Prestiti Inps per pensionati: confronto tra i vari finanziamenti, tassi di interesse e simulazione

Molte persone credono che i pensionati non possano ottenere prestiti: molti infatti sono convinti che ci siano limiti anagrafici troppo bassi o che sia necessario presentare una busta paga per ottenere un finanziamento; in realtà non è così, anzi: esistono anche i prestiti INPS per pensionati. Facciamo un confronto tra i vari finanziamenti disponibili facendo una simulazione per conoscere quali sono i tassi di interesse e le altre condizioni applicate.

Quali sono i prestiti INPS per pensionati?

Partiamo da un presupposto: i pensionati possono richiedere ed ottenere prestiti: le banche e le finanziarie di solito hanno un limite anagrafico massimo di 75 anni e anche il cedolino della pensione viene accettato come documento di reddito valido per l’erogazione di un finanziamento.

In più ci sono le soluzioni offerte direttamente dall’istituto nazionale di previdenza: l’INPS infatti è in grado di proporre sia ai lavoratori che ai pensionati dei finanziamenti a condizioni agevolate e lo può fare sia attraverso il suo Fondo Credito che tramite banche e società finanziarie convenzionate. Sul sito ufficiale dell’ente si legge che possono richiedere i prestiti INPS per pensionati gli ex dipendenti pubblici iscritti alla Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali; si legge inoltre che tutti i pensionati invece possono richiedere un prestito bancario con la formula della cessione del quinto della pensione.

I finanziamenti erogati direttamente dall’INPS

I prestiti INPS erogati direttamente dall’istituto vengono chiamati anche prestiti INPDAP perché sono rivolti agli ex dipendenti pubblici che sono iscritti alla Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali. Sono disponibili due tipologie di prestito: ci sono i piccoli prestiti e i prestiti pluriennali (ma solo quelli diretti, perché quelli garantiti sono riservati agli iscritti in servizio): andiamo a conoscere le loro caratteristiche.

I piccoli prestiti INPS per pensionati ex INPDAP

I pensionati iscritti alla Gestione Unitaria che vogliono affrontare con maggiore serenità delle spese di entità contenuta possono rivolgersi all’INPS per ottenere un piccolo prestito a breve termine. Questa formula permette di ottenere importi pari ad una, due, tre o quattro mensilità mette della pensione, che andranno restituite rispettivamente in 12, 24, 36 o 48 rate mensili; se sulla pensione non ci sono altre trattenuto in corso è possibile richiedere anche la doppia mensilità, purché la rata di rimborso non superi il quinto cedibile.

SI tratta di un prestito a condizioni davvero interessanti, infatti viene applicato un tasso di interesse nominale annuo pari al 4,25%; bisogna inoltre considerare l’aliquota dello 0,50% per le spese di amministrazione e il premio fondo rischi, il cui ammontare è legato all’età del richiedente e alla durata del prestito. È consentita l’estinzione anticipata del prestito: basta pagare il debito residuo e si viene anche rimborsati per la quota residua del fondo rischi. È possibile anche rinnovare il prestito, ma solo dopo che sono passati 6 mesi per i prestiti annuali, 12 mesi per i prestiti biennali, 18 mesi per i prestiti triennali e 24 mesi per i prestiti triennali. La domanda per ottenere i piccoli prestiti INPS per pensionati può esser inoltrata

  • tramite i servizi online del sito dell’INPS;
  • chiamando il Contact Center al numero 803164 da rete fissa (numero gratuito) oppure al numero 0616464 da rete mobile;
  • rivolgendosi presso enti di patronato o altri intermediari dell’istituto, che si occuperanno della trasmissione telematica della domanda.

I prestiti pluriennali INPS per pensionati iscritti alla Gestione Unitaria

I pensionati iscritti alla Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali che devono affrontare delle precise e documentate esigenze personali o familiari hanno anche la possibilità di richiedere i prestiti pluriennali diretti. Il piano di rimborso può avere una durata di cinque anni (60 rate mensili) o di dieci anni (120 rate mensili), mentre l’importo che si può ottenere dipende dall’entità della pensione, visto che ogni rata non può essere superiore al suo quinto.

Anche in questo caso le condizioni applicate sono agevolate: il tasso di interesse nominale annuo è pari al 3,50%, poi bisogna tenere conto anche delle solite aliquote per le spese di amministrazione (0,50%) e per il premio fondo rischi. I finanziamenti possono essere richiesti solo per far fronte alle esigenze espressamente indicate nel regolamento; questo significa che il prestito quinquennale può essere richiesto solo per:

  • calamità naturali;
  • rapina, furto e incendio;
  • trasloco per esigenze familiari (massimo 15.000 euro);
  • lavori condominiali della cassa casi di residenza in proprietà;
  • manutenzione ordinaria per la casa di residenza (massimo 30.000 euro);
  • spese per l’installazione di impianti di energia rinnovabile nella casa di residenza (massimo 25.000 euro);
  • acquisto di autovettura (massimo 20.000 euro);
  • nascita o adozione di figli;
  • protesi dentarie e cure odontoiatriche er l0iscritto, il coniuge o i figli a carico;
  • acquisto di autovettura modificata, carrozzella o protesi di alto costo per portatori di handicap;
  • malattia dell’iscritto;
  • decesso di familiari;
  • matrimonio dell’iscritto o del figlio;
  • iscrizione a corsi post laurea di almeno due anni dell’iscritto o del figlio;
  • casi eccezionali rilevanti e gravi che richiedono un notevole impegno economico (massimo 30.000 euro).

I prestiti decennali invece possono essere richiesti per:

  • riscatto di alloggi popolari o di enti pubblici già condotti in locazione;
  • acquisizione di casa in cooperativa o da cooperativa costituita da locatari di abitazioni di enti pubblici in dismissione;
  • acquisto o costruzione della casa destinata a residenza (massimo 150.000 euro);
  • estinzione anticipata o riduzione del mutuo ipotecario;
  • manutenzione straordinaria, risanamento conservativo, restauro e ristrutturazione della casa di proprietà (massimo 100.000 euro);
  • malattia grave dei componenti del nucleo familiare;
  • casi eccezionali rilevanti e gravi che richiedono un notevole impegno economico (massimo 50.000 euro).

Le modalità di richiesta per i pensionati sono le stesse viste in precedenza: inoltro della domanda online tramite il servizio dedicato INPS, telefonata al Contact Center o affidamento della pratica a patronati o intermediari dell’istituto.

La simulazione dei prestiti erogati dall’INPS

Sul sito dell’istituto previdenziale è disponibile uno strumento che permette di fare la simulazione dei prestiti INPS per pensionati ex INPDAP: tramite questo servizio è possibile calcolare l’importo massimo e minimo che si può ottenere, calcolare la rata ideale e capire quali sono le soluzioni disponibili in base al proprio reddito e alle proprie esigenze.

