Valore immobiliare GEOPOI: come funziona e come viene effettuata la quotazione

Tramite l’Osservatorio del Mercato Immobiliare l’Agenzia delle Entrate segue l’andamento delle vendite e delle locazioni di abitazioni, uffici, negozi e capannoni ed ogni sei mesi aggiorna le sue quotazioni immobiliari di tutti i comuni italiani; esiste un servizio di navigazione che permette dii consultare il valore immobiliare: GEOPOI. Vediamo come funziona e come viene effettuata la valutazione.

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Moneygram: cos’è e come funziona

Negli ultimi anni sono diventati sempre più importanti i servizi di trasferimento denaro; fino a non molto tempo fa infatti, oltre a vaglia e bonifico non c’erano molti strumenti per inviare dei soldi ad un’altra persona. Moneygram è una delle realtà più importanti in questo settore, visto che permette di trasferire denaro in più di duecento Paesi nel mondo. Vediamo meglio cos’è e come funziona.

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Assicurazione per autocarri: tutto quello che c’è da sapere sui costi

Come le automobili per circolare necessitano di una polizza RC auto, anche agli autocarri serve un’assicurazione per poter regolarmente transitare su strade pubbliche. Per questa categoria di mezzi sono state pensate delle soluzioni apposite, ideali per tutti quei veicoli con un peso non superiore ai 35 quintali.

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Pensionati a Tenerife: vantaggi e svantaggi, cosa prevede la legge?

Tanti italiani una volta lasciato il mondo del lavoro decidono di trascorrere gli anni della pensione in un altro paese: sono tanti i motivi che possono spingere una persona a prendere una scelta del genere e sono molte anche le destinazioni che vengono prese in considerazione; di certo una delle più gettonate le Isole Canarie: in questa pagina vedremo tutti i vantaggi e gli svantaggi per i pensionati a Tenerife e vedremo cosa prevede la legge.

Vantaggi e svantaggi per i pensionati a Tenerife

I pensionati a Tenerife non sono solo quelli italiani: la più grande delle Isole Canarie viene infatti spesso chiamata il paradiso dei pensionati europei! Ma perché? Quali sono i vantaggi di un trasferimento da quelle parti? Si potrebbe dire che a Tenerife c’è tutto: ottimi servizi, buona sanità, scuole efficienti (per chi desidera spostarsi con tutta la famiglia), centri commerciali, clima sempre godibile, bellezze naturali, spiagge e ottimi collegamenti con l’Italia. E poi c’è una delle tassazioni più basse dell’intero continente.

L’isola di Tenerife può essere idealmente divisa in due: la parte settentrionale è più ventilata e presenta temperature leggermente più basse, ma è anche la zona più verde, ideale per i pensionati che si vogliono dare al trekking o alle grandi passeggiate in mezzo alla natura; il costo degli affitti è più basso rispetto a quelli dell’area meridionale. Ma è Tenerife Sud il vero paradiso per i pensionati italiani (e non solo): città ricche di attrazioni, eventi culturali, locali, piazze, clima soleggiato e leggermente ventilato tutto l’anno, turismo a volontà; certo, dal punto di vista economico è la zona più impegnativa (soprattutto per quanto riguarda gli affitti), ma è un piccolo scotto da pagare per vivere in questo posto da sogno.

Regime fiscale ed agevolazioni per i residenti

Ma bastano questi motivi a spingere i pensionati a Tenerife? Ovviamente no, bisogna considerare anche il regime fiscale: la Isole Canarie godono di un regime speciale, completamente differente da quello vigente nel resto della Spagna. Per poter beneficiare di questo regime vantaggioso è però necessario avere la residenza fiscale (con presenza sul territorio dimostrabile) per almeno 183 giorni all’anno (anche non continuativi).

I residenti possono poi beneficiare di altre agevolazioni, come gli sconti sui trasporti tra le isole e con la Spagna continentale. I pensionati di ordine privato hanno diritto a richiedere la defiscalizzazione della pensione per evitare la doppia imposizione: in altre parole l’assegno dei pensionati italiani a Tenerife risulterà più alto di circa il 20%.

