (quella argento serve per il certificato storico e quella rame per il certificato artigiano). Chi richiede il certificato allo sportello deve pagare i diritti di segreteria (che normalmente ammontano a 5 euro) e l’imposta di bollo, che ammonta a 16 euro ogni 100 righe. Per poter richiedere il certificato online è necessario registrarsi al servizio Telemaco scegliendo il profilo Consultazione + Invio Pratiche + Richiesta Certificati.