Prestiti Intesa Sanpaolo 2016

Tra le principali banche europee, Intesa Sanpaolo è uno degli istituti di credito più attenti alle esigenze della propria clientela, mediante la predisposizione di pacchetti di servizio competitivi e dotati di un discreto grado di flessibilità. Ma come funzionano i Prestiti Intesa Sanpaolo? Quali sono gli elementi sui quali dovreste riporre grande attenzione? Quali i vantaggi riservati a tutti coloro i quali desiderano poter disporre di un prestito veloce e flessibile? Cerchiamo di svelare tutto ciò che dovete sapere sui pro e sui contro di questa forma di credito!

Prestiti Intesa Sanpaolo Prestito Facile

Buona parte del nostro approfondimento odierno è naturalmente legato al Prestito Facile, il principale prestito personale erogato da Intesa Sanpaolo a tutti coloro i quali desiderano poter supportare delle spese personali o familiari, attraverso una linea di credito particolarmente flessibile che – tra le altre opzioni – permette di modificare la rata quando si vuole, spostando più in avanti il pagamento nelle situazioni di bisogno. Richiedibile online o con l’aiuto del proprio gestore, ampiamente personalizzabile, è eventualmente abbinabile con una polizza assicurativa che tutelare il debitore contro alcuni eventi che potrebbero impedire il regolare rimborso del capitale, come infortuni, malattie o perdite del posto di lavoro.

Vediamo quindi, nel dettaglio, le sue caratteristiche:

  • Importo: l’importo totale del credito è compreso tra un minimo di 2.000 euro e un massimo di 75.000 euro.
  • Durata: il piano di ammortamento è ampiamente personalizzabile, e può essere compreso tra un minimo di 24 mesi (2 anni) e un massimo di 120 mesi (10 anni) con durate intermedie con cadenza annuale.
  • Tasso: al finanziamento può essere applicato un tasso di interesse fisso o un tasso di interesse variabile, a seconda che il cliente della banca desideri indebitarsi a condizioni certe e invariabili, o a condizioni in linea con quelle vigenti sui mercati creditizi. Nel caso in cui si opti per il tasso fisso, il tasso sarà del 9%. Nell’ipotesi in cui, invece, il cliente desideri indebitarsi a tasso di interesse variabile, si tenga conto come alla scelta (possibile solo per importi tra i 50.000 euro e 75.000 euro) consegua l’applicazione di un tasso di interesse parametrato sull’Euribor a 1 mese, oltre a 5,90 punti percentuali di spread.
  • Polizze: anche in questa occasione ricordiamo come il finanziamento Intesa Sanpaolo (e gli altri prestiti di questa o di altre banche) non siano necessariamente accompagnati da polizze assicurative. Le coperture sono pertanto da ritenersi esclusivamente accessorie, facoltative e non vincolanti per l’ottenimento di un finanziamento. Ne consegue che il consumatore potrà scegliere se sottoscrivere o meno una polizza assicurativa con la banca, o sottoscriverla o meno con altri operatori presenti sul mercato.
  • Interessi di mora: nel caso in cui vi siano dei ritardi di pagamento, saranno addebitati al consumatore degli interessi di mora pari al tasso di interesse applicato già al finanziamento, maggiorato di 2 punti percentuali.
  • Altri costi: nell’ipotesi di mancato pagamento, verranno applicate al consumatore spese del 10% del credito vantato per solleciti telefonici, 15% del credito vantato per spese recupero crediti diversi da quelli telefonici, 25,82 euro di commissioni per la risoluzione o per la decadenza del beneficio del termine, 2,58 euro per l’addebito diretto insoluto, spese legali per il recupero del credito a seconda delle tariffe professionali vigenti al momento dell’incarico.

Segnaliamo infine come il finanziamento sia accompagnato dall’opzione Posticipo Rata, che permette al cliente dell’istituto di credito di poter posticipare il pagamento di una rata in caso di temporanea difficoltà. Si tenga conto che il numero complessivo di rate posticipabili con l’opzione di flessibilità coincide con la durata originaria del prestito in anno, meno uno. Pertanto, se il finanziamento è, ad esempio, contratto per 4 anni, il numero massimo di rate posticipabili sarà pari a 3.