Il costo della vita alle Canarie non è molto basso come quello di altri Paesi in cui tanti pensionati decidono di trasferirsi, ma è comunque inferiore rispetto a quello italiano; non è difficile capire perché ci sono tanti pensionati a Tenerife se a questo aspetto ci aggiungiamo altri fattori come le tasse che sono le più basse d’Europa, il clima piacevole tutto l’anno, la gratuità e la bontà del servizio sanitario, la bellezza dell’isola, la tranquillità della vita e la relativa vicinanza all’Italia. I vantaggi sono tanti, mentre tra gli svantaggi dobbiamo inserire la necessità di imparare una nuova lingua.

Documenti necessari per trasferirsi nelle Isole Canarie

Per potersi trasferire a Tenerife è necessario avere con sé i seguenti documenti:

  • documento di identità in corso di validità (passaporto o carta di identità);
  • codice fiscale;
  • Empadronamiento, il documento rilasciato dal Comune in cui si abiterà, serve per certificare la presenza sul territorio; è importante procurarselo subito perché è necessario anche per ottenere il NIE;
  • Numero de Identitad de Extranjero (NIE), indispensabile per vivere a Tenerife per più di tre mesi;
  • assicurazione sanitaria privata e personale (facoltativa).

Legge di stabilità: cos’è e cosa prevede?

Tutti gli anni quando ci si avvicina alla parte finale dell’anno si sente parlare con sempre maggiore insistenza della Legge di Stabilità: sono davvero tante le notizie legate a questo provvedimento, quindi a volte si fa un po’ di fatica a capire di cosa si tratta. Cerchiamo di capire cos’è la Legge di Stabilità e cosa prevede.

Cos’è la Legge di Bilancio

Di solito la Legge di Stabilità viene definita come il più importante strumento della manovra di finanza pubblica insieme alla Legge di Bilancio. È stata introdotta nel 1978 con il nome di Legge Finanziaria, mentre la nuova denominazione è arrivata solo nel 2009. Con questa legge vendono introdotte le variazioni alle entrate e alle uscite delle Pubbliche Amministrazioni, in modo da restare coerenti con gli obiettivi programmatici di finanza pubblica stabiliti nel DEF (documento di programmazione).

La Legge di Stabilità è stata creata per aggirare il limite costituzionale che impedisce alla Legge di Bilancio (ovvero il documento preventivo con cui il Governo comunica al Parlamento le entrate e le spese pubbliche ce sono previste per l’anno successivo) di prevedere maggior spese o di introdurre nuovi tributi: le variazioni indicate nella Legge di Stabilità vengono poi immesse nella Legge di Bilancio tramite la Nota di Variazioni. Nel 2012 la Legge di Stabilità e la Legge di Bilancio sono state accorpate in un unico testo legislativo (la Nuova Legge di Bilancio), quindi i due provvedimenti, mantenendo comunque i loro caratteristici contenuti, seguono un unico iter parlamentare.

Cosa prevede la legge: struttura, contenuto e limiti

La Legge di Stabilità ha una struttura divisa in due parti:

  • parte normativa, dedicata alle variazioni delle entrate (che possono avvenire agendo sui saldi di finanzia pubblica in senso espansivo o in senso restrittivo) e alle variazioni delle spese (in questo caso si può agire solo in senso restrittivo, quindi producendo risparmi);
  • parte tabellare, contiene le rimodulazioni di stanziamenti di spesa.

La Legge può inoltre contenere lo stanziamento delle risorse relative ai rinnovi dei contratti nel pubblico impiego e le norme che fanno riferimento al patto di stabilità interno.

