Mercati volatili dopo la riunione BCE

Nella seduta di ieri, in cui la BCE si è resa protagonista con l’atteso meeting (nel quale, tuttavia, è stata confermata la natura tecnica e interlocutoria dello stesso) si è registrata una reazione piuttosto volatile dei titoli di Stato europei alle parole del presidente Draghi: se in un primo momento i toni cauti della conferenza stampa avevano generato flussi in uscita per bond core e periferici, le ultime ore di contrattazione hanno lasciato spazio a diffusi recuperi.

Il motivo è abbastanza semplice: Draghi ha sì parzialmente deluso le aspettative di breve termine, ma ha dato appuntamento a dicembre per annunciare le attese modifiche al quantitative easing che dovrebbero sostenere ancora il settore. Ne è conseguito che se per i Bund si osserva addirittura una discesa dei rendimenti rispetto alle chiusure del giorno precedente, sul secondario italiano le variazioni giornaliere in chiusura sono state minime. Il BTP a 2 anni è tornato a quota -0,08% mentre il decennale si è confermato poco sotto l’1,4%. Con la chiusura del collocamento del BTP Italia avvenuta ieri, che tra investitori retail e istituzionali ha raccolto oltre 5 miliardi di euro, il Tesoro ha fatto sapere di aver completato una quota pari al 90% del funding stimato.

Rating

A questo punto, l’attenzione “abbandona” la BCE e si sposta a quel che faranno le principali agenzie di rating. In primo luogo, a mercati chiusi, arriverà il pronunciamento di Fitch sul rating sovrano dell’Italia, attualmente a BBB+ con Outlook Stabile. La valutazione dovrebbe rimanere invariata; infatti l’agenzia, così come le altre società di rating, ha affermato di aspettare l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre per rivalutare le prospettive del nostro Paese. Oggi in agenda anche l’atteso pronunciamento di Dbrs sul Portogallo. Con una valutazione BBB Low Outlook Stabile Dbrs è l’unica agenzia che mantiene Lisbona in area Investment Grade, consentendo così ai bond del Paese di essere acquistabili da parte della BCE all’interno del programma di QE. Ricordiamo, infatti, che l’Istituto di Francoforte non può comprare titoli che non siano valutati da almeno un’agenzia come Investment Grade. Dopo le turbolenze delle settimane passate, dovute al timore di un declassamento da parte di Dbrs, le ultime dichiarazioni dell’agenzia sono state nella direzione di un probabile mantenimento del rating, notizia che ha permesso un buon recupero dei bond portoghesi.

Cambi e materie prime

Per quanto riguarda i cambi, le parole di ieri di Mario Draghi hanno messo sotto pressione l’euro, sceso ai minimi a 7 mesi nei confronti di un dollaro che, di contro, appare ben impostato su tutte le principali divise internazionali, complice l’attesa per il rialzo Fed di dicembre (a novembre, ripetiamo, confermiamo il nostro scenario di posizioni attendiste). Sul fronte delle commodities, le quotazioni petrolifere sono ancora deboli questa mattina dopo la flessione di oltre il 2% di ieri, in scia al rafforzamento del dollaro. Sullo sfondo resta la stabilizzazione del mercato dei carburanti, dopo due anni di eccesso d’offerta, che sostiene il comparto energetico, in vista del meeting OPEC del 30 novembre e della ratifica degli accordi di Algeri. WTI e Brent restano comunque sopra 50 e 52 dollari al barile.

Macroeconomia

Concludiamo infine con un breve focus sui dati macro di oggi, il cui elemento di maggiore rilievo sarà la stima flash dell’indice di fiducia delle famiglie a ottobre che potrebbe registrare un nuovo miglioramento a -8,0 da -8,2. L’attenzione sarà puntata anche sul divario tra il livello della fiducia dei Paesi core e della periferia che è andato riallargandosi da inizio anno, con i primi che viaggiano al di sopra della media di lungo periodo, mentre i secondi rimangono a un livello decisamente inferiore. In agenda anche l’indice di fiducia economica elaborato dalla Banca del Belgio che potrebbe migliorare a ottobre a -1,5 da -2,2, proseguendo il recupero visto a settembre dopo la marcata correzione di agosto. Nella giornata odierna non ci sono dati rilevanti in agenda per gli Stati Uniti.

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