Utilizzando lo strumento Simulazione Prestito è sufficiente inserire l’importo della pensione netta e la data di nascita per sapere quanto si può ottenere e con quale formula; ad esempio un pensionato che riceve ogni mese un importo netto di 1000 euro ed ha 70 anni può richiedere:

  • piccolo prestito da 1.000 euro da restituire in 12 mesi (tasso 4,25%); l’importo sale a 2.000 euro con la doppia mensilità;
  • piccolo prestito da 2.000 euro da restituire in 24 mesi (tasso 4,25%); l’importo sale a 4.000 euro con la doppia mensilità;
  • piccolo prestito da 3.000 euro da restituire in 36 mesi (tasso 4,25%); l’importo sale a 6.000 euro con la doppia mensilità;
  • piccolo prestito da 5.000 euro da restituire in 48 mesi (tasso 4,25%); l’importo sale a 8.000 euro con la doppia mensilità;
  • prestito pluriennale da 3.000 euro da restituire in 60 mesi (tasso 3,50%); l’importo sale a 11.000 euro con la doppia mensilità;
  • prestito pluriennale da 5.000 euro da restituire in 120 mesi (tasso 3,50%); l’importo sale a 20.200 euro con la doppia mensilità.

I prestiti con cessione del quinto della pensione

Usciamo dal sentiero dei prestiti INPS per pensionati erogati direttamente dall’ente previdenziale e parliamo dei finanziamenti con cessione del quinto erogati dalle banche e dagli altri enti accreditati. Questa forma di finanziamento si distingue dalle altre perché le rate di rimborso vengono trattenute in automatico dall’INPS, che si occupa di versare l’importo all’istituto di credito con cui il pensionato ha firmato il contratto.

La cessione del quinto può essere richiesta dai titolari di qualsiasi pensione (sono esclusi gli assegni e le pensioni social, le invalidità civili, gli assegni per l’assistenza dei pensionati inabili, gli assegni di sostegno al reddito, gli assegni al nucleo familiare, le pensioni con contitolarità per la quota che non è di pertinenza del soggetto che richiede il finanziamento, le prestazioni di esodo e l’APE sociale).

Per ottenere il prestito bisogna innanzi tutto farsi rilasciare dall’INPS la comunicazione di cedibilità della pensione, che è quel documento che indica l’importo massimo della rata; la comunicazione va poi consegnata alla banca o alla finanziaria con cui si vuole stipulare il contratto di finanziamento; va detto che se ci si rivolge ad un istituto convenzionato con l’INPS sarà l’istituto stesso a richiedere la comunicazione di cedibilità tramite n collegamento telematico diretto.

Il piano di rimborso può avere una durata massima di 10 anni e prevede la sottoscrizione obbligatoria di una copertura assicurativa contro il rischio morte. L’importo che si può ottenere è legato all’entità dell’assegno mensile, visto che, come si può intuire dal nome, la rata non può essere più alta di un quinto della pensione netta. Sul sito dell’INPS è presente l’elenco degli istituti di credito convenzionati.

Giusto per avere un’idea delle condizioni applicate vediamo alcuni esempi relativi alle offerte di un paio di istituti convenzionati INPS. Con Findoemstic si può ottenere un prestito con cessione del quinto di 12.000 euro da restituire in 120 rate mensili da 136 euro, con TAN 6,46% e TAEG 6,65%. Con Unicredit invece i pensionati possono ottenere un prestito di 9.842,11 euro da restituire in 120 rate mensili da 120 euro, con TAN 6,70% e TAEG 8,43%. Con Fiditalia un pensionato di 65 anni di età può ottenere 13.000 euro da restituire in 84 mesi con rate mensili da 199 euro, con TAN 6,58% e TAEG 7,70%. Ovviamente questi sono solo alcuni esempi: prima di scegliere l’istituto a cui rivolgersi sarà necessario fare un po’ di ricerche e magari fare un confronto tra i vari preventivi.

Prestiti da 6000 euro: come ottenerli in maniera rapida, proposte migliori, calcolo tassi e rate

Seimila euro non sono una grande cifra, però possono essere sufficienti a risolvere alcuni problemi di liquidità oppure ad affrontare con maggiore tranquillità una spesa più o meno imprevista oppure i costi della realizzazione di un progetto: con i prestiti da 6000 euro usciamo dall’ambito dei piccoli prestiti (la cui soglia massima di solito viene fissata a 5000 euro). Vediamo come ottenerli in maniera rapida, come fare il calcolo della rata e come individuare le proposte migliori facendo un confronto tra i tassi proposti nei preventivi delle varie banche e finanziarie.

I prestiti da 6000 euro si possono ottenere in maniera rapida? Requisiti e documenti necessari

I piccoli prestiti sono quelli che prevedono l’erogazione di un importo contenuto: gli istituti di credito dopo aver verificato la presenza dei requisiti accreditano molto velocemente le somme concesse, riducendo al minimo i tempi di istruttoria. Di solito l’erogazione di questi prestiti avviene in giornata, ma è una regola che vale per finanziamenti relativi ad importi fino a 5000 euro.

Cosa succede se il richiedente ha bisogno di cifre leggermente più alte? È possibile ottenerli lo stesso in maniera rapida o bisogna attendere molto di più? Nessuna paura, negli ultimi anni le tempistiche si sono abbreviate parecchio: per i prestiti da 6000 euro (ma anche per importi più elevati) non bisogna aspettare troppo, visto che ormai sono tanti gli istituti che sono in grado di garantire l’erogazione delle somme entro le 48 ore successive al momento dell’accettazione della domanda.

Ovviamente questi tempi ristretti si possono mantenere solo se il richiedente presenta tutti i requisiti richiesti e se i documenti che ha trasmesso alla banca o alla finanziaria sono tutti in regola. I requisiti necessari per ottenere un prestito da 6000 euro sono i seguenti:

  • bisogna avere almeno 18 anni al momento della richiesta e non bisogna averne più di 7 al termine del piano di rimborso;
  • bisogna essere residenti in Italia;
  • bisogna percepire un reddito dimostrabile;
  • bisogna avere un buon passato creditizio (quindi non si deve essere cattivi pagatori o protestati).

La banca verifica il passato creditizio (e quindi l’affidabilità) del richiedente facendo un controllo sulle banche dati a sua disposizione, mentre per assicurarsi della presenza degli altri requisiti richiede al suo cliente una serie di documenti, ovvero:

  • documento di identità (più l’eventuale permesso di soggiorno se il cliente è cittadino straniero);
  • codice fiscale;
  • documento di reddito.

Bisogna fare una piccola precisazione per quanto riguarda il documento di reddito: gli istituti di credito non accettano solo la busta paga, che è quel documento che i datori di lavoro trasmettono ai loro dipendenti quando gli paga lo stipendio, ma anche i cedolini della pensione presentati dai pensionati e le dichiarazioni dei redditi presentate dai lavoratori autonomi.

Se non ci sono problemi per quanto riguarda i requisiti e i documenti, il prestito viene erogato in tempi molto ristretti, soprattutto se la richiesta viene inoltrata online. Anche chi non ha uno dei documenti di reddito a cui abbiamo fatto riferimento prima ha la possibilità di richiedere un finanziamento, ma deve riuscire a convincere l’istituto a cui si rivolge di essere in grado di rimborsare la somma (più gli interessi) anche senza percepire un reddito dimostrabile.

In questo caso si parla di prestiti senza busta paga e di garanzie alternative. Visto che parliamo di prestiti da 6000 euro è da escludere la possibilità di presentare come garanzia un’ipoteca su un immobile di proprietà: ci sarebbe troppa differenza tra l’importo concesso e il valore dell’immobile, quindi sarebbe un’ipoteca parziale e per la banca diventerebbe difficile e dispendioso riuscire a recuperare l’importo prestato.