La legge di Stabilità deve rispettare due vincoli quantitativi:

  • l’effetto netto delle modifiche che introduce deve produrre un saldo coerente (quindi uguale o inferiore) a quello previsto dal documento di programmazione;
  • i maggiori oneri correnti previsti dalla Legge devono trovare la loro copertura in risparmi di spesa oppure in aumenti di entrata di natura corrente.

Rispetto al passato il testo della legge è diventato più snello, visto che molti aspetti vengono disciplinati al di fuori della norma con i cosiddetti Decreti collegati alla Legge di Bilancio.

Normativa antiriciclaggio: cosa prevede la legge? Le novità del 2020

Con il Decreto Legislativo 125/2019 l’Italia ha recepito la V Direttiva Antiriciclaggio Europea: l’obiettivo della norma è quello di prevenire l’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Ormai da diverso tempo il legislatore (sia a livello nazionale che al livello comunitario) si impegna su questo argomento con l’obiettivo di contrastare la criminalità organizzata e il terrorismo internazionale. Vediamo cosa prevede la legge e le novità della normativa antiriciclaggio 2020.

La normativa antiriciclaggio italiana

Nell’ordinamento italiano il riciclaggio è già di per sé un reato, infatti il codice penale prevede quattro fattispecie incriminatrici: riciclaggio di denaro da parte di chi non ha concorso a commettere il reato da cui proviene il denaro, il reimpiego di denaro di illecita provenienza, l’autoriciclaggio e l’intestazione fittizia di beni e di denaro. Al di là di questo la legge italiana, in concerto con le normative europee, prevede un’articolata normativa antiriciclaggio il cui obiettivo principale è quello di consentire la tracciabilità dei flussi finanziari. L’obiettivo può essere raggiunto tramite vari mezzi:

  • l’individuazione degli organi pubblici preposti al settore;
  • la collaborazione interna ed internazionale tra questo organi;
  • la previsioni di obblighi a carico di operatori qualificati (banche, finanziarie, revisori contabili e così via) come d esempio la segnalazione di operazioni sospette.

Cosa prevede la legge: le più importanti novità

A livello nazionale la fonte più importante della normativa antiriciclaggio è il Decreto Legislativo 231/2007, recentemente aggiornato con l’introduzione del Decreto Legislativo 125/2019 che aggiorna la normativa a quanto previsto dalla Direttiva Europea. Le novità più interessanti coinvolgono i professionisti e gli intermediari finanziari; vediamo quali sono i cambiamenti più importanti.

Ampliamento dei soggetti con obblighi antiriciclaggio
La platea viene allargata con l’inserimento delle succursali insediate in Italia di intermediari assicurativi con sede legale e amministrazione centrale in stati esteri, dei commercianti (o intermediari nel commercio) di cose antiche o opere d’arte, chi presta il servizio di portafoglio digitale, gli agenti in affari.

Accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva
Tra i cambiamenti della normativa antiriciclaggio ci sono quelli relativi ai criteri per la determinazione della titolarità effettiva di clienti diversi da persone fisiche; questo significa che se il cliente non è una persona fisica vengono individuati come titolari effettivi i fondatori (se in vita, i beneficiari (se individuabili), i titolari dei poteri di rappresentanza legale, amministrazione e direzione.

Più tempo per il registro dei titolari effettivi
Il decreto ha portato al 3 luglio 2020 il termine entro il quale il MEF, in collaborazione con il MiSE, deve regolamentare il Registro dei titolari effettivi.

Nuove misure di adeguata verifica rafforzata
Vengono introdotte misure di adeguata verifica rafforzata per la clientela che opera con Paesi ad alto rischio di finanziamento del terrorismo o di riciclaggio (prima la discriminante era la sola residenza). Gli intermediari finanziari e bancari devono fare una segnalazione periodica delle transazioni effettuate con i soggetti che operano in quei Paesi.

Vengono considerati fattori di rischio per l’applicazione delle nuove misure di adeguata verifica anche le operazioni che riguardano il petrolio, le armi, i prodotti del tabacco, i metalli preziosi, l’avorio, le specie protette, i manufatti culturali, i beni di importanza archeologica, storica o scientifica.