Prestiti Intesa Sanpaolo Prestito In Tasca

Oltre alla principale forma di prestito personale già accennata nelle righe che precedono, Intesa Sanpaolo possiede ottime forme alternative di linee di credito piuttosto flessibili. Cominciamo, in questa breve rassegna, dal Prestito In Tasca, una linea di credito per gli acquisti personali e familiari, da utilizzare un pò per volta a seconda delle proprie esigenze, anche future. Sancito il plafond che si avrà a disposizione, sarà dunque il cliente a scegliere gli importi dei prestiti – anche di dimensioni ridotte – in linea con le necessità finanziarie che si manifestano.

La linea di credito In Tasca può essere valorizzata per importi massimi di 5.000 euro, e può essere fruita per durate comprese tra i 12 e i 48 mesi. Si noti come le spese di istruttoria del prestito e le commissioni di incasso rata siano fortunatamente pari a zero. Gli unici costi (oltre all’imposta di bollo per l’attivazione di ogni prestito erogato, nella misura in vigore al momento dell’erogazione stessa) sono relativi alle commissioni per l’invio di documenti cartacei, ai sensi di legge, pari a 0,70 euro.

Prestiti Intesa Sanpaolo Prestito Giovani

Come intuibile, il Prestito Giovani di Intesa Sanpaolo è un finanziamento dedicato per i clienti con meno di 35 anni: a costoro l’istituto di credito riserva qualche opzione di flessibilità aggiuntiva. Per quanto concerne le principali caratteristiche, l’importo massimo del finanziamento è pari a 30 mila euro, la durata massima del piano di rimborso è stabilita in 10 anni, l’opzione posticipo rate è sempre garantita (sarà possibile rimandare il pagamento della rata, in base alla durata del prestito). È inoltre possibile personalizzare il prodotto con l’inclusione di una copertura assicurativa che tutelerà contro il rischio di non poter rimborsare il finanziamento nei modi e nei tempi concordato, per infortuni, malattie o perdite involontarie del proprio posto di lavoro.

Prestiti Intesa Sanpaolo Servizio Monorata

Il Servizio Monorata, come intuibile, è il prestito di Intesa Sanpaolo dedicato al consolidamento dei debiti. Se pertanto si hanno in corso più prestiti in più istituti di credito, Servizio Monorata permetterà di inglobarli in un unico prestito dell’importo massimo di 75 mila euro e della durata fino a 10 anni. Anche in questo caso, è possibile abbinare al finanziamento l’opzione di posticipo rate, e la polizza di protezione del prestito contro infortuni, malattie e perdita del posto di lavoro. È inoltre possibile cambiare l’importo della rata durante il finanziamento, a seconda delle proprie mutate esigenze.

Come saperne di più

Per poterne sapere di più sui finanziamenti Intesa Sanpaolo, vi consigliamo di consultare il sito internet intesasanpaolo.com o recarvi in una qualsiasi agenzia della banca. Se invece volete esprimere la vostra opinione sui prodotti di questa banca o volete comunicarci qualcosa sugli stessi, potete utilizzare lo spazio dei commenti!

Mps, archiviazione “record” per gli ex manager: ora il futuro è più vicino?

Se non è un record, poco ci manca: dopo poco più di una decina di giorni, infatti, la procura di Milano ha depositato la richiesta di archiviazione nei confronti dell’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Fabrizio Viola, e dell’ex presidente del consiglio di amministrazione, Alessandro Profumo: i due, lo scorso 19 agosto, erano infatti stati iscritti tra gli indagati con le ipotesi di reato di falso in bilancio e manipolazione del mercato, per una presunta rappresentazione scorretta delle operazioni dei “noti” derivati Alexandria e Santorini, nei bilanci d’esercizio 2011 – 2014. Una vicenda ora chiusa (almeno per i due manager) e che, forse, rende più vicino il futuro di risanamento della banca.

Che cosa conteneva l’indagine

L’indagine ai danni di Viola e Profumo era inerente, come sopra anticipato, la non corretta contabilizzazione di due strumenti derivati, veicoli precedentemente oggetto di “ristrutturazione” per poter nascondere perdite dal bilancio di Monte dei Paschi di Siena. L’indagine, partita da un esposto di un’azionista, ha tuttavia trovato un muro – lampo, visto e considerato che (secondo quanto suggerisce Reuters) è stata già proposta l’archiviazione per tali accuse, su cui ora dovranno esprimersi (ovvero, accettare la richiesta di archiviazione, o respingere) i giudici milanesi.