Ha qualche possibilità in più chi può contare su un’entrata economica regolare, come ad esempio l’affitto che riceve dagli inquilini di un suo immobile dato in locazione. Ad ogni modo l’opzione più gradita dagli istituti di credito è quella che prevede la presenza di un garante, ovvero una persona che mostra ampie garanzie dal punto di vista dell’affidabilità e della solidità economica e che si impegna a pagare le rate di rimborso nel caso in cui il debitore principale non rispetti l’impegno mensile.

Come richiedere il prestito e come fare il calcolo della rata

I prestiti da 6000 euro possono essere richiesti in diverse modalità. Rimane sempre valida il metodo tradizionale, ovvero recarsi di persona presso la filiale della banca o l’agenzia della finanziaria: per alcuni istituti questa è ancora la strada preferita. Cresce però il numero degli istituti che consentono ai loro clienti di presentare una domanda di finanziamento direttamente online tramite i loro siti internet ufficiali; anche se i requisiti e i documenti richiesti sono sempre gli stessi, questa modalità permette di accorciare ulteriormente i tempi ed è quella sicuramente più comoda perché il tutto può essere tranquillamente gestito senza spostarsi da casa; la procedura è molto semplice e ruba solo pochi minuti. Qualche banca e finanziaria permette anche di fare una richiesta di prestito tramite telefono o tramite applicazione.

Ma prima di inviare la domanda è forse il caso di calcolare qualche preventivo in modo da fare un confronto tra le diverse soluzioni ed individuare quali sono i migliori prestiti da 6000 euro disponibili sul mercato. Anche per fare questa operazione il web può esser di grande aiuto, visto che sui siti di molti istituti è possibile trovare un simulatore che permette di fare il calcolo della rata semplicemente inserendo l’importo di cui si ha bisogno.

In alternativa si può ricorrere all’utilizzo dei portali comparatori, che con una sola ricerca permettono di fare un confronto immediato tra le proposte di vari istituti. Ovviamente è sempre possibile farsi preparare un preventivo direttamente in filiale oppure armarsi di calcolatrice, carta e penna per fare i calcoli a mano, ma utilizzare gli strumenti disponibili sul web è sicuramente più comodo!

Durata del finanziamento e tassi applicati: le proposte sul mercato

Per avere un’idea dei tassi di interesse e delle altre condizioni applicate ai prestiti da 6000 euro possiamo fare qualche esempio sfruttando proprio i simulatori messi a disposizione dai vari istituti. Iniziamo con la proposta di Findomestic, che consente di restituire il prestito da 6000 euro (richiesto selezionando come progetto la voce “progetti vari”) in:

18 mesi con rate da 350,70 euro, con TAN 6,48% e TAEG 6,67%;

24 mesi con rate da 267,20 euro, con TAN 6,47% e TAEG 6,66%;

30 mesi con rate da 217,10 euro, con TAN 6,45% e TAEG 6,64%;

36 mesi con rate da 183,80 euro, con TAN 6,46% e TAEG 6,66%;

42 mesi con rate da 160,00 euro, con TAN 6,46% e TAEG 6,65%;

48 mesi con rate da 142,20 euro, con TAN 6,46% e TAEG 6,66%;

54 mesi con rate da 131,70 euro, con TAN 7,65% e TAEG 7,93%;

60 mesi con rate da 120,70 euro, con TAN 7,66% e TAEG 7,94%;

66 mesi con rate da 111,70 euro, con TAN 7,66% e TAEG 7,94%;

72 mesi con rate da 104,20 euro, con TAN 7,65% e TAEG 7,93%;

78 mesi con rate da 97,90 euro, con TAN 7,66% e TAEG 7,93%;

84 mesi con rate da 92,50 euro, con TAN 7,65% e TAEG 7,93%.

Passiamo invece alle proposte di Agos, che permette ai suoi clienti che richiedono prestiti da 6000 euro di scegliere tra le seguenti combinazioni di rata e durata del piano di rimborso:

  • 12 mesi con rate da 514,75 euro, con TAN 5,41% e TAEG 6,83%;
  • 24 mesi con rate da 264,30 euro, con TAN 5,40% e TAEG 6,63%;
  • 36 mesi con rate da 180,90 euro, con TAN 5,40% e TAEG 6,55%;
  • 48 mesi con rate da 139,27 euro, con TAN 5,41% e TAEG 6,50%;
  • 60 mesi con rate da 114,33 euro, con TAN 5,40% e TAEG 6,47%;
  • 72 mesi con rate da 100,57 euro, con TAN 6,40% e TAEG 7,49%;
  • 78 mesi con rate da 94,23 euro, con TAN 6,40% e TAEG 7,48%;
  • 84 mesi con rate da 88,81 euro, con TAN 6,41% e TAEG 7,46%;
  • 96 mesi con rate da 81,65 euro, con TAN 6,95% e TAEG 8,02%;
  • 120 mesi con rate da 69,51 euro, con TAN 6,95% e TAEG 7,98%.

I prestiti da 6000 euro richiesti a Santander Consumer Bank (scegliendo “altro” ocme progetto da realizzare) possono essere restituiti in:

  • 12 mesi con rate da 519,17 euro, con TAN 3,88% e TAEG 7,90%;
  • 18 mesi con rate da 349,79 euro, con TAN 3,88% e TAEG 6,84%;
  • 24 mesi con rate da 270,84 euro, con TAN 5,98% e TAEG 8,42%;
  • 30 mesi con rate da 220,05 euro, con TAN 5,99% e TAEG 8,07%;
  • 36 mesi con rate da 186,21 euro, con TAN 5,98% e TAEG 7,83%;
  • 42 mesi con rate da 162,06 euro, con TAN 5,98% e TAEG 7,66%;
  • 48 mesi con rate da 143,97 euro, con TAN 5,98% e TAEG 7,52%;
  • 54 mesi con rate da 132,75 euro, con TAN 6,99% e TAEG 8,50%;
  • 60 mesi con rate da 121,54 euro, con TAN 6,98% e TAEG 8,41%;
  • 66 mesi con rate da 112,97 euro, con TAN 7,18% e TAEG 8,56%;
  • 72 mesi con rate da 105,37 euro, con TAN 7,19% e TAEG 8,50%.

Anche Crediper (BCC) permette di fare il calcolo del preventivo direttamente tramite il suo sito ufficiale; i prestiti da 6000 euro possono essere rimborsati in:

  • 12 mesi con rate da 517,09 euro, con TAN 6,25% e TAEG 7,03%;
  • 24 mesi con rate da 266,60 euro, con TAN 6,24% e TAEG 6,78%;
  • 36 mesi con rate da 183,21 euro, con TAN 6,24% e TAEG 6,69%;
  • 42 mesi con rate da 159,42 euro, con TAN 6,24% e TAEG 6,65%;
  • 48 mesi con rate da 141,60 euro, con TAN 6,25% e TAEG 6,64%;
  • 60 mesi con rate da 116,70 euro, con TAN 6,25% e TAEG 6,62%;
  • 72 mesi con rate da 100,15 euro, con TAN 6,25% e TAEG 6,60%;
  • 84 mesi con rate da 88,37 euro, con TAN 6,24% e TAEG 6,58%.