Nuovi strumenti per le autorità di vigilanza
La normativa antiriciclaggio si arricchisce di nuovi strumenti che possono essere utilizzati dalle autorità di vigilanza per limitare il rischio connesso a Paesi Terzi; tra questi strumenti c’è il diniego all’autorizzazione per attività di intermediari bancari o finanziari esteri o all’apertura di succursali in Paesi ad alto rischio per gli intermediari italiani.

Nuovi poteri per la Guardia di Finanza
Il MEF, le autorità di vigilanza del settore, l’Unità di Informazione Finanziaria e il nucleo speciale di polizia valutaria, le amministrazioni, le autorità giudiziarie e gli organi delle indagini collaborano per facilitare l’individuazione di qualsiasi circostanza in cui emergono situazioni e fatti la cui conoscenza potrebbe essere utilizzata per prevenire l’uso del sistema finanziario ed economico allo scopo di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

Il decreto ha introdotto novità relative alle potestà antiriciclaggio attribuite alla Guardia di Finanza: il Nucleo speciale di polizia valutaria può acquisire direttamente i dati e le informazioni presso ogni soggetto obbligato, anche tramite controlli ed ispezioni; la Guardia di Finanza potrà accedere non solo ai dati bancari e finanziari che sono contenuti nell’anagrafe tributaria, ma anche ai dati che sono presenti nell’anagrafe immobiliare integrata.

Le responsabilità degli organi di autoregolamentazione
Gli ordini dei notai, dei dottori commercialisti, degli avvocati e dei consulenti del lavoro deono occuparsi del monitoraggio dei relativi iscritti ed ogni anno devono pubblicare le sanzioni antiriciclaggio a cui i loro professionisti sono stati sottoposti.

Entro il 30 maggio gli ordini devono pubblicare anche una relazione che contiene il numero delle sanzioni adottate nei confronti dei loro iscritti, il numero di segnalazioni di operazioni sospette ricevute ed inoltrate alla UIF, il numero e la tipologia delle misure disciplinari adottate nei confroni degli iscritti per violaizoni gravi, ripetute e sistematiche degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di segnalazione di operazioni sospette.

Cassa di Risparmio di Cesena: indirizzo delle filiali e servizi offerti

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla scomparsa di istituti di credito più o meno storici: alcuni di loro sono letteralmente spariti, mentre altri sono entrati a far parte dei principali gruppi bancari. Questo è quello che è successo alla Cassa di Risparmio di Cesena, fondata nel 1840 e chiusa nell’estate del 2018 a seguito dell’incorporazione in Crédit Agricole. Cerchiamo di capire se esistono ancora delle filiali e vediamo i loro indirizzi e i servizi offerti.

Dalla nascita alla fusione in Crédit Agricole: esistono ancora filiali della Cassa di Risparmio di Cesena?

La Cassa di Risparmio di Cesena è stata istituita nel 1840; dopo aver ottenuto l’autorizzazione papale, nel 1842 viene aperta al pubblico. Nel 1861 le vennero riconosciute le funzioni creditizie anche dal “neonato” Regno d’Italia. L’istituto si rivelò un elemento fondamentale per la popolazione del suo territorio durante e successivamente le due guerre mondiali. Negli anni sessanta la Cassa di Risparmio di Cesena cresce, aprendo nuove filiali in città. L’espansione continua negli anni ottanta quando la sua attività esce dall’area cesenate, arrivando inizialmente nelle zone di Forlì e di Ravenna.

Nel 2013 c’è la fusione con la Banca di Romagna (che già faceva parte del Gruppo Cassa di Risparmio di Cesena), ma pochi anni dopo (più precisamente alla fine del 2017) c’è l’ingresso nel gruppo Crédit Agricole insieme alle casse di risparmio di San Miniato e di Rimini. Nel 2018 c’è la fusione per incorporazione di tutte e tre le banche nella capogruppo. Le insegne delle filiali di quella che è per tanti anni è stata una realtà fondamentale dell’economia cesenate vengono sostituite da quelle di Crédit Agricole.