Perchè si va verso l’archiviazione

Per comprendere per quali motivi si stia arrivando a una rapida archiviazione, è sufficiente leggere quanto sta emergendo ora a mezzo stampa. Pare infatti che la procura milanese abbia chiesto l’archiviazione per la estrema difficoltà nel ravvisare il dolo, considerato che il riferimento ai derivati era stato comunque inserito più volte all’interno delle note integrative dei bilanci d’esercizio Mps negli anni oggetto di indagine e di contestazione da parte degli analisti.

In aggiunta a quanto sopra, la procura ha ricordato come l’attività istruttoria abbia evidenziato come tutti i soggetti di vigilanza interessati fossero già stati portati a conoscenza della natura dei contratti, in grado di rappresentare uno dei principali pilastri dell’operazione di ristrutturazione dei due veicoli, compiuta nel 2009 con Nomura (per il derivato Alexandria) e nel 2008 con Deutsche Bank (per il derivato Santorini). Entrambi i contratti sono poi stati chiusi con transazioni dirette con le controparti.

Insomma, come peraltro già preannunciato da Viola e da Profumo nella stessa giornata di formalizzazione delle indagini, l’operato dei due manager sarebbe stato sostanzialmente corretto.

Futuro più vicino?

A questo punto, è anche lecito ritenere che, effettivamente, tale archiviazione da record potrà agevolare il futuro dell’istituto di credito e le capacità di manovra del suo attuale amministratore delegato, impegnato a condurre in porto il terzo aumento di capitale nel corso degli ultimi tre anni, dopo aver già esaurito la spinta dei primi due (per 8 miliardi di euro). L’archiviazione toglie infatti un chiaro elemento di negatività sull’orbita del manager, e potrebbe permettere a Viola di poter agire con maggiore sicurezza e, soprattutto, presentando un biglietto da visita più trasparente.

Per quanto concerne l’operazione di incremento di capitale, utile per ripatrimonializzare la società dopo la cessione di crediti inesigibili per oltre 9 miliardi di euro, la transazione dovrebbe essere conclusa nel corso del mese di novembre per un importo vicino ai 5 miliardi di euro. Rispettare le tempistiche è quanto mai importante, dopo il via libera da parte delle istituzioni europee, e un eventuale passo falso o un sostanziale rallentamento porterebbe nuove ombre sul cielo senese, già faticosamente rischiarato dopo le ultime settimane.

Continueremo a seguire la vicenda, evidentemente rilevante non solamente per il destino dell’istituto di credito toscano quanto per l’intero sistema bancario italiano, anche nel corso dei prossimi giorni.

Apple, la maxi sanzione fa litigare Unione Europea e Stati Uniti

Dopo una lunga sessione di valutazioni, Bruxelles ha comminato ad Apple una maxi sanzione da 13 miliardi di euro per l’accordo fiscale non legittimo, siglato con l’Irlanda: una sanzione che punta a compensare – secondo le ambizioni dell’Unione Europea – le imposte che la società di Cupertino non avrebbe regolarmente pagato agli Stati UE in cui operava e opera, a causa di un’intesa siglata con Dublino, e utile per sostenere un carico fiscale pressochè irrisorio non solamente nei confronti della pressione fiscale media dell’UE, quanto anche nei confronti della già “scontata” pressione fiscale che avrebbe subito in Irlanda.

Ma cosa è accaduto realmente? Cerchiamo di spiegarlo in maniera semplice, svelando alcuni retroscena di una vicenda che sembra essere ben lungi dall’esaurirsi.

Cosa ha combinato Apple, in breve

Senza dilungarci in tecnicismi, possiamo ricordare come Apple (e non solo lei) abbia avuto l’abitudine di fatturare i propri ricavi come servizi erogati nei confronti di una propria società irlandese, pagando dunque le tasse a Dublino e non, ad esempio, in Italia. Una sorta di “esterovestizione” che è stata al centro di una lunga serie di critiche e di attenzioni da parte delle autorità fiscali nazionali, e che – per aspetti collegati – è poi salita sulle scrivanie di Bruxelles e, più precisamente, in quella del commissario alla concorrenza, Margrethe Vestager.