Chiudiamo questa carrellata di esempi con il calcolo della rata fatto con il simulatore presente sul sito ufficiale di CheBanca!, che permette di restituire il prestito da 6000 euro in:

  • 24 mesi con rate da 278,21 euro, con TAN 9,49% e TAEG 11,29%;
  • 36 mesi con rate da 194,09 euro, con TAN 9,49% e TAEG 10,86%;
  • 48 mesi con rate da 152,22 euro, con TAN 9,49% e TAEG 10,65%;
  • 60 mesi con rate da 127,24 euro, con TAN 9,49% e TAEG 10,51%;
  • 72 mesi con rate da 110,71 euro, con TAN 9,49% e TAEG 10,42%;
  • 84 mesi con rate da 99,01 euro, con TAN 9,49% e TAEG 10,36%.

Reverse charge edilizia: di che cosa si tratta e come funziona?

Il reverse change edilizia è uno speciale metodo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto con cui il carico tributario IVA viene trasferito dal venditore all’acquirente. Questa definizione potrebbe non bastare per capire bene cos’è il reverse change nel campo dell’edilizia: cerchiamo di capre meglio di cosa si tratta e vediamo come funziona.

Cos’è il reverse change edilizia: la disciplina per i contratti di appalto o subappalto

L’inversione contabile, spesso chiamata revese change, prevede che l’applicazione dell’IVA spetti al destinatario del servizio o del bene e non al prestatore o al cedente. Affinché si possa attuare questo meccanismo è necessario che tutte e due le parti in causa siano soggetti passivi IVA e che l’acquirente/destinatario del bene sia residente in territorio italiano. La disciplina del reverse change edilizia si divide in due ambiti, uno riguarda i subappalti in edilizia e l’altro riguarda i servizi immobiliari.

Per contrastare la somministrazione illecita di manodopera l’applicazione del reverse change è stata estesa anche alle imprese che forniscono i loro servizi tramite contratti di appalto o di subappalto. La legge prevede che i rapporti devono essere caratterizzati da un prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi del committente, con l’utilizzo di beni strumenti che appartengono (o sono riconducili) a quest’ultimo. Per poter applicare il meccanismo del reverse change esistono tre presupposti:

  • presupposto oggettivo: l’operazione deve avere natura edilizia;
  • presupposto contrattuale: la prestazione deve essere resa al committente nell’ambito di un rapporto con lo schema dell’appalto;
  • presupposto del ribaltamento di posizione contrattuale: la prestazione viene resa a favore di un committente che a sua volta si è impegnato nei confronti di un terzo soggetto ad eseguire la stessa prestazione, sempre sulla base di un rapporto con lo schema dell’appalto.

Inoltre è necessario che il prestatore sia un soggetto passivo IVA e che le operazioni si possano qualificare come prestazioni di servizi (e non cessioni di beni). I soggetti coinvolti nel reverse change nell’ambito dei subappalti sono: il committente, le imprese appaltatrici, le imprese affidatarie e le imprese subappaltatrici. La dicitura da applicare in fattura con cui si dichiara la non applicazione dell’IVA in caso di subappalti con prevalente presenza di manodopera è: operazione soggetta al reverse change ai sensi dell’articolo 17, comma 6 del DP 633/72.

Come funziona l’inversione contabile per i servizi immobiliari

Passiamo ora alla disciplina del reverse change per quanto riguarda i servizi legati ai beni immobili. L’inversione contabile sui servizi immobliari è applicabile per le prestazioni di servizi di demolizione, di installazione degli impianti (di climatizzazione, di videosorveglianza, idraulico, citofonico), di pulizia e di completamento che sono relativi ad edifici. A differenza di quanto visto per i subappalti, in questo caso il reverse change si applica a prescindere dalla qualifica soggettiva dei prestatori o cessionari dei servizi.

In caso di applicazione del reverse change in edilizia le parti coinvolte si comportano seguendo questo schema:

  • il prestatore emette una fattura senza addebitare l’IVA, inserendo nel documento la dicitura inversione contabile e il riferimento all’articolo 17, comma 6 del DPR 633/72;
  • il committente entro il mese di ricevimento (o anche nel mese successivo, ma entro 15 giorni) integra la fattura che ha ricevuto indicando l’aliquota IVA e l’imposta; la fattura viene inserita nel registro delle vendite/corrispettivi (per assolvere l’imposta) e viene annotata anche in quello degli acquisti (per la detrazione).

Le fatture sono soggette ad IVA in capo al cessionario/committente, e anche se nel momento in cui vengono emesse non riportano l’imposta, non sono soggette all’imposta di bollo.

Pensioni all’estero: quali sono le tasse da pagare e cosa prevede la legge?

Dopo una vita di lavoro quando arriva la pensione giunge anche il momento di godersi un po’ la vita; molti decidono di farlo all’estero. Nel 2019 erano quasi 400.000 gli italiani che sono andati oltre confine a trascorrere la loro nuova vita: più della metà sono rimasti in Europa (con Francia e Germania mete preferite), ma quasi 90.000 hanno scelto il Nord America (soprattutto il Canada) e più di 40.000 hanno invece optato per l’Oceania. Ma cosa prevede la legge per le pensioni all’estero e quali sono le tasse da pagare?

Come vengono pagate le pensioni all’estero

Quello del pagamento delle pensioni all’estero è un servizio che l’INPS offre tramite Citibank, un istituto di credito scelto a seguito di una gara comunitaria svolta nel rispetto delle regole in materia di appalti pubblici. Su richiesta del pensionato residente all’estero il pagamento della pensione può avvenire in una delle seguenti modalità:

  • pagamento nel paese di residenza tramite accredito su conto corrente oppure con ritiro allo sportello; nel caso in cui le condizioni del paese di residenza non permettano queste tipologia l’INPS può autorizzare la banca ad emettere e spedire un assegno di deposito non trasferibile (ma questa soluzione deve avere il carattere di eccezionalità);
  • pagamento in un paese straniero che è diverso da quello di residenza tramite un accredito su conto corrente;
  • pagamento in Italia tramite accredito su conto corrente oppure allo sportello (con delegato).

I pagamenti vengono effettuati dalla banca in euro oppure nella valuta locale del paese di residenza: nella maggior parte avvengono con cadenza mensile (le pensioni di modico importo possono essere pagate semestralmente o annualmente).

Chi opta per il pagamento delle pensioni all’estero con accredito su conto corrente deve comunicare le sue coordinate bancarie alla sede INPS che gestisce il suo trattamento previdenziale e alla banca che gestisce il pagamento. Se il pensionato richiede il pagamento in un paese dell’area SEPA deve comunicare IBAN e BICM; se invece il pensionato richiede il pagamento fuori dall’area SEPA deve fornire le coordinate bancarie complete che si utilizzando nel suo paese di residenza. Chi ha scelto di godersi la pensione in Argentina o in Brasile deve riscuotere la prima rata di pensione presso Banco Itaù presso il quale dovrà registrarsi: solo in seguito potrà eventualmente richiedere l’accredito sul suo conto corrente. Chi risiede in Svizzera deve comunicare a Citibank se vuole ricevere i pagamenti in euro o in franchi svizzeri.

Chi invece preferisce riscuotere la pensione all’estero in contanti deve recarsi presso i partner locali dell’istituto che gestisce il pagamento: in quasi tutti i paesi il pagamento è localizzato presso le agenzie Western Union. In Argentina e Brasile il pagamento viene disposto presso Banco Itaù, in Venezuela presso Italcambio, in Uruguay presso Scotia Bank e in Svizzera presso PostFinance ma è comunque possibile richiedere il pagamento presso le agenzie Western Union mandando una richiesta a Citibank oppure alla sede INPS che si occupa della pensione pensionistica.