La Cassa di Risparmio di Cesena è stata quindi cancellata dall’Albo delle Banche il 21 luglio del 2018; non esistono più filiali e sportelli che portano questo nome. I servizi che venivano offerti dalle filiali dell’istituto (presenti non solo in Emilia Romagna, ma anche nelle Marche, in Toscana, in Veneto e in Umbria) erano diversi: conti correnti, depositi, finanziamenti, operazioni in valuta estera, amministrazione e deposito titoli e così via.

La Fondazione

Esiste ancora invece la Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena. Pur non potendo più contare sulle risorse del passato, la Fondazione continua ad impegnarsi nei suoi settori di intervento, ovvero:

  • istruzione;
  • ricerca scientifica;
  • arte;
  • conservazione e valorizzazione dei beni ambientali e delle attività culturali;
  • sanità;
  • assistenza alle categorie sociali più svantaggiate.

La sede legale si trova a Cesena, in Corso Garibaldi 18. La Fondazione, persegue i suoi scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico senza scopi di lucro e svolge le sue attività nei Comuni del circondario della città romagnola.

Come investire in Borsa valori oggi

Nel momento in cui si vuole capire come investire in borsa il proprio denaro, è meglio definire chiaramente quali sono gli obiettivi economici che si vogliono raggiungere e quale tipo di investimento può effettivamente realizzarli.

Investire significa essenzialmente acquistare una parte di una società o una merce nella speranza che il valore di quella società o merce prospererà nel tempo e, per tale motivo, non si tratta di un guadagno rapido. Per i principianti, la speculazione finanziaria a breve termine sembra essere condizionata dalla fortuna, infatti si può facilmente perdere più di quanto si è riusciti a guadagnare.

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Eredità e successione: la guida completa aggiornata al 2020

Cosa succede al patrimonio di una persona dopo la sua morte? Con questa domanda apriamo un’ampia finestra sull’argomento eredità e successione, il procedimento che permette il passaggio dei rapporti trasmissibili (che non si estinguono con la morte del soggetto) agli eredi subentranti. In questa guida completa ed aggiornata al 2020 spiegheremo come funziona l’intera procedura.

Cos’è la successione ereditaria e quali tipologie esistono

Quando muore una persona si apre la cosiddetta successione ereditaria: questa determina il trasferimento delle posizioni giuridiche del defunto al successore. Il subentro dell’erede può essere a titolo universale (ovvero subentra nella totalità dei diritti e degli obblighi trasmissibili) oppure a titolo particolare (ovvero subentra solo in uno o più rapporti definiti dal defunto: in questo caso si parla di successore legatario).

L’erede universale subentra a tutti i rapporti patrimoniali del defunto (acquisendo quindi anche i suoi debiti) solo se accetta l’eredita; il legatario invece assume automaticamente lo status di erede, non ha bisogno di accettare l’eredita, visto che in generale non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari (che gravano solo sugli eredi universali in proporzione alle loro quote).

Esistono tre tipi di successione:

  • successione testamentaria, quando il defunto ha lasciato testamento, assegnando il patrimonio agli eredi e agli eventuali legatari;
  • successione legittima, quando in mancanza di un testamento (o di un testamento valido) interviene la legge per individuare gli eredi; la sucecssione legittima può aggiungersi in funzione residuale a quella testamentaria se questa non diciplina l’intero patrimonio;
  • successione necessaria, quando il defunto ha lasciato un testamento, ma non ha rispettato i diritti che la legge garantisce ai congiunti più ristretti, che hanno sempre diritto ad una quota minima di eredità (la legittima).

