Assegni di quiescenza: cosa sono e come si ottengono?

L’assegno di quiescenza è un trattamento riservato ai dipendenti pubblici in occasione della cessazione del loro rapporto di lavoro. Ai dipendenti militari e civili dello Stato che escono dal mondo del lavoro viene riconosciuto un trattamento pensionistico e un’indennità una tantum; questa indennità, che rappresenta l’assegno di quiescenza, viene detta anche trattamento di fine servizio (TFS).

Cos’è l’assegno di quiescenza e come si ottiene?

Il TFS si distingue dal classico TFR (trattamento di fine rapporto) perché non ha natura esclusivamente retributivo, ma è composto anche da una quota previdenziale: l’accantonamento del TFR spetta al datore di lavoro, mentre nel TFS i contributi previdenziali vengono versati in parte dal datore di lavoro e in parte dal dipendente. Inoltre il TFS viene calcolato in base all’ultima retribuzione percepita. Questa indennità di buonuscita viene riconosciuta a tutto il personale civile e militare dello Stato che è stato assunto prima della fine dell’anno 2000; per chi è stato assunto in seguito viene riconosciuta solo alle categorie non contrattualizzate (ovvero militari, magistrati, procuratori dello Stato, ricercatori universitari e docenti), mentre per le altre il TFS è stato sostituito dal TFR.

Per ottenere l’assegno di quiescenza il dipendente deve presentare l’apposita domanda all’ente che lo amministra. L’ente tramite la compilazione del modello PR1 (detto anche questionario di riscatto) certifica i dati anagrafici del richiedente, verifica lo stipendio in godimento e si accerta che la richiesta sia stata fatta in modo corretto. Il questionario deve essere poi inviato all’istituto previdenziale. L’ente deve completare questo passaggio entro 6 mesi dal momento della presentazione della domanda, altrimenti l’istituto previdenziale applica gli interessi moratori. Lo stesso istituto comunica la sua delibera (contro la quale il richiedente ha tre mesi di tempo per fare ricorso).

È prevista anche la decadenza del diritto, ovvero la domanda di riscatto decade se viene inviata non in attività di servizio. Il TFS viene liquidato d’ufficio al dipendente dello Stato (o ai suoi superstiti) ed è prevista la prescrizione del diritto in cinque anni. Se il dipendente si dimette con un servizio contributivo pensionistico inferiore ai quarant’anni la liquidazione del TFS viene rimandata di sei mesi (l’istituto previdenziale può rinviarla di ulteriori tre mesi, ma a partire dal nono mese in poi al richiedente verranno riconosciuti gli interessi).

Esempi di calcolo del trattamento di fine servizio

Vediamo ora un esempio di calcolo dell’assegno di quiescenza: per il personale dei Ministeri il TFS è dato dalla somma dell’ultima retribuzione, della retribuzione individuale di anzianità, dell’indennità integrativa speciale (ridotta del 60%) e dell’indennità di amministrazione, che viene moltiplicata per il numero degli anni utili e poi per 0,80. Per quanto riguarda i personale del comparto suola esiste una formula semplificata che consente di conoscere il valore lordo del TFS: lo stipendio lordo viene moltiplicato per gli anni utili e poi diviso per il numero fisso 15.

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