La reazione degli Stati Uniti

Pronta è stata la reazione degli Stati Uniti, che già nelle scorse settimane avevano sostanzialmente cercato di influenzare la decisione comunitaria lasciando intendere – e nemmeno troppo velatamente – che un’eventuale sanzione comminata ad Apple avrebbe potuto disaffezionare altre società statunitensi dal porre in essere operazioni di investimento sull’Europa.

Cosa c’è dietro

In realtà, la preoccupazione degli Stati Uniti sembra essere un’altra, e non è certo legata al timore che possano esservi freni agli investimenti intercontinentali (anzi). Gli States sanno infatti molto bene quanto siano “pericolosi”, per le finanze di Washington, i business intrapresi dalle proprie società al di fuori dei confini nazionali: pericolosi poichè, nelle more di una disciplina più “morbida”, le grandi corporate a stelle e strisce sono pressochè disinteressate a dirigere i propri fatturati, margini e utili europei in madre patria, a causa dell’elevata tassazione che subirebbero nel ritorno in sede USA.

In aggiunta a quanto sopra, può essere utile ricordare come, in realtà, la storia recente non sembra supportare i timori statunitensi: è ancora negli occhi la maxi multa ricevuta da Microsoft (all’epoca, il commissario alla concorrenza era ancora Mario Monti), che non generò tuttavia una regressione degli investimenti statunitensi di alta tecnologia all’interno dei confini comunitari.

Cosa accadrà ora

La vicenda, come sopra anticipato, non sembra essere finita qui. Cominciamo con il ricordare, infatti, che Bruxelles non ha competenze sul fisco nazionale. Il che significa, in altri termini, che le modalità di un potenziale recupero, e l’azione retroattiva, dipenderà dalle singole legislazioni. In secondo luogo, bisogna ricordare come l’Irlanda, sulla base delle regole comunitaria, abbia ora fino a 4 mesi di tempo per poter presentare a Bruxelles un piano di recupero dei 13 miliardi di euro contestati dall’Unione Europea, che potrebbero però essere prorogati – anche in misura significativa – nel caso in cui nel contesto dovessero subentrare altri player internazionale (sia sufficiente pensare che in Irlanda venivano contabilizzati anche dei profitti extra europei, e che dunque anche Paesi non UE potrebbero intervenire).

Anche alla luce di quanto sopra, non è ancora chiaro a chi finirebbero i 13 miliardi di euro di imposte recuperate. L’Unione Europea dovrebbe infatti metterli a disposizione dei Paesi in cui opera Apple (Italia compresa), che quindi andrebbero a spartirsi questa gradita torta… ma sarà così?

I prestiti online di Banca Sella

banca sellaDa tutti i report e le ricerche di mercato, specialmente in tempi di crisi, si evince che al di là di tutte le difficoltà, il cittadino italiano è un bravo risparmiatore. Questo vuol dire che, nella media, le famiglie dei nostri compatrioti riescono sempre a riservare una piccola parte del proprio patrimonio per affrontare eventi non previsti che prevedono una spesa che va oltre le possibilità finanziarie immediate. Leggi tutto “I prestiti online di Banca Sella”

Pil Americano e Fed: forse a settembre il rialzo dei tassi

trading-online-borsa[1]In queste calde giornate di agosto non mancano certo le news di grande interesse per quel che riguarda il mondo della finanza. In queste ore l’agenzia Moody’s ha rivisto al ribasso i dati relativi al pil americano per il 2016, a +1,7% dal +2,0% stimato in precedenza.

Secondo l’agenzia di rating Moody’s è probabile che la Fed tornera’ ad aumentare i tassi di interesse entro la fine dell’anno. Questo, ovviamente, non esclude che ciò possa avvenire anche prima, come sembrano far intendere le tante “voci di corridoio” che ipotizzano un aumento dei tassi già a Settembre. Leggi tutto “Pil Americano e Fed: forse a settembre il rialzo dei tassi”

Aumentano gli stipendi, ma si allunga il rinnovo del contratto

Aumentano gli stipendi, si allunga il rinnovo del contratto

Secondo i dati Istat gli stipendi dei lavoratori sono aumentati. Si tratta di un incremento nel mese di Giugno di soli 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente, ma dello 0,7% se le retribuzioni di Giugno 2016 vengono confrontate con quelle di dodici mesi prima.