Quali sono le tasse da pagare

Le persone che vogliono trasferire le loro pensioni all’estero possono farlo in quei paesi che appartengono all’Unione Europea o in quei paesi extraeuropei con cui l’Italia ha stretto delle convenzioni; tramite questi accordi non solo permettono di godere della pensione fuori dai confini nazionali, ma evita al pensionato di subire una doppia imposizione, cioè il pagamento sia delle tasse italiane che delle tasse del paese in cui la pensione viene trasferita. In altre parole, sulle pensioni all’estero viene applicato solo il regime fiscale del paese in cui si ha la residenza, che in molti casi risulta essere inferiore a quello applicato in Italia (ed ecco il motivo per cui sono tante le persone che decidono di godersi la pensione fuori dal Bel Paese).

Regime del margine dei beni usati: come funziona la vendita?

Esiste uno speciale regime IVA che viene applicato quando c’è una vendita di beni usati da parte di operatori economici che hanno acquistato quei beni da soggetti privati: stiamo parlano del regime del margine dei beni usati. Vediamo di cosa si tratta e cerchiamo di capire come funziona la vendita in queste situazioni.

Come funziona il regime del margine dei beni usati

Il regime del margine è regolamentato dal Decreto Legge 41/1995 (più precisamente dagli articoli dal 36 al 40 bis) e dalle successive circolari di chiarimento. Nel commercio di beni mobili usati ed il commercio di oggetti di collezione, arte e antiquariato l’IVA viene calcolata sulla differenza tra il prezzo a cui l’operatore economico vende il bene e il prezzo a cui l’ha acquistato da soggetti privati (aumentato dalle eventuali spese di riparazione e altre spese accessorie). Il margine può essere calcolato seguendo tre diversi regimi:

  • regime analitico;
  • regime globale;
  • regime forfettario.

Con il regime analitico (che è anche il criterio ordinario di applicazione) il margine viene calcolato su ogni singola operazione; se il margine è positivo l’imposta si calcola sulla differenza tra i due prezzi applicando l’aliquota prevista per la tipologia a cui appartiene il bene venduto; se il margine è negativo (ovvero se il prezzo di vendita è inferiore al prezzo di acquisto) non bisogna pagare l’imposta. Visto che con il regime analitico ogni operazione viene trattata in modo separato dalle altre non è ammessa la compensazione tra i margini positivi e i margini negativi.

Con il regime globale il margine invece viene calcolato sulla base dell’ammontare complessivo delle cessioni e degli acquisti (sempre aumentati delle spese accessorie e di riparazione) che vengono effettuati nel mese o nel trimestre di riferimento. Nel caso in cui si verifichi un margine negativo, questo potrà essere riportato al periodo successivo come credito di costo. Il regime globale può essere applicato solo alle attività di commercio abituale (diverso dagli ambulanti) esercitate dai venditori di veicoli usati, monete e altri oggetti da collezione e alle cessioni di prodotti di abbigliamento, confezioni di materie tessili e altri beni con costo inferiore ai 516,46 uro.

Con il regime forfettario la base imponibile viene determinata applicando al prezzo di cessione una determinato percentuale:

  • 60% per le vendite di oggetti d’arte per i quali non c’è un prezzo di acquisto (oppure non è rilevante o non è determinabile);
  • 50% per chi esercita commercio al dettaglio solo in forma ambulante (la percentuale scende al 25% per i prodotti di antiquariato ed editoriali);
  • 25% per le vendite di prodotti editoriali non di antiquariato;
  • 50% per le vendite di prodotti editoriali di antiquariato, francobolli, parti, componenti e pezzi di ricambio che derivano dalla demolizione di apparecchiature elettromeccaniche o mezzi di trasporto.

Condizioni necessarie per applicare il regime speciale

Affinché si possa applicare il regime del margine è necessario che i beni usati venduti siano giunti al consumo. Inoltre è necessario che i beni in questione siano provenienti da:

  • privati;
  • soggetti passivi di imposta che non hanno potuto detrarre l’IVA sull’acquisto;
  • altri soggetti passivi di imposta che hanno ceduto il bene assoggettandolo anche loro alle regole del regime del margine dei beni usati.

Questo regime speciale non si può applicare invece nella cessione dei rottami, dei cascami e degli avanzi di metalli ferrosi, di carta da macero, pallet e altri beni per cui è prevista una specifica regolamentazione (DPR 633/1972, articolo 74 comma 7).

Tra i settori più rilevanti in cui viene applicato il regime del margine dei beni usati c’è quello dei mezzi di trasporto: va precisato che le autovetture possono essere considerate usate solo se l’immatricolazione è avvenuta da più di sei mesi e se hanno percorso almeno 6.000 km. Anche nel commercio dei preziosi si utilizza spesso questo speciale regime IVA, ma solo se il venditore non svolge anche l’attività di lavorazione di oro industriale o di argento o l’attività di affinazione e trasformazione (in questi casi si applica il regime di reverse change).

Accertamento con adesione: cos’è e quando viene effettuato?

Non è mai bello quando nascono dei problemi tra il contribuente e il fisco; un modo per evitare questo muro contro muro (con il muro del contribuente che di solito è più fragile) ci sarebbe: paliamo infatti dell’accertamento con adesione. Facciamo un po’ di luce sull’argomento andando a scoprire cos’è questo accertamento con adesione e quando viene effettuato.

Cos’è e quando viene effettuato l’accertamento con adesione

L’accertamento con adesione può essere definito come una sorta di accordo tra il contribuente e l’ufficio: l’accordo può essere raggiunto sia prima che dopo l’emissione di una avviso di accertamento, a patto che il contribuente non presenti un ricorso al giudice tributario. Si può ricorrere a questa procedura per tutte le più importanti imposte dirette ed indirette e la sua attivazione può essere richiesta sia dal contribuente che dall’ufficio dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente. Sono ammessi all’accertamento con adesione tutti i contribuenti, quindi persone fisiche, società di persone e di capitali, enti, associazioni professionali e sostituti di imposta. L’accertamento si può proporre dopo aver ricevuto un avviso di accertamento oppure dopo che è stato eseguito un controllo da parte dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di Finanza.

Con l’accertamento con adesione il contribuente ha il vantaggio di usufruire di una riduzione delle sanzioni amministrative, che si riducono ad un terzo del minimo previsto dalla legge. In più per i fatti accertati che sono perseguibili penalmente il perfezionamento dell’adesione e il pagamento di quanto dovuto prima dell’apertura del processo di primo grado costituiscono una circostanza attenuante; il “premio” si concretizza con una riduzione fino ad un terzo delle sanzioni penali e con la mancata applicazioni di sanzioni accessorie.

Il procedimento: l’atto di adesione e il pagamento

Il procedimento può essere avviato

  • su iniziative d’ufficio, che invia al contribuente un invito a comparire per cercare un accordo prima di procedere con la notifica dell’avviso di accertamento; l’invio a comparire ha carattere informativo e riporta data e luogo dell’appuntamento e altri elementi rilevanti ai fini dell’accertamento; se il contribuente non si presenta non ha la possibilità di richiedere il procedimento per quegli elementi e per quei periodi di imposta indicati sull’invito;
  • su richiesta del contribuente, che presenta una domanda in carta libera con cui richiedere all’ufficio di fargli una proposta di accertamento; la richiesta può essere inoltrata prima della notifica di un atto di accertamento oppure dopo aver ricevuto la notifica (la richiesta in questo caso va inoltrata entro 60 giorni).