I requisiti per ricevere l’eredità

Non sono previsti dei particolari requisiti per ricevere un’eredità: è sufficiente essere vivi o addirittura anche solo concepiti (vengono ritenuti tali le persone che nascono entro i 300 giorni successivi alla morte del de cuius) al momento in cui si apre la successione; possono essere eredi anche le persone giuridiche. La legge però prevede anche delle situazioni in cui è possibile perdere la capacità di succedere; non sono ritenuti meritevoli di fruire dei benefici dell’eredità:

  • chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere il de cuius o i suoi congiunti;
  • chi ha commesso al de cuius o ai suoi congiunti danni per i quali la legge dichiara applicabili le norme sull’omicidio;
  • chi ha denunciato con calunnia o falsamente testimoniato contro il de cuius e i suoi congiunti;
  • chi ha forzato con dolo o con violenza le volontà testamentarie oppure chi ha falsificato, distrutto o nascosto il testamento.

Guida completa gli eredi: accettazione, dichiarazione, tasse

Ma vediamo quello che devono fare gli eredi. Al momento della morte della persona, la prima cosa da capire è se esiste o meno un testamento; di solito se c’è un testamento pubblico è il notaio stesso a chiamare gli eredi.

A prescindere dalla presenza di volontà espresse, entro un anno dalla morte è necessario presentare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di successione (che dal 2019 può essere inoltrata solo per via telematica); contestualmente chi presenta la dichiarazione deve pagare le imposte ipotecarie, catastali, di bollo, i tributi speciali e le tasse ipotecarie. La dichiarazione deve comprendere tutti i beni e i diritti che spettavano al defunto (ad eccezione dell’indennità di fine rapporto del prestato di lavoro e quella che spetta agli eredi per le eventuali assicurazioni previdenziali obbligatorie o sulla vita).

Dopo la presentazione della dichiarazione e dopo il pagamento delle varie imposte, con conseguente rilascio di un attestato da parte dell’Agenzia delle Entrate, gli eredi (che ormai hanno accettato l’eredità) possono ottenere la liquidazione di quanto è presente nei conti correnti del defunto; per quanto riguarda i beni immobili la denuncia di successione vien trasmessa al Catasto e alla Conservatoria dell’Agenzia delle Entrate, che provvederanno all’aggiornamento dei dati.

Bisogna fare una precisazione per quanto riguarda l’accettazione dell’eredità: questa può essere espressa o tacita, ma soprattutto può essere pura e semplice oppure con beneficio di inventario; nel primo caso il patrimonio ereditato va a confondersi con quello dell’erede, quindi se le passività ereditate sono superiori alle attività, l’erede dovrà pagare i debiti anche con il suo patrimonio.

Con l’accettazione con beneficio di inventario invece si evita la confusione tra i due patrimoni e per i debiti ereditati si risponderà solo entro i limiti del valore dei beni ricevuti in eredità. L’accettazione con beneficio di inventario è obbligatoria per gli eredi minorenni, interdetti, inabilitati, associazioni, fondazioni, enti non riconosciuti e persone giuridiche.

I legittimari

Quando abbiamo parlato delle tipologie di successione, più precisamente parlando di successione necessaria, abbiamo fatto riferimento ai legittimari, ovvero a quei soggetti che sono legati al defunto da uno stretto vincolo di parentale o coniugio e ai quali la legge riserva una quota del patrimonio ereditario. L’articolo 536 del Codice Civile individua i legittimari nel coniuge, nei figli e negli ascendenti. A loro, a seconda dei casi, spettano le seguenti quote:

  • se c’è un solo figlio, il patrimonio è diviso in due, metà quota legittima al figlio e metà quota disponibile;
  • se esistono più figli, 2/3 del patrimonio spettano ai figli, 1/3 è quota disponibile
  • se esistono solo gli ascendenti, 1/3 del patrimonio spetta a loro, 2/3 di quota disponibile;
  • se esiste solo il coniuge, età del patrimonio spetta al coniuge, l’altra metà è quota disponibile;
  • se ci sono il coniuge e un figlio, 1/3 spetta al coniuge, 1/3 al figlio e 1/3 è quota disponibile;
  • se ci sono il coniuge e più figlio, ½ spetta ai figli, ¼ al coniuge e ¼ è quota disponibile;
  • se ci sono il coniuge e ascendenti sena figli, ½ spetta al coniuge, ¼ agli ascendenti e ¼ è quota disponibile.