Andando più nello specifico, i dipendenti pubblici non hanno goduto di alcun aumento, dal momento che la contrattazione per le loro retribuzioni è attualmente sospesa. Gli stipendi dei dipendenti privati sono aumentati dello 0,6% nell’industria e di 1,1 punti percentuali nel settore dei servizi privati.

In testa alla classifica dei settori con l’aumento maggiore troviamo il reparto tessile, della lavorazione delle pelli e della seta, con un aumento degli stipendi di 3,4 punti percentuali. Seguono il settore commerciale, con un incremento del 2% ed il settore dell’energia elettrica, con un aumento delle retribuzioni dell’1,9%.

I dati non sono favorevoli, invece, per i settori dello smaltimento rifiuti e della gestione delle acque: gli stipendi hanno subito un ribasso di 0,1 punti percentuali, controcorrente rispetto alle retribuzioni degli altri settori.

Nonostante i dati circa gli stipendi dei lavoratori siano positivi, una nota negativa è sempre presente: l’aumento degli stipendi è affiancato da un allungamento del tempo necessario per rinnovare il proprio contratto lavorativo, un’attesa che ha toccato il massimo nel settore pubblico con ben 78 mesi per ottenere un contratto a tempo indeterminato, partendo da una situazione lavorativa a tempo determinato.

Svimez: il Sud è di nuovo in crescita

Svimez: Sud in crescita

Dopo tanti anni difficili e di economia in decrescita, il Sud torna finalmente a crescere. A confermarlo sono i dati Svimez, che anticipano il rapporto ufficiale dell’economia del Mezzogiorno: nell’anno 2015 il Pil del Sud Italia è aumentato di un punto percentuale, superando l’aumento del resto dell’Italia, che si è fermato allo 0,7%.

Si tratta di un dato che lascia tutti un po’ sorpresi, dal momento che negli ultimi anni i dati di crescita delle regioni meridionali sono sempre stati inferiori rispetto a quelli delle regioni del Nord Italia e spesso sono stati anche negativi. Il 2015 è stato invece un anno positivo per il Sud, che finalmente ha ritrovato la strada giusta per un rilancio della sua economia e quindi dell’economia della nostra Nazione.

Svimez spiega la crescita del Sud con una concomitanza di fattori che si sono verificati contemporaneamente, condizioni che non è detto si ripetano anche in futuro, almeno in questi termini. In primis un’annata agricola molto favorevole, che ha contribuito agli introiti provenienti dal settore primario. A questo si aggiunge il maggior utilizzo dei fondi pubblici 2007-2013 per le opere turistiche, fondi che le regioni avrebbero dovuto restituire se non fossero stati correttamente impiegati. L’utilizzo dei fondi ha trovato poi una situazione turistica molto favorevole, dettata dalla crisi in area Mediterranea e dalla scelta di molti viaggiatori di optare per l’Italia come meta.

Alla crescita del Mezzogiorno hanno sicuramente contribuito anche il Job Act e l’aumento delle esportazioni di 0,4 punti percentuali. I consumi delle famiglie sono aumentate dello 0,7%, mentre nel complesso i consumi sono aumentati di 0,3 punti percentuali.

Credit Suisse torna in utile

Credit Suisse torna in utile

Credit Suisse torna sulla retta via e chiude il secondo trimestre del 2016 con un risultato positivo. Il secondo trimestre ha consentito all’istituto di credito svizzero di generare un utile di 199 milioni di franchi svizzeri, risultato dovuto soprattutto all’ottimo lavoro di taglio dei costi superflui.

Il secondo trimestre del 2016 ha consentito a Credit Suisse di recuperare, almeno in parte, il risultato ampiamente negativo dei primi tre mesi dell’anno, durante i quali l’istituto di credito svizzero ha registrato una perdita di 484 milioni di franchi.

Sebbene il risultato del secondo trimestre sia stato positivo, esso continua a mostrare le attuali difficoltà della banca: se confrontato con i risultati finanziari di dodici mesi prima, infatti, si nota la netta differenza di utile, con un guadagno di ben 1,66 miliardi di franchi svizzeri nel secondo trimestre del 2015 contro i soli 199 milioni di quest’anno.