La ricerca di un accordo avviene in contraddittorio (possono essere necessari anche più di un incontro) e il contribuente può farsi assistere o rappresentare da un procuratore. Se si raggiunge un’intesa entrambe le parti sottoscrivono un atto di adesione che riporta tutti i contenuti dell’accordo; se invece non si raggiunge un’intesa il contribuente può fare ricorso al giudice tributario contro l’atto che è stato o che verrà emesso dall’ufficio.

Se è stato trovato l’accordo la procedura si perfeziona con il pagamento delle somme dovute da arte del contribuente: a seconda del tipo di imposta dovrà farlo con il modello F23 o con il modello F24; se paga in un’unica soluzione deve farlo entro 20 giorni, ma può anche dilazionare la somma fino ad un massimo di 8 rate trimestrali (16 rate se l’importo supera i 50.000 euro), con la prima rata che va pagata entro 20 giorni. Entro 10 giorni dal pagamento dell’intera somma o della prima rata il contribuente deve presentare la quietanza all’ufficio.

Vaglia postale: cos’è, a cosa serve, come si compila e costi

Anche se al giorno d’oggi gli strumenti di pagamento e di trasferimento di denaro sono sempre di più il vaglia postale continua ad essere molto utilizzato, anche perché nel corso degli anni questo servizio si è evoluto, avvicinandosi sempre di più al digitale. Ma per chi ancora non sa cos’è il vaglia postale andiamo a scoprire a cosa serve, come si compila e quali costi comporta.

Cos’è e a cosa serve il vaglia postale: le tipologie e i costi

Il vaglia postale permette di trasferire somme di denaro in completa sicurezza, sia in territorio nazionale che verso altri paesi. Può essere effettuato anche da chi non ha un conto corrente e i titolari di Conto Bancoposta Online o conto BancoPosta clic possono richiederne l’emissione direttamente online tramite i loro computer. Parlare di vaglia postale è un po’ troppo generico, visto che esiste un’ampia gamma di servizi, ognuno dei quali ha delle proprie caratteristiche e dei costi ben precisi. Andiamo a conoscerli meglio.

Il Vaglia ordinario può essere considerata la versione base: viene richiesto in qualsiasi ufficio postale, viene consegnato nel giro di tre o quattro giorni e il beneficiario ha due anni di tempo per riscuotere le somme trasferite; il costo è di 6 euro (2,50 euro per chi i clienti BancoPosta con il servizio di internet banking attivo). Il vaglia veloce può esser richiesto senza conto corrente presso qualsiasi ufficio postale: il trasferimento di denaro è immediato ed è protetto da una password e il beneficiario ha 30 giorni di tempo per riscuotere le somme; il costo è di 10 euro. Con il vaglia circolare c’è la possibilità di consegnare personalmente il vaglia al beneficiario, che potrà incassarlo (in contanti oppure con un versamento sul suo conto corrente) presso qualsiasi ufficio bancario: non ci sono limiti per l’importo da trasferire ed il costo varia dai 3 ai 10 euro in base alla somma trasferita (l’operazione è gratis se si paga con addebito sul conto). Infine c’è il vaglia internazionale, che può essere disposto presso qualsiasi ufficio postale (anche senza conto corrente) e permette di inviare (e ricevere) denaro in tanti Paesi del mondo in tempi compresi tra i sette e i dieci giorni; il costo è di 6 euro.

Come si compila il vaglia

La compilazione del vaglia postale è molto semplice: vediamo come fare quella del vaglia ordinario. Sull’apposito modulo bisogna innanzi tutto barrare una crocetta per selezionare se si tratta di un vaglia postale o di un vaglia online; subito sotto bisogna indicare (sia in cifre che in lettere) la somma da trasferire, con la possibilità di selezionare o meno la clausola Non trasferibile. Scorrendo ancora verso il basso si devono selezionare gli eventuali servizi accessori a a pagamento (avviso di ricevimento e avviso di pagamento), poi si trovano gli spazi in cui vanno inseriti i dati del beneficiario e quelli del mittente (nome, cognome, indirizzo) e quello per le comunicazioni che il mittente vuole trasmettere al beneficiario. In basso si trova lo spazio per l’inserimento della password (solo per i vaglia online) e il riepilogo delle tariffe. In fondo al modulo il mittente deve apporre un paio di firme.

Prestiti veloci in 24 ore: si possono ottenere? Chi li eroga? Importo massimo richiedibile

Nella maggior parte dei casi i finanziamenti vengono richiesti per poter concretizzare un progetto, ma può capitare anche che vengano richiesti per far fronte ad una spesa imprevista ed urgente; in occasioni di questo tipo la rapidità con cui vengono erogati i soldi concessi risulta essere la variabile più importante. Ma è possibile ottenere prestiti veloci in 24 ore? Cerchiamo di fare un po’ di luce su questo argomento che interessa tantissime persone e proviamo a capire chi li eroga e l’importo massimo che si può ottenere con questi finanziamenti.

Si possono ottenere prestiti veloci in 24 ore?

La risposta alla domanda che ci siamo posti nel titolo e nel paragrafo di apertura è positiva: sì, si possono ottenere prestiti veloci in 24 ore. Ovviamente affinché l’erogazione avvenga in tempi così ristretti è necessario che non vi sia alcun tipo di intoppo durante la fase di domanda e di valutazione della richiesta. I prestiti veloci in 24 ore spesso vengono chiamati anche prestiti immediati e si caratterizzano per due grandi vantaggi: consentono di affrontare con maggiore tranquillità delle spese impreviste e/o urgenti e in alcuni casi comportano dei costi minori perché vengono richiesti online e le pratiche di valutazione sono più brevi. Ovviamente i finanziamenti che vengono concessi in così breve tempo hanno anche dei limiti.

Il limite più importante è quello relativo all’importo: molte finanziarie garantiscono l’erogazione di prestiti veloci in 24 ore solo se le somme richieste non vanno oltre determinati limiti. In media la soglia massima è di 5.000 euro, ma va detto che nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad una riduzione delle tempistiche anche per importi più elevati (per cifre fino ai 20.000 o addirittura 30.000 euro di norma no bisogna aspettare più di 48 ore per conoscere la risposta dell’istituto di credito alla richiesta di finanziamento, con l’accredito che arriva poco dopo). Per poter chiudere la pratica in tempi così ristretti è necessario che non ci siano intoppi, quindi il richiedente deve accertarsi di avere i requisiti richiesti e deve procurarsi i documenti necessari per la richiesta.

Requisiti e documenti per richiedere i prestiti immediati

Bisogna avere almeno 18 anni e massimo 75 anni per poter ottenere il prestito; inoltre è necessario non figurare nella centrale rischi (quindi non essere cattivo pagatore) e non risultare protestato ed è necessario percepire un reddito dimostrabile. Per quanto riguarda l’affidabilità creditizia del richiedente, l’istituto appena riceve la richiesta di finanziamento fa un controllo nelle sue banche dati e si accerta che il cliente non sia protestato o cattivo pagatore; il richiedente invece insieme alla domanda di finanziamento deve presentare un documento di identità, il codice fiscale e il documento di reddito (che può essere la busta paga per il lavoratore dipendente, il cedolino della pensione per il pensionato o il Modello Unico per il lavoratore autonomo). Se non sono presenti tutti i requisiti la domanda con ogni probabilità verrà respinta, mentre se manca uno dei documenti richiesti le tempistiche si allungano, impedendo l’erogazione in giornata.