La successione legittima in assenza di testamento

Se non c’è testamento si procede con la successione legittima: in questo caso la legge prevede che l’eredità spetti al coniuge, ai figli e ai parenti entro il sesto grado; se non ci sono soggetti che rientrano in queste categorie l’eredità andrà allo Stato, che risponderà dei debiti ereditati solo entro il limite dei crediti presenti nel patrimonio ereditario.

  • Ai genitori succedono i figli in parti uguali, con esclusione di tutti gli altri parenti (ad eccezione del coniuge);
  • in mancanza di fratelli o sorelle e di loro discendenti succedono i genitori in parti uguali;
  • in mancanza di figli, genitori, fratelli, sorelle e loro discenti succedono i nonni (metà per gli ascendenti in linea materna e metà per gli ascendenti in linea paterna);
  • in mancanza di discendenti, genitori e ascendenti succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali (ma i fratelli unilaterali ricevono la metà di quanto spetta ai fratelli germani);
  • in mancanza di discendenti, genitori, ascendenti, fratelli o sorelle e loro discendenti succedono i parenti prossimi entro il sesto grado, senza distinzione di linea.

Le cose si complicano un po’ quando concorrono all’eredità persone con un diverso grado di parentela; la presenza del coniuge è determinate per la successione legittima:

  • in presenza del coniuge e di ascendenti oppure di fratelli e sorelle senza ascendenti 2/3 spettano al coniuge e 1/3 agli ascendenti o ai fratelli/sorelle;
  • in presenza del coniuge e di un figlio, il patrimonio ereditato viene diviso in parti uguali tra i due;
  • in presenza di un coniuge e più figli, 1/3 spetta al coniuge e gli altri 2/3 vengono divisi tra i figli;
  • in presenza di un coniuge, dei genitori (o dei nonni) e di fratelli e sorelle, 2/3 spettano al coniuge, ¼ ai genitori e 1/12 ai fratelli;
  • in presenza di coniuge e fratelli o sorelle, 2/3 spettano al coniuge e 1/3 spetta ai fratelli.

Eredità e successione: l’imposta di succesione

Non si può parlare di eredità e successione senza parlare dei costi dell’intera operazione. Purtroppo, oltre che con il dolore per la perdita di una persona cara e le seccature burocratiche, bisogna fare i conti anche con le tasse di successione.

Per quanto riguarda l’imposta di successione la base imponibile è costituita dalla quota di ciascun erede della differenza tra le attività e le passività del patrimonio del defunto; per il coniuge e i parenti in linea retta è prevista una franchigia di un milione di euro per ciascun erede; significa che entro questa somma non si deve pagare l’imposta di successione; se si supera questa soglia viene applicata sulla parte eccedente un’aliquota del 4%.

Per i fratelli e le sorelle la franchigia è di 100.000 euro e l’aliquota sulla parte eccedente è del 6%; per i parenti fino al quarto grado e gli affini fino al terzo grado non c’è franchigia è l’aliquota dell’imposta di successione è apri al 6%; per tutti gli altri eredi non c’è franchigia è l’aliquota è dell’8%.

Cessione del quinto per pensionati: come funziona e chi può richiederla

La cessione del quinto è una tipologia di finanziamento che si rivolge a una platea piuttosto ampia. È richiedibile da dipendenti pubblici e privati con contratti a tempo indeterminato, e può essere sottoscritta facilmente anche dai pensionati, sia essi Inps ed ex Inpadap, sia Enasarco o Enpam. Questa fetta di sottoscrittori, infatti, trova nelle cessioni del quinto numerosi benefici, che hanno inizio già al momento della stipula e proseguono nelle fasi successive.

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