Credit Suisse è stata in grado di sbalordire gli analisti, secondo i quali l’istituto di credito avrebbe dovuto registrare perdite pari a circa 37 milioni di franchi, una previsione basata sui costi necessari per l’attuale ristrutturazione in corso nella gestione delle spese.

Analizzando nel complesso i dati relativi ai primi sei mesi del 2016, il fatturato totale di Credit Suisse è stato di 9,7 miliardi di franchi, calato rispetto al fatturato dello scorso anno di 13,6 miliardi. I primi sei mesi dell’anno si chiudono con una perdita di 285 milioni di franchi, un risultato molto negativo se confrontato con i 3,1 miliardi di utile lordo del primo semestre del 2015.

Sono calati i costi delle spese di gestione dell’azienda: 4,937 miliardi nel secondo trimestre, con una riduzione del 6%, e 9,9 miliardi nell’intero semestre, con una riduzione di 400 milioni rispetto allo scorso anno.

Peugeot punta al primato in Italia

Peugeot punta al primato in Italia

Il gruppo Peugeot ha degli obiettivi molto ambiziosi, fra i quali rientra anche l’Italia. La società PSA, Peugeot – Citroen, punta ad ampliare sempre di più il suo mercato delle auto in Europa e ad entrare con maggior forza nel mercato del Nord America e della Cina.

Per quanto riguarda il mercato Italiano, l’obiettivo della Peugeot è diventare il leader del settore, superando per vendite gli attuali concorrenti. Al momento il gruppo Peugeot si attesta al terzo posto della classifica per vetture vendute, come dichiarato da Massimo Roserba, direttore generale del gruppo PSA Italia. Dalle parole del nuovo direttore generale emerge che il gruppo Peugeot in Italia è il terzo per vendite, grazie al suo 9,5% del mercato totale della Penisola.

L’obiettivo del gruppo è molto chiaro, ma bisognerà lavorare molto per ottenerlo: diventare entro il 2020 la prima casa automobilistica straniera per numero di vetture immatricolate nel mercato Italiano.

Il mercato delle auto nuove è attualmente in crescita ed è superiore rispetto alla compravendita di vetture usate. Questo potrebbe essere un elemento a favore del progetto della Peugeot.

Entro la fine dell’anno la società dovrebbe presentare le nuove vetture della seconda serie della Peugeot 3008. Fra gli altri progetti dell’azienda in dirittura di arrivo ci sono quattro vetture elettriche. In cantiere, invece, c’è la progettazione di automobili ibride, dotate di motore a benzina e su cui il team Peugeot sta lavorando alacremente.

Sale l’indice fiducia consumatori della Germania

Sale l'indice fiducia consumatori Germania

L’indica fiducia consumatori della Germania per il mese di Agosto cresce rispetto a quanto previsto dagli analisti di mercato e si attesta ad un valore di 10. L’incremento rispetto alle stime degli analisti è stato di 0,1 punti ed ha quindi superato la previsione del valore di 9,9.

Nonostante il risultato migliore di quanto previsto, l’indice fiducia consumatori della Germania è sceso rispetto a quello di Luglio (10,1), perdendo 0,1 punti. Il motivo principale di questo calo, seppur lieve, è la vittoria del SI al referendum della Gran Bretagna. L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, infatti, ha fatto perdere ai consumatori fiducia nelle possibilità di crescita dell’economia tedesca.

Per calcolare l’indice fiducia consumatori sono stati intervistati, dal gruppo di analisi tedesco Gfk, circa duemila persone, alle quali è stato chiesto di esprimere il loro parere sulle possibilità di crescita dell’economia tedesca nei prossimi mesi. Dalle loro risposte si evince che i consumatori tedeschi ritengono che l’economia della Germania possa tranquillamente crescere nei prossimi mesi, ma ad un ritmo rallentato a causa dell’instabilità attuale del mercato causata dalla vittoria della Brexit.

Gli analisti di mercato erano stati ancora più cauti ed avevano previsto un indice di fiducia dei consumatori per il mese di Agosto di 9,9, mentre i consumatori sono stati più generosi, facendo attestare l’indice definitivo al valore di 10.