Quando si parla di prestiti veloci è necessario fare qualche precisazione: i finanziamenti possono infatti essere distinti in prestiti finalizzati e prestiti personali. I prestiti finalizzati sono quelli che vengono richiesti direttamente presso un punto vendita (convenzionata con una banca o una finanziaria) e che possono essere utilizzati per l’acquisto di uno specifico bene o servizio: i soldi non passano mai per le mani del richiedente, ma vengono versati direttamente dall’istituto erogante al venditore, mentre l’acquirente si occuperà del rimborso pagando le rate; i prestiti finalizzati sono comodi e veloci ( si sottoscrivono direttamente presso il venditore), però hanno un limite: si possono ottenere importi pari al prezzo di quel determinato bene acquistato in quel determinato punto vendita. Il prestito personale invece dà maggiore libertà: le somme vengono accreditate sul conto del richiedente, che poi le potrà utilizzare come meglio crede. I prestiti personali di solito prevedono delle tempistiche leggermente più lunghe rispetto a quelli finalizzati, però se i requisiti ci sono tutti, se la documentazione presentata è completa e se l’importo rientra nella soglia prevista per i prestiti immediati, l’erogazione può avvenire in giornata (o entro le 24 ore lavorative).

Chi li eroga e qual è l’importo massimo ottenibile?

Il consiglio che possiamo dare alle persone che sono interessati ad ottenere un prestito urgente è quello di fare qualche ricerca per individuare la soluzione migliore. Fortunatamente il web offre tutti gli strumenti per accorciare al massimo i tempi di questa “fase preliminare”: si può fare un giro tra i siti internet delle varie finanziarie per conoscere le loro proposte ed eventualmente calcolare un preventivo con i simulatori presenti sui loro siti internet ufficiali, oppure si può fare una ricerca su un sito comparatore in modo da avere con pochi clic un’ampia panoramica che permetta di fare un confronto immediato. Durante questa fase di ricerca sarà anche possibile scoprire che gli istituti che permettono di ottenere prestiti veloci in 24 ore non sono poi così pochi. Giusta a titolo di esempio possiamo fare qualche nome: Younited, Finatel, Cofidis, ma anche realtà del calibro di Agos, Fidnomestic e Compass (impossibile dimenticare lo slogan che recitava “più prestito di così” per dare l’idea della rapidità con cui avviene l’erogazione).

In conclusione possiamo ribadire che è possibile ottenere dei prestiti veloci in 24 ore, però bisogna anche considerare alcuni aspetti. Innanzi tutto bisogna avere la certezza che siano presenti tutti i requisiti richiesti, a partire dall’affidabilità creditizia: una volta stabilito che il richiedente è una persona che non ha avuto problemi con i rimborsi in passato, la fase di istruttoria successiva è molto più snella, ma solo se gli importi in ballo sono contenuti. Nella maggior parte dei casi quelli erogati nel giro di 24 ore sono prestiti che prevedono l’erogazione di somme abbastanza basse: difficilmente in tempi così ristretti si possono ottenere più di 5.000 euro (alcuni istituti fissano dei tetti massimi ancora più bassi). Inoltre durante la fase di istruttoria, per quanto più snella rispetto a quella prevista per i finanziamenti che comportano l’erogazione di importi maggiori, non devono esserci intoppi, quindi il richiedente deve assicurarsi di presentare in modo corretto tutta la documentazione richiesta, prendendo tutte le precauzioni del caso; ad esempio in caso di recente trasferimento, se sulla carta di identità risulta essere indicato un indirizzo diverso da quello di residenza bisognerà avvertire l’istituto, che potrebbe richiedere un’ulteriore documentazione (in questo caso potrebbe essere necessario presentare una bolletta della luce o del gas per dimostrare il reale indirizzo).

Prestiti online da 3000 euro: come ottenerli, proposte migliori, calcolo rata e tempi di restituzione

Forse in tanti non ci credono, ma la domanda di prestiti online da 3000 euro è abbastanza alta: non tutti quelli che vanno alla ricerca di un finanziamento hanno bisogno di cifre particolarmente alte. Può capitare infatti che si decida di rivolgersi a banche e finanziare per ottenere importi abbastanza contenuti, ma che permettano di gestire con maggiore serenità e tranquillità una spesa o un periodo in cui c’è necessità di liquidità. Vediamo come è possibile ottenere prestiti di questo tipo, scopriamo come effettuare il calcolo della rata e diamo un’occhiata alle proposte presenti sul mercato per capire quali sono le migliori per condizioni applicate e tempi di restituzione.

Quali sono le proposte migliori relative a prestiti online da 3000 euro

La richiesta di prestiti online da 3000 euro permette di entrare in possesso delle somme di cui si ha bisogno in tempi molto ristretti: la procedura si svolge interamente tramite internet e visto che la somma in ballo è abbastanza bassa la fase di istruttoria è molto più rapida. Sono davvero tanti gli istituti che erogano prestiti online di questo tipo: per trovare la soluzione migliore è necessario fare un confronto tra le varie soluzioni disponibili sul mercato. Per avere delle informazioni più dettagliate è possibile farsi un giro tra i siti web ufficiali delle banche e delle finanziarie (molte di loro permettono anche di ottenere un preventivo sfruttando un simulatore) oppure visitare i siti comparatori, che con un’unica ricerca consentono di fare un paragone immediato tra molte soluzioni.

Proprio utilizzando uno di questi siti è possibile scoprire che nel momento in cui scriviamo le proposte migliori relative ai prestiti online da 3000 euro sono quelle di:

  • Younited Credit, che con il suo prestito personale permette di ottenere 3000 euro da restituire in 60 mesi con rate da 58,75 euro; con il TAN fisso al 4,63% e il TAEG al 6,74% il cliente dovrà in tutto versare 3.525 euro;
  • Cofidis, che con il suo prestito personale permette di ottenere 3000 euro da restituire in 60 mesi con rate da 58,35 euro; con il TAN fisso al 6,25% e il TAEG al 6,77% il cliente dovrà in tutto versare 3.525 euro;
  • ConTe, che con il suo prestito personale permette di ottenere 3000 euro da restituire in 60 mesi con rate da 58,81 euro; con il TAN fisso al 4,63% e il TAEG al 6,78% il cliente dovrà in tutto versare 3.529 euro;
  • Findomestic, che con il suo prestito Credito I Tuoi Progetti permette di ottenere 3000 euro da restituire in 60 mesi con rate da 60,33 euro; con il TAN fisso al 7,65% e il TAEG al 7,92% il cliente dovrà in tutto versare 3.620 euro;
  • Compass, che con il suo prestito personale permette di ottenere 3000 euro da restituire in 60 mesi con rate da 64,23 euro; con il TAN fisso al 9,90% e il TAEG all’11,72% il cliente dovrà in tutto versare 3.924 euro.

Tempi di restituzione, calcolo della rata e tassi applicati

Ma quella di 60 mesi non è l’unica durata disponibile del piano di rimborso: sfruttando i simulatori presenti sui siti web di molte banche e finanziarie è possibile scoprire tutte le combinazioni di importo della rata e durata del prestito tra cui scegliere. Per capire come funzionano questi simulatori che permettono di calcolare l’importo della rata andiamo a vedere il sito di Agos, altra finanziaria molto nota e presente su tutto il territorio italiano. È sufficiente andare su www.agos.it per trovare in homepage questo calcolatore: bisogna selezionare l’importo che si intende richiedere ed il gioco è fatto:

per quanto riguarda un prestito da 3000 euro richiesto online i tempi di restituzione possibili sono

  • 6 mesi, con rate da 508,64 euro, con TAN 5,91% e TAEG 6,07%;
  • 9 mesi, con rate da 341,58 euro, con TAN 5,90% e TAEG 6,07%;
  • 12 mesi, con rate da 258,06 euro, con TAN 5,90% e TAEG 6,07%;
  • 15 mesi, con rate da 207,96 euro, con TAN 5,91% e TAEG 6,07%;
  • 18 mesi, con rate da 174,56 euro, con TAN 5,91% e TAEG 6,07%;
  • 21 mesi, con rate da 150,71 euro, con TAN 5,91% e TAEG 6,07%;
  • 24 mesi, con rate da 132,83 euro, con TAN 5,91% e TAEG 6,07%;
  • 36 mesi, con rate da 91,13 euro, con TAN 5,90% e TAEG 6,07%.

I simulatori hanno tutti un funzionamento abbastanza simile: Findomestic richiede anche di indicare il progetto che si intende realizzare, ma per il resto non cambia granché; per un prestito online di 3000 euro richiesto per “progetti vari” si può scegliere tra i seguenti tempi di restituzione:

  • 18 mesi, con rate da 175,40 euro, con TAN 6,48% e TAEG 6,68%;
  • 24 mesi, con rate da 133,60 euro, con TAN 6,47% e TAEG 6,66%;
  • 30 mesi, con rate da 108,60 euro, con TAN 6,48% e TAEG 6,68%;
  • 36 mesi, con rate da 91,90 euro, con TAN 6,46% e TAEG 6,66%;
  • 42 mesi, con rate da 80,00 euro, con TAN 6,46% e TAEG 6,65%;
  • 48 mesi, con rate da 71,10 euro, con TAN 6,46% e TAEG 6,66%;
  • 54 mesi, con rate da 65,90 euro, con TAN 7,69% e TAEG 7,96%;
  • 60 mesi, con rate da 60,40 euro, con TAN 7,70% e TAEG 7,97%;
  • 66 mesi, con rate da 55,90 euro, con TAN 7,69% e TAEG 7,97%;
  • 72 mesi, con rate da 52,10 euro, con TAN 7,65% e TAEG 7,93%.

Come ottenere i prestiti online da 3000 euro: requisiti e documenti

Una volta individuata la soluzione che si ritiene migliore è possibile procedere con la richiesta del prestito online da 3000 euro: dopo aver selezionato l’opzione preferita basta cliccare su Richiedi il finanziamento (il nome del bottone può cambiare leggermente da un sito all’altro) per avviare la procedura di richiesta, che prevede la compilazione di alcuni moduli e il caricamento dei documenti necessari. Durante la fase di richiesta bisogna assolutamente avere a portata di mano un documento di identità, il codice fiscale e il documento di reddito, che può essere sia la busta paga del lavoratore dipendente che la dichiarazione dei redditi del lavoratore autonomo o il cedolino della pensione del pensionato. Controllando questi documenti e facendo un controllo sulle banche dati a loro disposizione le finanziarie e le banche si accertano della presenza di tutti i requisiti richiesti:

  • bisogna aver la residenza in Italia;
  • bisogna avere almeno 18 anni al momento della richiesta e non più di 75 anni alla fine del piano di rimborso;
  • bisogna percepire un reddito dimostrabile;
  • non bisogna risultare cattivo pagatore o protestato.

La risposta alla domanda di finanziamento arriva nell’arco di 24 o 48 ore: se è positiva non bisogna attendere molto per ricevere i 300 euro richiesti sul proprio conto corrente.

Come risparmiare sulla spesa: consigli utili e tecniche infallibili

A chi non è capitato di fare la spesa e scoprire poi alla cassa di dover sborsare somme più alte di quelle che ci si aspettava? La spesa è una voce importante del bilancio familiare, quindi è normale che siano tantissime le persone che cercano nuovi modi per risparmiare qualcosa. In questa pagina sono riportati consigli utili e tecniche infallibili per dare una risposta definitiva alla domanda: come risparmiare sulla spesa?

Consigli utili su come risparmiare sulla spesa

Troppo spesso si va a fare la spesa senza alcuna organizzazione e alla fine si riempie il carrello di cose inutili e costose. La prima cosa da fare è quindi fare una lista della spesa (inserendo solo le cose che servono davvero) e rispettarla quando si è al supermercato: in questo modo non ci si fa distrarre dai prodotti attraenti ma inutili e non si corre il rischio di dimenticare di prendere quello per cui si era usciti di casa. Più la lista è dettagliata e più facile sarà fare una spesa precisa, senza sprechi e senza sperare denaro inutilmente.

Si può risparmiare sulla spesa anche portandosi le buste da casa: in questo modo si eviterà di pagare per i sacchetti alla cassa (tra l’altro il più delle volte questi sacchetti sono destinati a distruggersi nel giro di pochi istanti). Fare tutta la spesa al supermercato di sicuro presenta diversi vantaggi: oltre alla possibilità di beneficiare di offerte e promozioni (con ulteriori vantaggi per chi aderisce ai vari programmi fedeltà) consente di avere una maggiore scelta di prodotti, sia per quanto riguarda il formano delle confezioni che per quanto riguarda le marche. Dando uno sguardo ai vari volantini che arrivano ogni settimane è possibile individuare dove si trovano le migliori offerte del momento.

Le tecniche infallibili per non buttare via soldi

Fare la spesa al supermercato però presenta anche dei “pericoli” per il risparmio: l’ampia scelta è sicuramente un vantaggio, ma può anche invogliare a comprare cose che non sono sulla lista; bisogna quindi essere bravi a non cadere in tentazione e a rispettare il rigoroso elenco. Andando nei discount si possono trovare prodotti che non hanno nulla da invidiare a quelli dei brand più prestigiosi. Per quanto riguarda invece la frutta e la verdura l’opzione migliore è rappresentata dal mercato, magari andandoci spesso (due o tre volte a settimana) e acquistando poco ogni volta, preferendo sempre i prodotti di stagione.

Gli elogi fatti alla grande distribuzione non devono però far dimenticare del tutto i negozietti sotto casa (quei pochi che esistono ancora): il salumiere, il macellaio o il pescivendolo di fiducia sono ancora i migliori luoghi dove acquistare prodotti freschi e non surgelati. Si può risparmiare sulla spesa anche non buttando gli avanzi, ma riutilizzandoli: ad esempio, la pasta avanzata da pranzo si può utilizzare per fare una frittata a cena. Quando si compra una cosa è sempre opportuno controllare la data di scadenza (se questa è troppo vicina si corre il rischio di dover buttare l’articolo e questo non è certo quello che vogliamo). Bisognerebbe sempre fare i confronti dei prezzi al chilo e sarebbe meglio andare a fare la spesa a stomaco pieno, in modo da non farsi influenzare troppo dalla fame.